PUGLIA
Quattro migranti bruciati vivi in Calabria, l'Italia affronta lo sfruttamento
Un omicidio in una stazione di servizio riaccende il dibattito sullo schiavismo agricolo nel Sud. La Puglia conosce bene il sistema.
Francesca Lazzari783 wordsEdition №5venerdì 5 giugno 2026 — Edizione № 5

Quattro migranti che lavoravano come raccoglitori di frutta sono stati trovati bruciati a morte lunedì in un furgone parcheggiato in una stazione di servizio ad Amendolara, in Calabria. Secondo quanto riportato da France 24 e dal New York Times, gli uomini erano vittime di un sistema di traffico di manodopera criminale, costretti a lavorare in condizioni di schiavitù. L'omicidio ha riacceso il dibattito nazionale sullo sfruttamento dei migranti nel Sud Italia.
Le autorità italiane stanno indagando sulla morte come caso di omicidio. France 24 ha descritto le condizioni di lavoro come "simili alla schiavitù", mentre il New York Times ha sottolineato il ruolo del traffico criminale di manodopera. Non è ancora chiaro chi abbia appiccato l'incendio o per quale motivo, ma la morte di quattro uomini in un furgone suggerisce un atto deliberato e violento.
La Calabria, come la Puglia, è una regione dove il sistema di sfruttamento agricolo è radicato. Raccoglitori di frutta e verdura — spesso migranti — lavorano in campi sotto il controllo di intermediari criminali, ricevendo salari miseri e vivendo in baracche senza servizi. La morte di questi quattro uomini non è un incidente isolato, ma il sintomo più visibile di una pratica diffusa nel Meridione italiano.
