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CALABRIA

Londra e Parigi: l'accordo sui migranti scade a ottobre

Il patto 'uno dentro, uno fuori' sulla Manica termina mentre il Mediterraneo rimane la rotta più mortale d'Europa

Saverio Gallo961 wordsEdition №27venerdì 26 giugno 2026 — Edizione № 27

L'accordo 'uno dentro, uno fuori' sulla migrazione attraverso la Manica tra il Regno Unito e la Francia dovrebbe terminare a ottobre, secondo i rapporti dei media francesi riportati dal Guardian. I termini dell'accordo permettevano ai richiedenti asilo che arrivavano nel Regno Unito in piccole imbarcazioni di essere rimpatriati forzatamente in Francia, in cambio di altri che in Francia non avevano tentato la traversata.

La scadenza dell'accordo arriva mentre l'Europa affronta una crisi migratoria ricorrente e il Mediterraneo rimane la rotta più mortale del continente. La Calabria, con i suoi 738 chilometri di costa, rimane uno dei principali punti di arrivo per i migranti che fuggono da conflitti e povertà in Africa, Medio Oriente e Asia.

La fine dell'accordo franco-britannico non cambierà direttamente le rotte mediterranee, ma segnala un indebolimento della cooperazione bilaterale su un tema che continua a dividere l'Europa. Mentre Londra e Parigi negoziavano il loro patto, il Mediterraneo ha continuato a ingoiare vite — e la Calabria ha continuato a ricevere i sopravvissuti e a gestirne l'accoglienza con risorse limitate.

L'accordo era stato pensato come un meccanismo per ridurre gli incentivi a tentare la traversata, scoraggiando chi sperava di raggiungere il suolo britannico.

Mentre i media europei si concentrano sulla Manica, il Mediterraneo continua a registrare decine di morti ogni settimana.

La Calabria conosce bene il costo umano della migrazione. Gli sbarchi a Reggio Calabria, Crotone e nelle spiagge della costa ionica non sono notizia in Europa finché non diventano crisi — quando un barcone affonda, quando i numeri salgono improvvisamente, quando le immagini raggiungono i media internazionali. Ma la realtà quotidiana è che centinaia di persone arrivano ogni mese, spesso traumatizzate, sempre bisognose di cure mediche, cibo, alloggio e orientamento legale.

Il modello di Riace, il piccolo comune calabrese che ha accolto i migranti come risorsa piuttosto che come problema, è stato celebrato dai media internazionali come un'alternativa alla criminalizzazione. Ma Riace è un'eccezione, e la sua storia — il suo sindaco Domenico Lucano è stato processato e condannato per traffico di migranti, accuse che ha sempre negato e che rimangono controverse — illustra le tensioni che attraversano il dibattito italiano sulla migrazione.

Mentre il Regno Unito e la Francia discutono di accordi bilaterali, l'Italia affronta il problema in modo diverso. Non ha un accordo per rimpatriare i migranti dalla Calabria in un altro paese europeo. Ha invece il porto di Gioia Tauro, dove le navi delle ONG scaricano i migranti soccorsi nel Mediterraneo. Ha centri di accoglienza, molti gestiti da organizzazioni religiose e no-profit, spesso sottofinanziati. Ha una popolazione locale che è divisa tra chi vede i migranti come una responsabilità umanitaria e chi li vede come una minaccia economica.

La questione migratoria in Calabria è inseparabile dalla criminalità organizzata. La 'Ndrangheta ha una lunga storia di coinvolgimento nel traffico di migranti — non sempre come trafficanti, ma spesso come controllori del territorio che tassano chiunque passi attraverso le loro zone. Gli investigatori internazionali hanno documentato come le reti criminali calabresi si colleghino ai trafficanti in Libia, Tunisia e Turchia. La migrazione non è solo un fenomeno umanitario o economico in Calabria; è anche una questione di sicurezza.

Papa Leone XIV ha utilizzato una visita sabato in onore di Santa Francesca Saverio Cabrini, la prima santa americana e patrona degli immigrati, per lanciare il suo ultimo appello a favore dei migranti, chiedendo ai cattolici di sostenerli. È un messaggio che risuona in Calabria, dove la Chiesa cattolica rimane una delle principali istituzioni che fornisce accoglienza e assistenza ai migranti. Ma il messaggio papale, per quanto importante simbolicamente, non affronta le sfide pratiche che i comuni calabresi affrontano quando devono fornire servizi a persone che arrivano senza documenti, senza risorse, spesso traumatizzate.

La Calabria riceve migranti non perché abbia scelto di farlo, ma perché è il punto più vicino all'Africa. Non riceve finanziamenti proporzionali al numero di persone che accoglie. I comuni costieri, da Reggio a Crotone, si trovano a gestire crisi umanitarie con bilanci già stirati. Le scuole devono integrare bambini che non parlano italiano. Gli ospedali devono fornire cure a persone che arrivano con ferite da tortura, malnutrizione, malattie infettive. I servizi sociali devono trovare alloggio e orientamento legale.

L'accordo franco-britannico sulla Manica, per quanto controverso, rappresentava almeno un tentativo di condividere responsabilità tra due paesi. In Europa, non esiste un accordo equivalente che condivida il carico della migrazione mediterranea tra l'Italia e gli altri Stati membri. L'Italia riceve i migranti, li accoglie (per lo più), e poi si aspetta che rimangono, perché nessun altro paese europeo li vuole. Alcuni si muovono verso il Nord, verso la Francia, la Germania, la Svizzera, ma molti rimangono nel Sud italiano, dove le opportunità economiche sono scarse e la xenofobia è talvolta alta.

La fine dell'accordo sulla Manica potrebbe portare a un aumento delle traversate, o potrebbe portare a nuovi accordi. Ma per la Calabria, il problema rimane strutturale: è una regione povera, con infrastrutture deboli, che riceve un flusso costante di persone vulnerabili. Senza un sistema europeo di condivisione equa della responsabilità, il fardello continuerà a ricadere su di lei.

Quello che accade a Londra e Parigi sulla Manica ha un eco lontano ma reale sulle spiagge calabresi. Ogni accordo che riduce le rotte europee settentrionale tende a concentrare il flusso verso Sud. Ogni politica che criminalizza la migrazione in un paese europeo tende a spingere più persone verso le rotte più pericolose. E il Mediterraneo, che già è una tomba, rimane il corridoio principale per chi non ha altre scelte.

La Calabria non aspetta che l'Europa risolva il problema della migrazione. Continua a ricevere i migranti, a salvarli dal mare, a fornire loro rifugio. Ma lo fa con risorse insufficienti, con poco sostegno europeo, e con una popolazione che è stanca di portare il peso da sola.

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