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OPINION

Il papa e il confine: cosa dice davvero il Vaticano sulla migrazione

La Redazione219 wordsEdition15domenica 14 giugno 2026 — Edizione № 15

Nelle Isole Canarie, il papa ha visto quello che l'Italia conosce da decenni: il Mediterraneo come confine mortale. Secondo il Washington Post, durante la sua visita in Spagna ha difeso i migranti e al contempo suggerito loro di riconsiderare i viaggi, articolando quello che la stampa internazionale descrive come una posizione più completa sulla migrazione. Non è una contraddizione, ma una distinzione che il mondo esterno all'Europa stenta a cogliere.

La copertura straniera dell'Italia ha a lungo rappresentato il paese come diviso tra una retorica di accoglienza e una pratica di respingimento. In realtà, il dibattito è più profondo: riguarda il diritto legittimo di una nazione di gestire i propri confini e al contempo il dovere morale di non abbandonare chi fugge dalla disperazione. Il Vaticano, nella sua nuova formulazione, non nega nessuno dei due principi. Riconosce, invece, che il viaggio stesso è il pericolo.

Ciò che sfugge ai commentatori internazionali è che questa posizione non è una sconfitta dell'umanitarismo, ma il suo compimento maturo. Proteggere un confine non significa chiudere il cuore. Significa ammettere che le rotte clandestine uccidono, che i trafficanti arricchiscono sulla disperazione, che il diritto d'asilo esiste ma non può essere raggiunto attraverso il martirio. Il papa parla di diritti legali, di accoglienza rispettosa, di approccio umano. Non parla di fortezze. Ma nemmeno di illusioni.

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