MOLISE
Dieci corpi nel Mediterraneo, il Molise conta i suoi assenti
Un barcone affondato al largo di Malta riporta alla luce il costo umano della rotta migratoria. La regione più vuota d'Italia guarda il mare che svuota anche l'Europa.
Antonio Petrella799 wordsEdition №9lunedì 8 giugno 2026 — Edizione № 9

La Guardia costiera italiana ha recuperato dieci corpi dopo il naufragio di un barcone al largo di Malta nella giornata di domenica. Secondo il Guardian, il natante era partito dalla Libia trasportando circa sessanta persone; quarantotto sono state soccorse vive. Al Jazeera riferisce che almeno novecentonovanta rifugiati e migranti hanno perso la vita quest'anno tentando la traversata del Mediterraneo.
Il naufragio accade mentre l'Italia rimane il principale punto di arrivo della rotta mediterranea, e mentre il dibattito europeo sulla migrazione si irrigidisce. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha dichiarato al New York Times che l'Europa deve forgiare una nuova alleanza militare congiunta e assumersi maggiore responsabilità della propria sicurezza — una affermazione che tocca anche il controllo delle frontiere marittime.
Nel Molise, regione di duecentottantanovemila abitanti dove l'emigrazione ha svuotato i paesi per generazioni, il notizia del naufragio arriva come eco di una storia già scritta. Non sono migranti in arrivo che preoccupano questa regione, ma cittadini in partenza: giovani che lasciano i tratturi e i campi per cercare lavoro altrove, dentro l'Europa o oltre.
Nel Molise, regione di duecentottantanovemila abitanti dove l'emigrazione ha svuotato i paesi per generazioni, la notizia del naufragio arriva come eco di una storia già scritta.
La rotta mediterranea è diventata negli ultimi anni uno dei simboli della crisi migratoria europea. Reuters e le agenzie internazionali hanno documentato come i naufragi si ripetono con frequenza tragica, spesso in acque controllate da paesi dell'Unione europea. L'Italia, che ospita i principali porti di sbarco, ha visto negli anni una crescente pressione politica per limitare gli arrivi.
Ma il Molise conosce un'altra migrazione, quella silenziosa e legale. Negli ultimi due decenni, decine di migliaia di molisani hanno lasciato la regione verso il Nord Italia, l'Europa centrale, o oltre oceano. I dati demografici mostrano un declino costante: la regione perde abitanti ogni anno, con un tasso di natalità tra i più bassi del paese e un'età media che continua a salire.
La provincia di Campobasso, capoluogo della regione, ha visto negli ultimi dieci anni una contrazione della popolazione giovanile particolarmente accentuata. I giovani che potrebbero lavorare nei campi, nelle piccole fabbriche, nei servizi, scelgono invece di partire. Non fuggono da guerre o persecuzioni, ma da una economia che non offre prospettive.
Il contrasto è stridente. Mentre il mondo guarda ai migranti che affrontano il Mediterraneo, il Molise affronta il suo proprio esodo. I paesi interni della regione, costruiti lungo i tratturi storici — le antiche vie della transumanza che collegavano i pascoli montani alle pianure — si svuotano di abitanti. Alcune comunità hanno perso il quaranta, il cinquanta percento della loro popolazione in due generazioni.
La stampa internazionale ha cominciato a notare questo fenomeno. Negli ultimi anni, il Guardian, il New York Times e altre testate hanno pubblicato reportage sul declino demografico del Sud italiano, sulla fuga dei giovani, sugli schemi di 'pay-you-to-move-here' — programmi con cui sindaci disperati offrono soldi a chi accetta di trasferirsi nei loro paesi. Il Molise è spesso citato come caso estremo di questo abbandono.
La differenza tra chi arriva dal mare e chi parte via terra racconta una storia più profonda dell'Europa contemporanea. I migranti che affrontano il Mediterraneo cercano accesso a un'economia che funziona, a diritti che non hanno, a sicurezza. I molisani che partono cercano la stessa cosa, ma dentro il continente che li ha generati.
Il naufragio di domenica ha causato dieci morti. Nel Molise, la morte non è drammatica e visibile come un naufragio, ma quotidiana e invisibile: è la chiusura di una scuola per mancanza di studenti, la dismissione di una linea ferroviaria, l'ultimo negozio che abbassa la serranda perché non ci sono più clienti.
La risposta europea alla migrazione si concentra su controlli, rimpatri, accordi con paesi terzi. Il ministro Crosetto parla di alleanze militari. Ma nessuna strategia europea affronta il fatto che il continente stesso genera emigrazione interna, che le sue regioni periferiche si svuotano mentre le capitali e i grandi centri si affollano.
Il Molise rimane una delle regioni meno visibili d'Italia, spesso oggetto di una battuta nazionale: 'Il Molise non esiste'. Ma esiste abbastanza per sapere che i suoi abitanti, quando possono, se ne vanno. E quando rimangono, rimangono in una regione dove l'economia agricola tradizionale convive con progetti di energia eolica, dove i paesi medievali si trasformano in musei viventi per turisti che arrivano da fuori, dove la popolazione invecchia e i servizi si riducono.
Il naufragio nel Mediterraneo è una tragedia acuta. Il declino del Molise è una tragedia cronica, meno visibile, meno urgente per i telegiornali internazionali, ma non meno reale per chi la vive. Entrambe raccontano di un'Europa che non sa come trattenere i suoi abitanti — né quelli che arrivano dal sud, né quelli che partono dal suo interno.
Filing from Campobasso — yes, it exists.
