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OPINION

Milano, e la rabbia che non si spiega con una parola

La Redazione352 wordsEdition №155lunedì 19 ottobre 2026 — Edizione № 155

Il Guardian ha scelto una formula che vale la pena leggere due volte: le proteste per il costo della casa e della vita «si sono estese» dall'Italia al Portogallo, come se si trattasse di un fronte meteorologico. Le Monde parla di un secondo giorno di scontri a Milano e ricorda certe scene di caos e saccheggi viste a Parigi. La presidente del Consiglio, riferiscono entrambe le testate, ha convocato una riunione sulla sicurezza e ha parlato di teppisti che hanno strumentalizzato la marcia. È la lettura che ogni governo d'Europa sta dando di questa stagione: c'è una protesta legittima e poi ci sono i violenti che la occupano. Può anche essere vero. Ma non spiega perché la protesta esista.

Le nostre pagine hanno il compito di raccontare l'Italia come la vede il mondo, e il mondo, questa settimana, l'ha vista così: una città del Nord, ricca, laboriosa, che brucia cose per strada. La sorpresa dei corrispondenti stranieri non è la violenza in sé — ne hanno viste di peggiori altrove — ma il luogo. Milano è la cartolina dell'Italia che funziona, quella che nei reportage esteri tiene insieme moda, finanza e manifattura. Quando la cartolina prende fuoco, il racconto cambia di segno.

C'è poi un dettaglio che le cronache straniere colgono e che vale più di molte analisi: la simultaneità. Lisbona e Milano nello stesso fine settimana, Parigi e Madrid nelle settimane precedenti. Non è un'onda organizzata, ed è probabilmente inutile cercarne la regia. È piuttosto la prova che una generazione europea sta vivendo lo stesso scarto tra il reddito che entra e il tetto che sta sopra la testa. In Italia questo scarto ha una forma particolare: un patrimonio immobiliare enorme, spesso vecchio e in mano a chi lo eredita, e salari che non lo raggiungono più.

Non spetta a noi dire se la riunione sulla sicurezza produrrà qualcosa. Spetta a noi notare che la stampa internazionale, davanti a una città che si scontra, non chiede chi ha ragione ma quanto durerà. È una domanda che riguarda il paese intero, e che nessun decreto sull'ordine pubblico è in grado di chiudere.

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