LOMBARDIA
Max Mara e Prada dettano la linea: la moda milanese vista da fuori
Il Guardian legge la settimana della moda di Milano tra giacche coreografiche, gonne protagoniste e glamour non conformista
Beatrice Comolli662 wordsEdition №127sabato 26 settembre 2026 — Edizione № 127
La settimana della moda di Milano è al centro della copertura internazionale di questi giorni. Il Guardian ha dedicato ampio spazio a tre sfilate: Max Mara, che secondo il giornale britannico celebra le donne audaci con giacche coreografiche e pantaloni larghi, in omaggio al 'glamour non conformista' di Amelia Earhart e di altre pioniere.
Sulla stessa passerella, scrive il Guardian, c'erano cappotti ben tagliati, robusti stivali con tacco a blocco, camicie bianche impeccabili e capienti borse in pelle scamosciata. Il giornale sottolinea quello che deliberatamente non c'era: il valore shock.
Il Guardian ha seguito anche Prada, dove secondo il giornale le gonne sono protagoniste e i pantaloni e i vestiti restano fuori dal racconto principale. La combinazione creativa di Miuccia Prada con la designer belga Raf Simons, scrive ancora il Guardian, continua a produrre risultati per la casa di moda.
Completa il quadro la collezione Fendi firmata da Maria Grazia Chiuri, che il Guardian descrive piena di abiti diafani e reggiseni visibili, in omaggio a una figura che il giornale definisce 'l'incredibile femminista' degli anni Settanta.
Le tre sfilate, lette insieme, dicono qualcosa che va oltre l'abbigliamento. La stampa estera usa la settimana milanese come cartina di tornasole del soft power italiano: moda, design e stile come strumenti di influenza che non passano dai ministeri ma dalle passerelle.
Per la Lombardia questo non è un dettaglio mondano. Milano è la capitale economica del paese e la moda è una delle filiere che sostiene l'export regionale, insieme alla finanza, al design e alla manifattura avanzata. Quando il Guardian dedica tre pezzi alle sfilate milanesi, sta descrivendo un pezzo dell'economia lombarda.
Il linguaggio usato dal giornale britannico è interessante: parla di 'glamour non conformista', di pioniere, di figure femministe. È una lettura che colloca Milano in una tradizione di audacia creativa, non di lusso ostentato. È un posizionamento che le aziende del territorio coltivano da decenni.
Max Mara, secondo il Guardian, ha scelto di non scioccare. In un momento in cui molte case di moda cercano visibilità attraverso l'eccesso, la scelta di puntare su cappotti ben tagliati e stivali robusti è una dichiarazione di metodo: la qualità del taglio come argomento commerciale.
Prada, dal canto suo, continua a lavorare sulla gonna come elemento centrale. Il Guardian lo racconta come una formula personale di Miuccia Prada, ma è anche una scelta industriale: la gonna è un capo che si presta a molteplici varianti e a una produzione scalabile, cosa che interessa a chi compra.
Fendi porta a Milano una firma romana, Maria Grazia Chiuri, che il Guardian descrive come più libera rispetto al passato. Il giornale cita la sua dichiarazione secondo cui ha 'meno un'uniforme' da quando lavora nella sua città natale. È un dettaglio biografico, ma anche un segnale di come i grandi gruppi del lusso spostino i creativi tra le capitali.
Il telegrafo di oggi non offre dati economici sulla settimana della moda: nessuna cifra di ordini, nessun dato di affluenza, nessuna stima di indotto. Chi scrivesse di numeri starebbe inventando. La copertura estera disponibile è di carattere stilistico e culturale.
Questo limita ciò che si può dire, ma non svuota la notizia. La settimana della moda è uno degli appuntamenti in cui Milano viene raccontata al mondo dalla stampa internazionale, e il modo in cui viene raccontata ha un valore per la città e per la regione che la ospita.
Per i lettori stranieri de La Veduta, abituati a leggere l'Italia attraverso il debito pubblico, l'instabilità politica e le frontiere migratorie, la moda è una delle poche cornici in cui il paese appare come esportatore di gusto e non come problema. È una cornice che la Lombardia produce in proprio.
La redazione Lombardia seguirà la settimana della moda con lo sguardo che le compete: non le recensioni, ma ciò che la stampa estera scrive di Milano e cosa significa per un territorio che vive di export, fiere e attrazione di capitali. Per oggi, il materiale è quello che il Guardian ha pubblicato.
