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MOLISE

Milano avrà 500 soldati e i minori in cella: il Molise guarda da lontano

Il governo stringe sulla sicurezza dopo i disordini del Nord, mentre al Sud i camion restano fermi. Due Italie, due risposte.

Antonio Petrella1,180 wordsEdition №157mercoledì 21 ottobre 2026 — Edizione № 157

Il governo italiano invierà 500 militari a Milano e renderà più semplice detenere i minori dopo il fine settimana di disordini che ha lasciato oltre cento agenti di polizia feriti e negozi saccheggiati, secondo quanto riportano France 24 e il Guardian. Il consiglio dei ministri di martedì ha approvato un pacchetto di misure che include pene più severe per i manifestanti violenti e la responsabilità finanziaria dei genitori per i danni causati dai figli minorenni.

La stretta arriva dopo che le proteste contro il costo della vita e la crisi abitativa — già divampate in Francia, Spagna e Portogallo — hanno attraversato le Alpi e acceso le piazze italiane. Il Guardian ha raccontato manifestanti che si scontravano con la polizia e davano fuoco a proprietà a Milano, mentre a Lisbona centinaia di persone allestivano un campo tenda. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo il Guardian, ha parlato di una marcia 'strumentalizzata da teppisti'.

Il Molise, come sempre, è fuori dal quadro. Nessun soldato, nessun negozio di lusso da proteggere, nessuna piazza abbastanza grande da riempire un telegiornale. Ma la domanda che arriva da Milano — chi paga il malcontento, e chi lo controlla — è la stessa che questa regione si pone da decenni, in silenzio, con numeri che non fanno notizia: spopolamento, servizi che chiudono, giovani che partono.

La differenza è che qui il malcontento non ha mai preso fuoco. Non ci sono state barricate a Campobasso, né vetrine infrante a Termoli. C'è stata, piuttosto, una lenta ritirata: paesi che scendono sotto i cento abitanti, scuole chiuse, ambulatori accorpati. La rabbia del Nord si manifesta in piazza; quella del Sud interno si manifesta nell'assenza.

Il pacchetto di sicurezza approvato martedì dal consiglio dei ministri, secondo France 24, prevede lo schieramento di 500 soldati aggiuntivi a Milano, pene più severe per i manifestanti violenti e la possibilità per i genitori di essere ritenuti finanziariamente responsabili dei danni causati dai figli minorenni. The Local Italy riferisce che i ministri stavano valutando anche l'estensione della detenzione preventiva ai minori di 18 anni, con un periodo fino a 24 ore prima delle proteste.

La BBC ha inquadrato la stretta come risposta a proteste contro l'aumento dei costi che sono degenerate in scontri violenti. Il Guardian, in un'analisi pubblicata domenica, ha collocato Milano in una scia europea: da Parigi a Porto, da Tirana a Milano, manifestazioni violente hanno scosso il continente mentre i manifestanti chiedevano interventi su condizioni universitarie, tasse scolastiche, corruzione, costi degli alloggi e alto costo della vita.

The Local Italy, in un'analisi di martedì, si è chiesta chi ci fosse dietro la violenza e da dove venisse il malcontento, notando che la violenza di una piccola minoranza durante le proteste non è una novità. È una precisazione importante: la cronaca internazionale tende a trattare l'Italia come un luogo dove le cose accadono tutte insieme e tutte in modo drammatico, ma la realtà è più frammentata.

Il New York Times ha offerto la sintesi più utile per chi guarda da lontano: l'Italia affronta proteste parallele al Nord e al Sud. I giovani nelle città del nord sono scesi in piazza e hanno prodotto disordini; agricoltori e camionisti del sud, indignati per gli alti prezzi del carburante, hanno bloccato il traffico commerciale. Due forme di rabbia, due geografie, due risposte del governo.

France 24 ha aggiunto un dettaglio che riguarda direttamente il Mezzogiorno: le proteste contro i prezzi del carburante hanno colpito la produzione di pasta e le consegne alimentari nel sud Italia. The Local Italy ha riferito che il governo avrebbe incontrato i camionisti sulle proteste contro il carburante. È il tipo di notizia che in Molise si legge con un misto di riconoscimento e stanchezza: la logistica del cibo che si inceppa, i camion fermi, i prezzi che salgono.

Il Molise è una regione di agricoltura e piccola manifattura, con una economia modellata dall'emigrazione e, più di recente, dall'energia eolica. Non ha una grande città che possa fare da sfogo alla protesta. Non ha una Milano. Ha Campobasso, che sfiora i cinquantamila abitanti, e una miriade di centri che scendono sotto i mille. Quando i camion si fermano al Sud, qui si ferma anche la catena del freddo, la consegna del latte, il trasporto dei prodotti trasformati.

La risposta del governo, secondo le fonti internazionali, è stata finora concentrata sul Nord: soldati a Milano, detenzione per i minori, pene più severe. Sul Sud, il governo incontrerà i camionisti. È una asimmetria che il Molise conosce bene: la sicurezza si fa nelle città che contano, la trattativa si fa nelle campagne che producono.

The Guardian ha pubblicato una galleria di immagini delle proteste europee, da Parigi a Porto, da Tirana a Milano. Il Molise non c'è. Non è una sorpresa, ma è un dato. Le regioni interne del Sud non producono immagini che i giornali stranieri scelgono di pubblicare. Producono statistiche: natalità, spopolamento, ettari coltivati, turbine installate.

C'è poi il tema dei minori, che il governo vuole rendere detenibili. In Molise, i minori sono sempre meno. Le scuole chiudono, le classi si accorpano, i plessi vengono riconvertiti. La questione della detenzione preventiva per i minori, vista da qui, suona come un problema di un altro paese. Non perché qui i ragazzi siano più tranquilli, ma perché qui i ragazzi spesso non ci sono più.

La presidente del Consiglio, secondo il Guardian, ha attribuito la violenza a 'teppisti' che hanno strumentalizzato una marcia. È una lettura che il governo ha interesse a sostenere: sposta il problema dalla politica alla criminalità. The Local Italy, però, ha posto una domanda diversa: da dove viene il malcontento? La risposta, per chi guarda dal Molise, è che viene da lontano e da molto vicino insieme.

Viene da lontano: dall'Europa delle proteste parallele, dalla Francia dei blocchi, dalla Spagna degli affitti impossibili. Viene da vicino: dal prezzo del gasolio, dal costo della vita, dalla sensazione che il lavoro non basti. In Molise, questa sensazione ha una forma particolare: quella di chi resta mentre gli altri partono, e di chi paga le conseguenze di decisioni prese altrove.

Il paradosso è che la regione che più avrebbe bisogno di attenzione nazionale è quella che meno riesce a farsi notare. Le proteste di Milano finiscono sui giornali di tutto il mondo. I paesi che si svuotano in Molise finiscono nei rapporti statistici che nessuno legge. Eppure sono due facce dello stesso fenomeno: un paese che non riesce a trattenere i suoi figli, né a offrire loro un futuro che non sia la fuga.

La stretta sulla sicurezza, secondo France 24, include anche l'introduzione del reato di resistenza a pubblico ufficiale in forma aggravata durante le manifestazioni. Sono misure che riguardano il codice penale e le forze dell'ordine. Non riguardano l'agricoltura, la natalità, i trasporti, le aree interne. E questo, visto da Campobasso, è il punto: il governo risponde alla violenza con la legge, ma non risponde alla disperazione con la politica.

Nei prossimi giorni, secondo The Local Italy, sono previste altre proteste. Il governo incontrerà i camionisti. I soldati arriveranno a Milano. In Molise, probabilmente, non succederà nulla di visibile. Le turbine continueranno a girare, i tratturi resteranno vuoti, i paesi continueranno a perdere abitanti. La domanda che resta è se, prima o poi, qualcuno deciderà di guardare anche qui.

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