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OPINION

Milano, le vetrine sbarrate e la misura sbagliata

La Redazione352 wordsEdition №163martedì 27 ottobre 2026 — Edizione № 163

Euronews ha descritto Milano in allerta, con soldati schierati e vetrine sbarrate da assi di legno in vista delle proteste. È un'immagine che viaggia bene all'estero, perché è semplice: una città europea che si prepara ai disordini. Il Guardian ha aggiunto un dettaglio che vale più di molti commenti, la scena di Piazza del Duomo ripresa da chi filmava i manganelli, e l'ha inserita in un ragionamento sulla generazione perduta italiana. Le due fotografie, quella dei soldati e quella della piazza, raccontano lo stesso paese ma non la stessa cosa.

La tentazione, di fronte a questa copertura, è di scegliere un lato: dire che il mondo esagera, oppure che il mondo vede ciò che noi non vogliamo vedere. Nessuna delle due strade ci convince. La stampa straniera ha ragione a notare che il malcontento italiano non è più un fatto marginale, e ha ragione a collegarlo al costo della vita e ai servizi pubblici. Sbaglia, o almeno semplifica, quando riduce tutto a una questione di ordine: le vetrine sbarrate sono un sintomo, non la diagnosi.

C'è poi un aspetto che riguarda il modo in cui ci raccontiamo. Milano è la città che il mondo usa come vetrina del made in Italy, del design, della moda, della finanza. Vederla descritta attraverso le assi inchiodate sui negozi produce uno scarto che non è solo giornalistico. Il New York Times, nella sua analisi sul Venezia Football Club, ha offerto in questi giorni una variante dello stesso tema: un club diventato fenomeno di costume prima che squadra credibile. L'Italia piace al mondo per la sua forma, e il mondo si chiede con insistenza se la sostanza regga.

Non crediamo che la risposta stia nell'immagine. Crediamo che stia in ciò che le città decidono di fare con la propria inquietudine. Se le piazze restano un luogo da presidiare, continueremo a essere raccontati così: soldati, assi, elicotteri. Se diventano un luogo da ascoltare, la cronaca estera cambierà da sola, senza che nessuno debba correggerla. È una scommessa che riguarda Milano come Napoli, Roma come Torino, e che nessuna vetrina, per quanto ben allestita, può vincere al posto nostro.

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