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OPINION

Quando l'Europa trema per allarmi falsi

La Redazione267 wordsEdition №175venerdì 6 novembre 2026 — Edizione № 175

Giovedì mattina un aereo in rotta da Dublino a Roma è stato dirottato verso una base aerea francese. Non era il primo della settimana, né sarà l'ultimo. Secondo il corrispondente di France 24, almeno venticinque voli hanno subito allarmi di sicurezza o deviazioni forzate in pochi giorni, con minacce attribuite a gruppi di estrema destra russi. Nessun esplosivo è stato mai trovato. Eppure ogni volta il protocollo si attiva: passeggeri evacuati, militari in assetto, ritardi a cascata, paura.

Quello che il Guardian e la Deutsche Welle hanno documentato è un'Europa vulnerabile non tanto a minacce reali quanto alla paralisi che esse provocano. Gli aeroporti di Roma e Sofia sono stati tra i bersagli nominati. Per chi vola verso l'Italia — turisti, uomini d'affari, italiani che rientrano — questa settimana ha significato incertezza. I voli per Roma, già complessi per via della congestione dello spazio aereo italiano, hanno subito ulteriori contraccolpi. Le compagnie aeree si trovano costrette a reindirizzare, a rimandare, a gestire una cascata di conseguenze che nessun piano di contingenza prevede completamente.

Il commissario europeo ai trasporti ha affermato, secondo il Guardian, che è «troppo presto» per dire se le minacce siano collegate. Ma il pattern è evidente: falsi allarmi coordinati, effetto moltiplicatore, erosione della fiducia. Non si tratta di sicurezza reale, bensì di una forma di disruption che sfrutta il fatto che ogni minaccia deve essere presa sul serio. L'Italia, con i suoi due grandi hub a Roma e Milano, è particolarmente esposta a questi effetti domino. Un volo dirottato in Francia significa ritardi per le coincidenze, costi per le compagnie, stress per i passeggeri.

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