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MOLISE

L'inflazione torna a mordere, e il Molise la sente al mercato

I prezzi di energia e cibo fresco spingono l'indice italiano al massimo da tre anni: nelle valli interne la spesa pesa più che altrove

Antonio Petrella834 wordsEdition №133venerdì 2 ottobre 2026 — Edizione № 133

L'inflazione in Italia ha raggiunto a settembre il suo livello più alto in tre anni, spinta dai forti aumenti delle bollette domestiche per il riscaldamento e dei prezzi del cibo fresco. È quanto riferisce The Local Italy, che nella sua rassegna di giovedì colloca il dato accanto al lancio annunciato dell'app di Lyft nel Paese.

Per una regione come il Molise, con circa 289.000 abitanti e un'economia fatta di agricoltura, piccola manifattura e pensioni, la notizia non è un numero macroeconomico ma un conto settimanale. Il riscaldamento pesa soprattutto nelle valli interne, dove l'inverno è continentale e le case sono vecchie.

La stessa rassegna segnala che l'ondata riguarda l'intero Paese, con i costi energetici definiti in forte ascesa. Non ci sono, nel dispaccio internazionale, cifre disaggregate per il Molise: ogni lettura regionale resta quindi un'ipotesi ragionevole, non un dato.

Il punto politico è che l'inflazione da energia e cibo colpisce più duramente dove i redditi sono più bassi e la spesa alimentare pesa di più sul bilancio familiare. È la geografia che il Mezzogiorno interno conosce da decenni.

L'inflazione in Italia ha toccato a settembre il livello più alto degli ultimi tre anni, secondo quanto riporta The Local Italy, che attribuisce la spinta agli aumenti delle bollette domestiche per il riscaldamento e ai prezzi del cibo fresco. Nella stessa giornata l'edizione italiana del sito britannico registrava anche l'arrivo annunciato di Lyft nel mercato italiano.

Il dato arriva in un momento in cui la stampa estera segue con attenzione i conti pubblici italiani e il costo dell'energia. La stessa testata aveva riferito nei giorni scorsi della richiesta del governo italiano a Bruxelles di maggiore margine di spesa proprio sui costi energetici, segno che il tema è diventato centrale nel dibattito tra Roma e l'Unione europea.

Per il Molise, regione di circa 289.000 abitanti, la questione ha una fisionomia precisa. L'economia regionale si regge su agricoltura, piccola manifattura, pensioni e rimesse, con una popolazione che invecchia e un saldo migratorio costantemente negativo. Quando salgono insieme il riscaldamento e il cibo fresco, la stretta arriva prima che altrove.

Il riscaldamento domestico pesa in modo particolare nelle aree interne, dove il clima è continentale: Campobasso e i comuni dell'entroterra affrontano inverni più rigidi della costa adriatica, e il patrimonio edilizio è spesso vecchio e poco efficiente. Non è un dettaglio da bollettino meteo: è la ragione per cui una voce di spesa nazionale diventa, qui, una voce di bilancio familiare.

Sul fronte alimentare, la regione produce gran parte di ciò che consuma, ma i prezzi del fresco risentono dei costi di trasporto, di refrigerazione e di distribuzione lungo una geografia fatta di piccoli centri e strade di montagna. La filiera corta mitiga, non annulla, l'effetto.

Il paradosso è che il Molise è anche terra di produzione agricola e di energia eolica. Le pale che costellano i crinali dell'Appennino generano elettricità che entra nella rete nazionale, ma non c'è motivo di credere che questo si traduca in bollette più leggere per chi vive sotto quelle pale: la formazione del prezzo dell'energia è nazionale ed europea, non locale.

La stampa internazionale, quando racconta l'Italia, insiste sul debito pubblico e sullo spread. Questa volta il telegrafo parla di spesa quotidiana, e la differenza non è secondaria per il Sud interno: il debito è una questione di mercati, il carrello della spesa è una questione di fine mese.

C'è poi il tema demografico. In una regione dove i giovani emigrano e la natalità è tra le più basse del Paese, l'inflazione sui beni di prima necessità aggrava un quadro già fragile: chi resta ha redditi mediamente più bassi e una quota maggiore di popolazione anziana, con pensioni fisse che non si indicizzano mese per mese.

The Local Italy non fornisce cifre disaggregate per il Molise, e questo va detto con chiarezza. Le conseguenze regionali qui descritte sono inferenze ragionevoli basate sulla struttura economica nota della regione, non dati pubblicati dalle fonti citate.

Vale la pena ricordare che l'Italia è membro dell'eurozona, e che l'inflazione italiana si muove dentro un quadro europeo. Quando la stampa britannica o tedesca titola sui prezzi italiani, sta in realtà osservando una delle economie più esposte del blocco, con un'economia a bassa crescita e un'industria energivora.

Per le famiglie molisane, la domanda pratica è cosa succederà nei prossimi mesi. Le fonti internazionali non offrono previsioni specifiche, ma la combinazione di costi energetici elevati e prezzi alimentari sostenuti non lascia presagire un sollievo immediato.

Resta un elemento politico. Le regioni meridionali dipendono in misura rilevante da trasferimenti nazionali ed europei, dai fondi di coesione ai programmi agricoli. Se l'inflazione erode il potere d'acquisto, erode anche la capacità di spesa locale, e con essa i piccoli esercizi commerciali che tengono in vita i centri storici.

Il Molise, che il mondo spesso non sa collocare sulla mappa, vive queste dinamiche con la stessa intensità di regioni più grandi e visibili. Forse con meno attenzione. È il prezzo, e il privilegio, di essere la regione che, come dice la battuta, non esiste.

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