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MOLISE

Il Molise tra i banchi del sondaggio Ocse: bene i risultati, resta il divario

The Local Italy: l'Italia tiene nei punteggi Pisa, ma il gap tra studenti italiani e stranieri non si chiude. Nelle scuole del Molise la domanda si fa più concreta

Antonio Petrella816 wordsEdition115lunedì 14 settembre 2026 — Edizione № 115

L'Italia ha registrato risultati relativamente positivi nel sondaggio educativo dell'Ocse di quest'anno, mentre molti altri paesi affrontavano un forte calo: è quanto riporta The Local Italy. I punteggi italiani in matematica, lettura e scienze restano sopra la media internazionale, secondo la testata, che parla di classifiche studentesche "relativamente positive".

Lo stesso articolo però segnala un elemento che nessun buon piazzamento riesce a nascondere: persiste un ampio divario tra studenti italiani e studenti non italiani. Il sondaggio Pisa, condotto dall'Ocse, misura le competenze dei quindicenni e da anni fotografa questa distanza nel nostro paese.

La notizia, letta da fuori, è soprattutto la tenuta italiana in un contesto di declino generale. Ma per una regione come il Molise, dove la scuola è spesso l'ultimo presidio pubblico rimasto nei comuni più piccoli, il dato sul divario interno pesa più del piazzamento complessivo.

Non è una questione astratta: riguarda chi arriva da fuori e chi resta. E riguarda, in una regione che perde abitanti ogni anno, la capacità della scuola di essere il primo luogo in cui una comunità si tiene insieme.

La cornice internazionale conta. Il sondaggio Ocse viene letto all'estero soprattutto come una classifica tra sistemi scolastici, e il fatto che l'Italia tenga mentre altri arretrano è la notizia che circola. The Local Italy lo scrive esplicitamente: molti altri paesi hanno affrontato un forte calo, l'Italia no.

Il secondo dato, quello sul divario interno, è però quello che una regione come il Molise non può liquidare come statistica. Qui la scuola è spesso l'ultimo servizio pubblico rimasto in piedi in comuni che hanno perso negozi, sportelli bancari, a volte l'intera popolazione giovanile.

Il Molise conta circa 289.000 abitanti, il numero più basso tra le regioni italiane, ed è da anni un caso di studio internazionale sul declino demografico. Le scuole dei paesi dell'entroterra convivono con pluriclassi, plessi accorpati e chilometri di pullman per raggiungere l'istituto più vicino.

In questo paesaggio, la presenza di studenti non italiani ha un peso doppio. Da un lato è uno dei pochi fattori che tengono in vita alcune classi: senza quei bambini, diversi plessi avrebbero già chiuso. Dall'altro è esattamente la popolazione che il dato sul divario segnala come più fragile.

The Local Italy non entra nel dettaglio regionale, e non è compito suo. Il sondaggio Pisa è nazionale, e la stampa estera lo racconta come tale. Ma la domanda che ne discende — quanto il sistema scolastico riesce a colmare le distanze tra chi arriva e chi è già dentro — in una regione a bassa densità si fa più concreta che altrove.

C'è poi la questione delle risorse. Le regioni del Sud ricevono da anni fondi di coesione europei destinati anche all'istruzione e all'edilizia scolastica. La copertura internazionale sul divario educativo italiano tende a collegare il tema proprio alla distribuzione territoriale delle risorse, non solo alle differenze linguistiche.

Il Molise ha una doppia condizione: è regione del Mezzogiorno, quindi dentro i ritardi strutturali che la stampa estera associa al Sud, ma è anche troppo piccola per fare notizia da sola. Non compare quasi mai nei grandi reportage internazionali sull'Italia, se non come battuta — quella secondo cui il Molise non esiste.

Il paradosso è noto a chi ci vive. La regione esiste, e proprio perché è piccola e periferica mostra in anticipo tendenze che altrove arrivano dopo: lo spopolamento, l'invecchiamento, la chiusura dei servizi, e la dipendenza da chi arriva da fuori per tenere in piedi ciò che resta.

La scuola è il luogo dove tutto questo si vede prima che altrove. Un calo di iscritti si traduce immediatamente in una classe in meno, e una classe in meno in un plesso a rischio. Il divario segnalato dal sondaggio Ocse, in un contesto simile, non è solo una questione di apprendimento: è una questione di sopravvivenza della struttura.

Va detto con prudenza: il sondaggio Pisa misura competenze, non cause. Attribuire il divario a un singolo fattore — la lingua, il reddito, il territorio — sarebbe una semplificazione che le fonti non sostengono. The Local Italy si limita a registrare il dato e la sua persistenza.

Resta il fatto che l'Italia, secondo la copertura internazionale, è tra i paesi che hanno retto meglio di altri in questa tornata. È una buona notizia che merita di essere raccontata senza gonfiarla, e senza dimenticare la seconda metà dell'articolo.

Per il Molise, la conclusione è sobria. La regione non ha un problema scolastico diverso da quello del resto del Sud: ne ha uno più visibile, perché qui non c'è la densità che altrove maschera le differenze. Le scuole che chiudono e gli studenti che arrivano da fuori raccontano la stessa storia da due lati.

Il sondaggio Ocse tornerà, come torna ogni ciclo. La domanda che lascia a una regione come questa non riguarda la classifica, ma cosa succede nei prossimi anni a quei plessi che oggi restano aperti grazie a chi è arrivato da lontano.

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