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MOLISE

La transumanza che il mondo riscopre, e il Molise che la custodisce

Il Guardian racconta i casari ribelli delle Alpi e la loro agricoltura stagionale: una storia che nei tratturi molisani ha radici più antiche

Antonio Petrella1,090 wordsEdition №135martedì 6 ottobre 2026 — Edizione № 135

Il Guardian ha pubblicato questa settimana un lungo reportage dai pascoli alpini, dedicato a un piccolo gruppo di pastori che producono uno storico formaggio secondo un sistema agricolo tradizionale basato sul pascolo stagionale e a rotazione. Il giornale britannico descrive i casari come figure ribelli, custodi di un mestiere che le economie di scala hanno reso marginale. È una storia che l'Italia conosce bene, ma che il mondo tende a collocare soltanto sulle Alpi.

Il Molise, però, è il luogo dove quella stessa logica ha una storia più lunga. I tratturi — i larghi sentieri erbosi lungo cui per secoli greggi e pastori sono scesi dall'Abruzzo verso la Puglia — attraversano la regione da nord a sud, e Campobasso è stata per secoli il cuore amministrativo di quel sistema. La Dogana della mena delle pecore, il cui palazzo è ancora in piedi nel capoluogo, regolava quei movimenti. Il Guardian non nomina il Molise, e non lo faremo noi al posto suo: ma la storia che racconta è la versione alpina di un'eredità che qui è più antica e più fragile.

La differenza sta nelle mani che restano. Secondo quanto riferito dalla stampa internazionale sul declino demografico italiano, le aree interne del Mezzogiorno perdono popolazione a un ritmo che nessun incentivo ha finora invertito. Un sistema di pascolo stagionale richiede presenza, continuità, famiglie che restano. È esattamente ciò che al Molise manca: circa 289.000 residenti in calo costante, con i giovani che partono e i pascoli che si chiudono.

La notizia internazionale, quindi, non è soltanto un bel ritratto alpino. È la conferma che l'agricoltura tradizionale europea è diventata una nicchia che sopravvive solo dove qualcuno sceglie di restare. Il Molise, che ha fatto della transumanza un patrimonio riconosciuto, si trova davanti alla stessa domanda del Guardian: chi raccoglierà il testimone quando i pastori attuali si fermeranno.

Il reportage del Guardian sui casari alpini ribelli parte da una premessa semplice: un piccolo gruppo di pastori di montagna produce un formaggio storico secondo un sistema agricolo tradizionale basato sul pascolo stagionale e a rotazione. Il giornale britannico lo presenta come una resistenza culturale, non come un'operazione commerciale. È il tipo di storia che la stampa estera ama raccontare dell'Italia — il mestiere antico che sopravvive contro le economie di scala — ma che di solito colloca nelle Alpi o in Toscana.

La transumanza, però, ha nel Mezzogiorno una storia che precede di secoli qualsiasi narrazione alpina. I tratturi molisani erano le autostrade erbose lungo cui le greggi transitavano tra l'Appennino e la pianura pugliese. Campobasso ospitava la Dogana della mena delle pecore, l'istituzione che regolava quei flussi e ne riscuoteva i diritti. Quando il Guardian descrive un sistema di pascolo stagionale e a rotazione, sta descrivendo — in scala ridotta e in versione alpina — un modello che il Molise ha praticato per generazioni su scala molto più ampia.

La differenza non è nella tradizione, ma nella sopravvivenza. Il sistema alpino raccontato dal Guardian esiste ancora perché esistono pastori che hanno scelto di restare. Nel Molise, quella scelta è resa ogni anno più difficile dal declino demografico che la stampa internazionale documenta da anni: le aree interne perdono residenti, i servizi si chiudono, e le aziende agricole familiari non trovano successori.

Secondo quanto riportato dalla copertura estera sul mercato del lavoro italiano, i giovani delle regioni meridionali continuano a emigrare verso il Nord e verso l'estero. Questo significa che anche dove la terra e i pascoli esistono, mancano le persone per lavorarli. Un sistema di transumanza richiede presenza fisica, competenza trasmessa, e una comunità che lo sostenga. Nessuno di questi elementi si compra con un incentivo una tantum.

Il paradosso è che il riconoscimento internazionale della transumanza come patrimonio — di cui il Molise è parte — ha portato visibilità ma non necessariamente lavoratori. Il turismo lento e i percorsi escursionistici lungo i tratturi attirano visitatori, non pastori. La stampa estera che celebra i casari alpini tende a non affrontare questa distinzione: racconta la bellezza del mestiere, non la sua economia.

C'è poi la questione della sostenibilità economica. Il formaggio raccontato dal Guardian sopravvive perché ha trovato un mercato disposto a pagarne il prezzo. Nel Mezzogiorno, la filiera zootecnica molisana è più orientata alla quantità che alla nicchia di pregio, e la concorrenza dei prodotti industriali comprime i margini. Un pastore molisano che volesse seguire il modello alpino dovrebbe ricostruire da zero una rete di distribuzione e un posizionamento di mercato.

La storia del Guardian, quindi, offre al Molise una lezione ambivalente. Da un lato conferma che l'agricoltura tradizionale può avere un futuro se trova un pubblico. Dall'altro mostra quanto quel futuro dipenda da fattori che la regione non controlla: la disponibilità di persone disposte a restare, la capacità di costruire un marchio, l'accesso a mercati lontani.

Va detto con chiarezza che il Guardian non nomina il Molise né la transumanza mediterranea. Non possiamo attribuirgli un collegamento che non ha fatto. Quello che possiamo fare è notare che la stessa logica agricola che il giornale celebra sulle Alpi ha qui radici più profonde e meno copertura internazionale. È una storia che il mondo racconta altrove, mentre qui accade in silenzio.

Il tema tocca anche la questione dei fondi europei. La politica di coesione dell'UE ha ripetutamente finanziato lo sviluppo rurale nelle aree interne, ma la stampa estera che copre queste materie ha spesso notato che i risultati sono lenti e disomogenei. Per il Molise, questo significa che il sostegno esiste sulla carta, ma la sua efficacia dipende da chi rimane a utilizzarlo.

La transumanza, in fondo, è una metafora del problema molisano. Un movimento ciclico che presuppone un ritorno. Se nessuno torna, il ciclo si spezza. Il Guardian racconta i pastori che tornano ogni stagione sui pascoli alpini. Il Molise deve chiedersi quanti dei suoi torneranno, e se qualcuno raccoglierà il mestiere prima che l'ultimo tratturo diventi soltanto un sentiero per escursionisti.

Non c'è una risposta pronta, e non è compito di questo dispaccio inventarla. Quello che la copertura internazionale suggerisce è che le tradizioni agricole sopravvivono dove c'è una comunità che le pratica, non dove c'è un riconoscimento che le celebra. Il Molise ha il riconoscimento. La domanda aperta è se avrà ancora la comunità.

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