MOLISE
Passaporti falsi ai brasiliani: la truffa che interroga il Molise
The Local Italy racconta due funzionari sospesi e un sindaco indagato nel nord Italia. Per le regioni che perdono giovani, la cittadinanza è anche una questione di sopravvivenza
Antonio Petrella742 wordsEdition №144martedì 13 ottobre 2026 — Edizione № 144
The Local Italy ha riferito lunedì che due funzionari pubblici nel nord Italia sono stati sospesi e un sindaco è posto sotto indagine per il loro ruolo nella vendita di passaporti falsi a clienti brasiliani. La notizia arriva dai media nazionali nel fine settimana, secondo la testata.
La vicenda riguarda il nord, ma tocca un tema che attraversa tutta l'Italia, Molise compreso: la cittadinanza per discendenza e il suo peso demografico.
Il Molise ha una storia di emigrazione profonda, verso le Americhe e il nord Europa. Molte famiglie molisane hanno rami in Brasile, Argentina, Stati Uniti.
La truffa raccontata da The Local Italy non riguarda il Molise, e non lo tiriamo in causa per forza. Ma la domanda che solleva — chi può rivendicare l'italianità — riguarda anche le regioni che si svuotano.
The Local Italy, testata in inglese dedicata all'Italia, ha riferito lunedì che due funzionari pubblici nel nord Italia sono stati sospesi e un sindaco è stato posto sotto indagine per il loro ruolo in una truffa di false cittadinanze italiane vendute a clienti brasiliani.
Secondo quanto riportato dalla testata, che cita i media nazionali nel fine settimana, si tratta di passaporti falsi venduti a persone che non ne avevano diritto. La notizia è circoscritta al nord Italia, e non coinvolge il Molise.
Eppure la vicenda tocca una corda che risuona anche qui, in una regione che ha costruito parte della sua storia sull'emigrazione. Il Molise ha visto partire, tra Otto e Novecento, generazioni di contadini verso le Americhe. Brasile, Argentina, Stati Uniti: le destinazioni si ripetono nelle storie di famiglia di molti paesi dell'entroterra.
La cittadinanza per discendenza — lo ius sanguinis — è il meccanismo che permette ai discendenti di quegli emigranti di rivendicare un passaporto italiano. È un diritto riconosciuto dalla legge, non un favore. Ma è anche un sistema complesso, che negli anni ha attirato frodi e intermediari.
La truffa raccontata da The Local Italy è di questo tipo: funzionari corrotti che vendono ciò che non possono vendere. Il fatto che sia accaduta al nord non significa che il nord sia più corrotto. Significa che dove ci sono domanda e uffici, può nascere un mercato illecito.
Per il Molise, la questione ha una sfumatura diversa. Qui la cittadinanza per discendenza non è solo una pratica burocratica: è a volte l'unico filo che tiene insieme famiglie separate da un oceano. E in una regione che perde residenti, ogni nuovo cittadino è anche un potenziale abitante.
Non abbiamo dati che quantifichino quanti discendenti molisani ottengano ogni anno la cittadinanza italiana, e non ne inventiamo. La testata non fornisce cifre regionali. Ci limitiamo a notare che il fenomeno esiste e che la stampa estera lo ha raccontato più volte, spesso con toni di curiosità.
La vicenda del nord Italia, però, solleva una domanda più scomoda. Se il sistema è vulnerabile alle truffe, chi ne paga il prezzo? Non solo lo Stato, ma anche i richiedenti onesti, che vedono allungarsi i tempi e aumentare i controlli.
The Local Italy non entra nel merito delle conseguenze per i richiedenti legittimi. Si limita a riportare l'indagine. Ma il contesto è noto a chiunque abbia seguito la stampa internazionale sull'Italia: le procedure di cittadinanza sono lente, complesse e a volte opache.
Il Molise, con la sua diaspora, è parte di questa storia. I comuni dell'entroterra conservano registri di emigrazione che risalgono a oltre un secolo fa. Sono archivi preziosi per chi cerca le proprie radici, e anche per chi cerca di dimostrare un diritto.
La truffa del nord Italia non cambia questa realtà. Ma ricorda che ogni sistema di cittadinanza, per funzionare, ha bisogno di fiducia. E la fiducia, una volta incrinata, è difficile da ricostruire.
Per una regione come il Molise, che ha fatto dell'accoglienza dei discendenti una piccola industria culturale e turistica, la notizia è un campanello d'allarme. Non perché qui sia accaduto qualcosa di simile, ma perché la reputazione del sistema italiano è un bene comune.
La stampa estera che si occupa di Italia torna spesso su questi temi: la burocrazia, la lentezza, le frodi. È un ritratto che gli italiani conoscono e che a volte fa arrabbiare. Ma è anche uno specchio utile.
The Local Italy, nel suo servizio, non offre conclusioni. Descrive un'indagine in corso. Noi, da Campobasso, osserviamo. E ci chiediamo se le regioni che si svuotano possano permettersi di perdere anche la fiducia in un sistema che, per alcuni, è l'ultimo legame con una terra lontana.
