ECONOMIA
La banca più antica del mondo ridisegna il risiko bancario italiano
Monte dei Paschi lancia offerte per 34 miliardi per resistere all'assalto di Intesa Sanpaolo.
Ufficio Economia512 wordsEdition №96giovedì 27 agosto 2026 — Edizione № 96
Il 20 agosto, dopo sette ore di riunione, il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha approvato una risposta inattesa all'offerta di acquisto da 30,6 miliardi di euro avanzata da Intesa Sanpaolo: anziché cedere, l'istituto fondato nel 1472 ha lanciato a sua volta offerte in carta azionaria su Banco BPM e Banca Generali per un controvalore complessivo di circa 34 miliardi, distribuendo in parallelo altri 4 miliardi ai propri azionisti. Lo riferisce l'economista Lucrezia Reichlin su Project Syndicate, in un'analisi pubblicata martedì.
La vicenda è rilevante non solo per le cifre in gioco, ma per ciò che rivela del sistema bancario italiano. Monte dei Paschi è stata salvata con denaro pubblico nel 2017; che oggi si proponga come acquirente di altri istituti segnala quanto rapidamente sia cambiata la sua posizione patrimoniale, e quanto il governo italiano — azionista di riferimento — abbia interesse a preservarne l'autonomia strategica.
Reichlin usa l'episodio per argomentare una tesi più ampia: l'integrazione finanziaria europea procede male non perché gli Stati nazionali si aggrappino alle proprie banche, ma perché manca un canale di finanziamento europeo credibile che possa sostituire quello nazionale. Finché quel canale non esiste, scrive, chiedere ai governi di dismettere le partecipazioni bancarie equivale a togliere un'ancora senza offrirne un'altra.
Sullo sfondo di questa partita bancaria, i dati macroeconomici italiani del 2025 disegnano un contesto di crescita fragile. Il PIL è salito dello 0,54 per cento — un ritmo che, per un'economia da circa 2.000 miliardi di euro, significa espansione reale ma insufficiente a ridurre il divario con i partner europei più dinamici. L'inflazione al 1,53 per cento è ben al di sotto dell'obiettivo BCE del 2 per cento, segnale che la domanda interna resta compressa.
Il mercato del lavoro offre una lettura in chiaroscuro: la disoccupazione al 6,39 per cento è tra le più basse registrate negli ultimi anni, ma nasconde sacche strutturali nel Mezzogiorno e tra i giovani che le medie nazionali non catturano. Una banca forte nel Sud — come Banco BPM lo è in parte del Centro-Nord — può fare la differenza nell'accesso al credito per le piccole imprese, che restano la spina dorsale dell'economia reale.
Sul fronte valutario, l'euro ha guadagnato circa tre centesimi sul dollaro nell'ultimo mese, passando da 1,1367 il 28 luglio a 1,1669 il 26 agosto. Un euro più forte riduce il costo delle importazioni energetiche — rilevante per un paese che dipende dall'estero per gran parte del suo fabbisogno — ma comprime i margini degli esportatori manifatturieri, in particolare nel comparto della meccanica e della moda. Il cambio con lo yuan a 7,84 e con la sterlina a 0,856 riflette un posizionamento dell'euro sostanzialmente stabile sui mercati asiatici e britannico.
Il risiko bancario in corso — qualunque sia il suo esito — non cambierà da solo la traiettoria dell'economia italiana. Ma la posta in gioco, come nota Project Syndicate, va oltre i bilanci dei singoli istituti: riguarda chi, in Europa, avrà il potere di allocare il risparmio nei prossimi decenni. Su questo, il dibattito tra Bruxelles e le capitali nazionali è appena cominciato.
