MOLISE
Le Monde racconta Monza e il 'razzismo sfrenato': la lezione per le minoranze del Molise
La serie del quotidiano francese sull'estrema destra europea che 'mette radici' offre una chiave per leggere la convivenza nelle regioni interne, dove le minoranze sono storia e non emergenza.
Antonio Petrella782 wordsEdition №126venerdì 25 settembre 2026 — Edizione № 126
Le Monde ha dedicato a Monza il quarto capitolo di una serie sull'estrema destra europea che "mette radici". Il quotidiano francese descrive la città lombarda, una delle più tranquille d'Italia, come preda di un'"atmosfera di razzismo sfrenato".
Secondo Le Monde, le ansie che scuotono il Paese sono alimentate dal governo di Giorgia Meloni e dalla sua retorica identitaria, ora inasprita dal partito di Fratelli d'Italia, che insiste su temi criminali ed etnici.
La lettura è nazionale, ma arriva dal Nord industrializzato. Vista dal Molise, la questione delle appartenenze si presenta in modo diverso: qui le minoranze non sono un fenomeno recente da gestire, ma una presenza antica.
I villaggi arbëreshë di lingua albanese e le comunità croate dell'interno fanno parte della geografia molisana da secoli. La domanda che Le Monde pone — come convive una comunità con chi percepisce come diverso — in Molise ha già una risposta lunga.
Secondo il giornale, le ansie che scuotono il Paese sono alimentate dal governo di Giorgia Meloni e dalla sua retorica identitaria, ora inasprita dal partito di Fratelli d'Italia, che insiste su temi criminali ed etnici.
La serie di Le Monde non è un caso isolato. La stampa internazionale torna spesso sul tema dell'identità e della politica italiana, collegandolo all'ascesa delle destre in Europa. Monza, per il quotidiano francese, è l'esempio di una città media che cambia clima.
Vale la pena leggere quella tesi da lontano, dalla regione più piccola del Paese, dove il rapporto tra maggioranza e minoranze ha radici molto più profonde e molto meno recenti di quelle che Le Monde descrive in Lombardia.
Il Molise ospita da secoli comunità di lingua albanese, gli arbëreshë, arrivate in Italia dopo la caduta dell'Albania sotto il dominio ottomano. I loro villaggi conservano lingua, riti e tradizioni propri. Accanto a queste esistono antiche comunità di origine croata, anch'esse parte del paesaggio culturale regionale.
Queste minoranze non sono arrivate ieri e non sono oggetto di un'emergenza migratoria. Sono una componente storica della regione, riconosciuta come tale. È una differenza di fondo rispetto al quadro che Le Monde dipinge parlando di ansie recenti e di retorica identitaria.
Il punto non è che il Molise sia immune da tensioni. Il punto è che la sua storia offre un altro modello di convivenza: minoranze che non si sono dissolte ma hanno mantenuto lingua e identità dentro un territorio che le ha ospitate per generazioni.
Le Monde insiste sul legame tra retorica politica e clima sociale. Nelle città grandi e industrializzate questo legame può essere più visibile, perché la diversità è più recente e più concentrata. Nelle aree interne e spopolate, la diversità è spesso l'unica cosa che resta.
C'è un paradosso che vale la pena notare. Mentre in alcune città del Nord la politica dell'identità reagisce a una presenza percepita come nuova, nelle regioni interne la sopravvivenza di interi paesi dipende dalla capacità di accogliere, non di respingere. Dove la popolazione cala, chi arriva è spesso ciò che tiene aperta una scuola o una bottega.
Le fonti internazionali sull'Italia ripetono da anni che il Paese invecchia, ha bassa natalità e perde giovani. Il Molise è tra le regioni che sentono di più questo declino. In questo contesto, la retorica identitaria che Le Monde descrive a Monza suona distante, se non controproducente.
La serie del quotidiano francese parla di un'estrema destra che mette radici in Europa. È un'analisi politica, non una cronaca locale, e va letta come tale. Le Monde non nomina il Molise e non ne parla: il collegamento lo facciamo noi, con prudenza, come spunto di riflessione.
Resta il fatto che la regione più piccola d'Italia ha una lezione da offrire su questo tema, ed è una lezione antica. Le minoranze arbëreshë e croate dimostrano che lingua e identità possono resistere per secoli senza conflitto, dentro comunità piccole e isolate.
Il rischio, semmai, è un altro: che quelle stesse minoranze scompaiano non per ostilità, ma per spopolamento. Le lingue minoritarie si perdono quando i giovani emigrano, non quando i vicini le rifiutano. È il lato silenzioso della questione identitaria che la stampa estera racconta soprattutto nelle sue forme più rumorose.
Vista da Campobasso, la storia di Monza raccontata da Le Monde è quindi un monito e insieme uno specchio rovesciato. Il monito riguarda ciò che la retorica identitaria può fare a una città media. Lo specchio riguarda ciò che l'indifferenza e il declino demografico possono fare a una regione intera.
La domanda che resta aperta è la stessa per il Nord e per il Sud: come si tiene insieme una comunità che cambia. Il Molise, con le sue minoranze antiche e i suoi paesi che si svuotano, la pone in una forma che le grandi città non conoscono.
