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SARDEGNA

La NATO esercita il nucleare in Italia mentre cerca di raffreddare la Russia

Politico Europe riferisce che l'esercitazione annuale inizia la prossima settimana: per la Sardegna è la vecchia questione delle servitù militari

Gavino Sanna849 wordsEdition №139venerdì 9 ottobre 2026 — Edizione № 139

L'Italia ospiterà l'esercitazione nucleare annuale della NATO, che secondo Politico Europe comincia la prossima settimana, in un momento in cui l'alleanza cerca di allentare le tensioni con la Russia. La notizia è arrivata giovedì nella rassegna europea del giornale, che colloca l'esercitazione dentro una fase diplomatica delicata.

Politico Europe non indica le località coinvolte né i dettagli operativi, che per prassi restano riservati. Il quadro che emerge è quello di un'esercitazione di routine della deterrenza atlantica, annunciata mentre si tenta di non far salire la tensione con Mosca.

Per la Sardegna il tema non è nuovo. L'isola ospita da decenni installazioni e servitù militari, e ogni esercitazione riapre il dibattito su cosa comporti vivere accanto a strutture che non si scelgono e su cui non si decide.

Il punto, visto dall'interno, non è la geopolítica ma la proporzione: quanta parte del territorio insulare è vincolata a usi che sfuggono alle comunità che lo abitano. È una domanda che a Cagliari si pone da prima che la NATO la ponesse.

L'Italia ospiterà l'esercitazione nucleare annuale della NATO, che secondo Politico Europe comincia la prossima settimana. La notizia è arrivata giovedì, inserita in una fase in cui l'alleanza atlantica cerca di allentare le tensioni con la Russia invece di alimentarle.

Politico Europe, nella sua rassegna europea, colloca l'esercitazione dentro questo tentativo di raffreddamento. Non vengono indicati luoghi, reparti o dettagli operativi: per prassi le esercitazioni nucleari si annunciano senza descriverne lo svolgimento, e la fonte si limita a dire che l'Italia ne è il paese ospitante.

Va detto con chiarezza cosa il telegrafo non dice. Non dice dove, non dice con quali mezzi, non dice quali regioni siano coinvolte. Ogni affermazione ulteriore su questo punto sarebbe un'invenzione, e non la facciamo.

Quello che si può dire è il contesto generale, che è noto e documentato. L'Italia è membro fondatore della NATO e ospita sul proprio territorio una rete di basi e installazioni alleate, alcune delle quali hanno funzioni di deterrenza. È una condizione che dura da decenni e che ha modellato la geografia di diverse regioni.

La Sardegna è tra queste. L'isola ha una lunga storia di servitù militari: porzioni di territorio sottratte agli usi civili, poligoni, installazioni, servitù di sorvolo. È un tema che ricorre nella stampa estera quando si parla di autonomia insulare e di rapporti tra Stato e territori, e ricorre nella vita quotidiana dei comuni interessati.

La differenza tra un'esercitazione annunciata e una servitù permanente è la durata, ma non la logica. In entrambi i casi si tratta di usi del suolo decisi altrove, in sedi dove la Sardegna pesa per quello che pesa: una regione a statuto speciale con una popolazione di circa un milione e mezzo di persone.

Questo è il punto che una lettura solo geopolitica rischia di perdere. Per la stampa internazionale l'esercitazione è un segnale inviato a Mosca. Per chi vive vicino a una base è anche un fatto amministrativo: vincoli, rumore, accessi, indennizzi, piani regolatori che devono tenerne conto.

Non c'è, nelle fonti internazionali di oggi, alcuna indicazione che questa esercitazione riguardi specificamente la Sardegna. Lo diciamo perché è vero: non abbiamo elementi per collegare l'esercitazione all'isola più di quanto non riguardi l'Italia nel suo insieme.

Il collegamento che si può fare è di altra natura, e riguarda la postura dell'isola dentro la difesa nazionale. La Sardegna è da tempo al centro di un dibattito, riportato anche dalla stampa estera, su quanto territorio insulare sia destinato a funzioni militari e su come questo conviva con il turismo, l'agricoltura e la pastorizia.

Su questo la posizione delle comunità dell'interno è nota e non ha bisogno di essere inventata: la richiesta ricorrente è di essere informate e consultate, non di decidere la politica di difesa. È una richiesta di trasparenza amministrativa, non di schieramento.

Il momento scelto per l'esercitazione aggiunge un elemento diplomatico. Politico Europe parla esplicitamente di un tentativo di allentare le tensioni con la Russia: significa che l'esercitazione viene comunicata come routine e come deterrenza insieme, due cose che convivono con difficoltà nel linguaggio pubblico.

Per l'Italia, paese ospitante, questo comporta un doppio ruolo: membro affidabile dell'alleanza e interlocutore che non vuole alzare i toni. È una posizione che il governo italiano ha tenuto in altre occasioni e che la stampa estera registra senza particolare sorpresa.

Vale la pena ricordare, per onestà, che le esercitazioni NATO si svolgono con cadenza annuale e che il loro annuncio anticipato è parte del tentativo di evitare incidenti e fraintendimenti. Anche questo è un elemento di trasparenza, per quanto limitata ai contorni e non ai dettagli.

Resta la questione di fondo, che è quella che interessa a questa redazione. Un'isola che ospita installazioni militari non è solo un punto sulla mappa: è un luogo dove quelle installazioni occupano spazio, consumano paesaggio e impongono vincoli a chi ci vive.

Nei prossimi giorni sapremo, dalle fonti internazionali, se l'esercitazione produrrà reazioni da Mosca o commenti delle cancellerie europee. Quello che non cambierà è la domanda che la Sardegna si porta dietro da decenni: chi decide cosa si fa del suolo dell'isola, e con quale voce lo dice.

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