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LIGURIA

Attacchi nel Golfo Persico, le rotte di Genova sotto pressione

Una nave MSC colpita in Iraq. I container genovesi verso il Medio Oriente affrontano rischi crescenti e costi di assicurazione in aumento.

Marina Doria880 wordsEdition3mercoledì 3 giugno 2026 — Edizione № 3

La Mediterranean Shipping Company ha confermato martedì che la sua nave portacontainer MSC Sariska V è stata colpita da due proiettili mentre abbandonava il porto di Umm Qasr, in Iraq, il 1° giugno. Il primo colpo ha raggiunto lo scafo durante la manovra di partenza con il pilota a bordo; il secondo ha colpito l'area degli alloggi dell'equipaggio poco dopo. Nessun membro dell'equipaggio è rimasto ferito, secondo quanto riferito da MSC e confermato dalla stampa marittima internazionale.

L'agenzia di stampa Reuters e il New York Times hanno riferito che l'Iran ha rivendicato la responsabilità dell'attacco, inquadrandolo nel contesto della tensione tra Washington e Teheran sul controllo dello Stretto di Hormuz e delle rotte commerciali del Golfo Persico. L'incidente avviene mentre Stati Uniti e Iran conducono negoziati per riaprire i canali diplomatici, ma le operazioni militari continuano a minacciare la navigazione civile.

Per il porto di Genova, primo scalo italiano per il traffico container internazionale, l'attacco rappresenta un segnale di rischio crescente lungo le rotte verso il Medio Oriente e l'Asia meridionale. Secondo i dati di traffico marittimo internazionale, una quota significativa dei container che transitano da Genova è diretta verso i porti del Golfo Persico e dell'oceano Indiano, rotte che attraversano zone di tensione geopolitica sempre più instabili.

Seatrade Maritime News ha sottolineato come gli attacchi alle navi commerciali nel Golfo Persico si ripetono con frequenza crescente, costringendo le compagnie di navigazione a rivalutare i premi assicurativi e i percorsi di viaggio. Le rotte alternative, come il passaggio intorno al Capo di Buona Speranza, allungano i tempi di transito di settimane e aumentano i costi di carburante, fattori che si ripercuotono direttamente sul costo dei servizi portuali e sulla competitività dei terminal europei come Genova.

La compagnia svizzera MSC, che gestisce una flotta globale di oltre 700 navi, ha dichiarato di condannare gli attacchi non provocati e di continuare a monitorare la situazione di sicurezza. Tuttavia, la conferma ufficiale dell'incidente segna un punto di rottura: fino a pochi mesi fa, gli attacchi nel Golfo erano stati attribuiti a gruppi non statali o a operazioni di controguerriglia; ora, la rivendicazione diretta di uno Stato nazionale eleva il rischio percepito dai vettori marittimi.

Per gli spedizionieri liguri e le aziende che dipendono dal porto di Genova per l'export verso il Medio Oriente, l'implicazione è immediata. I premi assicurativi per le navi che attraversano il Golfo Persico sono già aumentati negli ultimi mesi, secondo i dati pubblicati da Lloyd's of London e dai broker marittimi londinesi. Uno scafo che trasporta container da Genova verso Dubai o Jebel Ali paga ora una percentuale di premio sensibilmente più alta rispetto a sei mesi fa.

La Liguria, regione con una tradizione marittima secolare e un'economia fortemente legata ai flussi di import-export, sente questa pressione in modo diretto. Il porto di Genova ha registrato nel 2025 un movimento di oltre 2,7 milioni di TEU (unità equivalenti a venti piedi), secondo i dati ufficiali della port authority; una quota crescente di questo traffico è diretta verso l'Asia e il Medio Oriente, rotte che ora affrontano incertezza operativa e costi aggiuntivi.

Reuters ha riferito che le principali compagnie di navigazione stanno già rivalutando le loro strategie di routing. Alcune stanno considerando il passaggio attraverso il Canale di Suez con scali intermedi in porti del Mediterraneo orientale, una scelta che potrebbe favorire porti come Pireo in Grecia o Port Said in Egitto, a scapito di Genova come punto di transito iniziale per il Golfo.

La tensione geopolitica nel Golfo Persico non è nuova, ma la sua intensificazione nel 2026 rappresenta una sfida strutturale per l'infrastruttura portuale europea. Genova, che ha investito negli ultimi anni in terminal automatizzati e in capacità di movimentazione per competere con i porti del Nord Europa, si trova ora a dover gestire non solo la congestione e i costi operativi, ma anche l'incertezza sulla domanda di servizi verso rotte sempre più rischiose.

Il governo italiano ha chiesto più volte a Bruxelles una revisione delle politiche energetiche e commerciali che tenga conto della volatilità geopolitica nel Mediterraneo e oltre. Tuttavia, come ha riportato Euronews, la Commissione europea ha finora privilegiato un approccio più cauto, concentrandosi su misure di sostegno alle famiglie vulnerabili piuttosto che su incentivi diretti ai vettori marittimi.

Per il porto di Genova, la lezione è che la sicurezza delle rotte non è solo una questione di infrastruttura portuale, ma di stabilità geopolitica globale. Una nave colpita nel Golfo Persico è una nave che non arriva a Genova nei tempi previsti, che costa di più da assicurare, e che potrebbe indirizzare i caricatori verso porti alternativi percepiti come meno rischiosi.

MSC ha dichiarato che continuerà a operare nel Golfo Persico, ma con protocolli di sicurezza rafforzati. Tuttavia, la decisione di altre compagnie di ridurre la frequenza dei servizi verso quella regione potrebbe avere effetti a cascata sulla movimentazione di container a Genova, particolarmente per i carichi destinati a mercati dell'Asia meridionale e centrale, storicamente importanti per l'economia ligure.

La situazione rimane in evoluzione. Le negoziazioni tra Stati Uniti e Iran potrebbero portare a una de-escalation, ma i tempi restano incerti. Nel frattempo, il porto di Genova e gli operatori logistici liguri si trovano a navigare tra la necessità di mantenere i servizi verso il Golfo e il crescente costo economico e assicurativo di quella scelta.

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