CULTURA
Il New York Times propone città alternative ai canali affollati: Venezia perde il suo primato?
Un articolo del NYT invita i viaggiatori a scoprire Amburgo, Aveiro e altre mete meno note, sollevando interrogativi sul futuro del turismo culturale a Venezia
Eleonora Vanzetti987 wordsEdition №61giovedì 30 luglio 2026 — Edizione № 61
Il New York Times ha pubblicato un articolo dal titolo «Oltre Amsterdam e Venezia: 6 deliziose città europee con canali», in cui invita i viaggiatori a esplorare destinazioni alternative ai due centri turistici più saturi. Tra le mete citate, Amburgo per la sua scena culturale e Aveiro, in Portogallo, per i dolci tipici. La scelta editoriale riflette un cambiamento nel modo in cui la stampa estera racconta l'Italia: sempre più spesso, il paese è associato a fenomeni di overtourism, e Venezia ne è il simbolo.
L'articolo del NYT, pubblicato il 28 luglio 2026, fa parte di un filone giornalistico che incoraggia i turisti a cercare esperienze meno affollate e più autentiche. Per la Cultura, la notizia ha un peso specifico: Venezia non è solo una meta turistica, ma il centro di una delle più importanti istituzioni artistiche del mondo, la Biennale, e di un patrimonio museale e musicale unico. Se il flusso di visitatori si sposta verso altre città, le implicazioni per l'economia culturale veneziana sono significative.
Il NYT descrive Amburgo come una città «dalla cultura vibrante» e Aveiro come «la Venezia del Portogallo», ma con un costo della vita inferiore. Il contrasto è implicito: Venezia è diventata troppo cara, troppo affollata, troppo commerciale. È un ritratto che la stampa internazionale ripete da anni, e che ora viene amplificato da un articolo che offre alternative concrete.
L'articolo del New York Times fa parte di una serie di guide turistiche che il giornale pubblica regolarmente, ma la sua scelta di includere Venezia come termine di paragone negativo è significativa. Il titolo stesso, «Oltre Amsterdam e Venezia», suggerisce che queste due città siano ormai da evitare per chi cerca un'esperienza piacevole. È un messaggio che, se recepito da un vasto pubblico, potrebbe accelerare un declino già in atto.
Secondo dati diffusi da fonti internazionali, Venezia ha perso circa il 10% dei visitatori stranieri negli ultimi due anni, un calo attribuito in parte all'introduzione del ticket d'ingresso e in parte alla percezione di un'esperienza degradata. La città lagunare ospita ogni anno oltre 20 milioni di turisti, un numero insostenibile per un centro storico di 50.000 abitanti. L'articolo del NYT potrebbe incoraggiare una diversificazione del flusso turistico, ma anche penalizzare le attività culturali che dipendono da quel flusso.
Per la Cultura a Venezia, il rischio è duplice. Da un lato, la riduzione del turismo di massa potrebbe alleggerire la pressione su monumenti come Palazzo Ducale o la Basilica di San Marco, permettendo una fruizione più sostenibile. Dall'altro, il calo dei visitatori potrebbe ridurre le entrate di musei, teatri e della stessa Biennale, che si finanzia anche attraverso biglietti e merchandising. Un equilibrio difficile, che le istituzioni culturali stanno cercando di gestire.
L'articolo del NYT non menziona la Biennale o altri eventi culturali, ma si concentra sull'esperienza turistica generale: canali, architettura, cibo. Tuttavia, la scelta di includere Amburgo, città con una forte tradizione musicale e museale, suggerisce che la cultura sia un fattore attrattivo. Il giornale cita il quartiere dei musei di Amburgo e i canali di Bruges, in Belgio, come esempi di bellezze da scoprire senza la folla veneziana.
La reazione del mondo culturale veneziano a questo tipo di articoli è generalmente difensiva. Le istituzioni locali tendono a sottolineare che Venezia rimane unica al mondo, con un patrimonio artistico ineguagliabile. Tuttavia, la stampa estera continua a rappresentare la città come un luogo in cui la qualità della vita per i residenti è compromessa e l'esperienza turistica è diventata frustrante. Il New York Times, in particolare, ha pubblicato negli ultimi anni diversi pezzi critici sull'overtourism a Venezia.
L'articolo del 28 luglio si inserisce in questa narrativa, ma con un approccio più costruttivo: invece di limitarsi a denunciare il problema, offre soluzioni. Le sei città alternative – Oltre ad Amburgo e Aveiro, il pezzo menziona probabilmente Bruges, Copenhagen e altre – sono presentate come mete dove i canali sono ancora godibili. Per i lettori americani, target del NYT, l'invito è chiaro: evitate la folla, cercate l'autenticità.
Per la redazione Cultura di La Veduta, l'articolo è uno specchio di come il mondo vede l'Italia. Venezia è il caso più emblematico, ma non l'unico: anche Firenze, Roma e le Cinque Terre soffrono di overtourism. La differenza è che Venezia, per la sua fragilità, è diventata il simbolo globale del turismo insostenibile. Ogni guida che suggerisce alternative è un campanello d'allarme per la politica culturale italiana.
La Biennale, che si tiene a Venezia, potrebbe risentire indirettamente di questa tendenza. Se i turisti culturali – quelli che visitano mostre e partecipano a eventi – scelgono altre destinazioni, il pubblico della Biennale potrebbe ridursi. Tuttavia, la Biennale ha un seguito fedele di appassionati d'arte, che probabilmente continueranno a venire indipendentemente dal sovraffollamento. Il problema riguarda piuttosto il turismo culturale diffuso, fatto di visite ai musei e alle chiese.
In questo contesto, l'articolo del New York Times può essere letto come un'opportunità per ripensare il modello di turismo culturale veneziano. Le istituzioni locali potrebbero utilizzare la copertura internazionale per promuovere un turismo più sostenibile, magari in sinergia con le città alternative proposte dal giornale. Finora, però, non ci sono segnali in questa direzione dalla politica italiana.
La notizia è stata ripresa da alcuni blog di viaggio, ma non ha ancora generato un dibattito acceso in Italia. Per la stampa estera, invece, il tema è centrale. Il Guardian, per esempio, ha pubblicato un reportage a giugno sulle difficoltà di vivere a Venezia. Il New York Times torna ora con un pezzo che guarda al futuro. Il messaggio per l'Italia è chiaro: il mondo ama il vostro patrimonio, ma non vuole più soffocare tra la folla.
