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ABRUZZO

La lotteria restituisce diritti a chi lo Stato aveva dimenticato

Un uomo nigeriano senza documenti vince mezzo milione di euro e ottiene il permesso di soggiorno. La storia rivela le lacune nell'accesso ai diritti in Italia

Marco Di Sante799 wordsEdition15domenica 14 giugno 2026 — Edizione № 15

Un uomo nigeriano che era rimasto bloccato in una lacuna burocratica — impossibilitato a reclamare una vincita della lotteria italiana di 500mila euro perché sprovvisto di documenti di identità — ha infine ottenuto il permesso di soggiorno, secondo quanto riportato dal Guardian venerdì. La sua storia mette in luce come l'Italia riconosca i diritti solo quando costretta da una crisi documentale che non può ignorare.

L'uomo era un venditore ambulante senza i documenti formali che lo Stato italiano richiede per qualsiasi transazione legale. Aveva acquistato il biglietto del gratta e vinci, vinto il premio, ma non poteva ritirare il denaro senza un'identità ufficiale che il sistema non gli aveva mai concesso. La situazione è rimasta irrisolta fino a quando l'attenzione mediatica internazionale ha forzato le autorità a trovare una soluzione.

Per l'Abruzzo, una regione che ha affrontato lo spopolamento e il collasso dei servizi pubblici dopo il terremoto del 2009, il caso rivela una questione più ampia: come lo Stato gestisce i diritti di coloro che vivono ai margini della legalità formale. La ricostruzione di L'Aquila ha privilegiato i cittadini registrati; chi non lo era rimasto escluso.

Il terremoto dell'aprile 2009 ha ucciso 308 persone a L'Aquila e ha lasciato la città in rovina. La ricostruzione ha richiesto anni, e molti hanno criticato il modo in cui lo Stato ha distribuito i fondi di risarcimento e i permessi di ricostruzione. Chi non aveva documenti formali — migranti, persone senza fissa dimora, lavoratori in nero — è stato effettivamente cancellato dai registri della città.

Il caso del nigeriano che vince la lotteria echeggia questa dinamica. La vincita di 500mila euro avrebbe potuto trasformare la sua vita; invece, il sistema burocratico lo ha costretto a rinunciare al premio per mancanza di una carta d'identità. Solo quando il caso è diventato pubblico, grazie alla copertura internazionale, le autorità hanno agito.

Secondo il Guardian, il permesso di soggiorno è stato infine concesso, permettendo all'uomo di reclamare il premio. Ma la vittoria è paradossale: lo Stato ha riconosciuto i suoi diritti solo dopo che la stampa straniera ha reso il caso imbarazzante a livello internazionale. Per chi vive in situazioni simili — e in Italia ce ne sono migliaia — nessun giornale straniero scrive la loro storia.

L'Abruzzo ospita una popolazione che invecchia e si spopola. Secondo i dati demografici europei, la regione perde giovani ogni anno, sia verso il Nord Italia che verso l'estero. Allo stesso tempo, accoglie migranti, spesso in condizioni precarie. La tensione tra il diritto di restare e il diritto di lavorare, di avere documenti, di accedere ai servizi, rimane irrisolta.

La ricostruzione post-sismica ha creato una burocrazia complessa e spesso ostile a chi non rientra nelle categorie ufficiali. Coloro che cercavano di ricostruire le loro case dovevano provare la proprietà, la residenza, l'identità. Chi non aveva questi documenti è rimasto fuori. Allo stesso modo, chi lavora in nero — come il venditore ambulante nigeriano — vive in una zona grigia dove i diritti sono teorici ma non praticabili.

Il caso della lotteria sottolinea un'altra lacuna: il diritto di accesso al denaro. In Italia, come in molti paesi europei, prelevare denaro da una vincita richiede un conto bancario, che a sua volta richiede documenti di identità. Per chi non ha un passaporto o un visto, la strada è bloccata. La banca non può trasferire il denaro, lo Stato non concede il documento, e il premio rimane congelato.

Le autorità abruzzesi hanno dovuto affrontare situazioni simili durante la ricostruzione. Alcune persone avevano perso i documenti nel terremoto e non potevano ricevere i fondi di risarcimento. Altre non erano registrate ufficialmente come residenti di L'Aquila, pur vivendoci da decenni. Lo Stato ha dovuto improvvisare, creando procedure di eccezione. Tuttavia, queste procedure erano sempre reattive, non proattive.

Il caso del nigeriano suggerisce che l'Italia ha una scelta: o riforma i suoi sistemi di accesso ai diritti in modo da includerli automaticamente, oppure continuerà a scoprire, caso dopo caso, che il suo sistema esclude persone che vivono dentro i suoi confini. La copertura internazionale ha forzato una soluzione in questo caso; altri rimangono bloccati.

Per l'Abruzzo, che ha investito enormi risorse nella ricostruzione ma rimane fragile demograficamente, la questione è ancora più urgente. La regione ha bisogno di manodopera; allo stesso tempo, non riesce a integrare formalmente chi arriva. Il caso della lotteria è un promemoria che il divario tra diritti teorici e diritti praticabili rimane aperto, e che solo la pressione internazionale sembra forzare lo Stato a colmarlo.

Il Guardian ha celebrato la vittoria dell'uomo come una conquista dei diritti umani. Per chi vive in Abruzzo, rimane una vittoria fragile, ottenuta non perché lo Stato abbia riconosciuto il problema, ma perché i giornali stranieri lo hanno messo in imbarazzo. Fino a quando il sistema non cambia, altre storie simili continueranno a rimanere invisibili.

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