The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
Back to the edition

EMILIA-ROMAGNA

Roma apre i siti di notte: il turismo cambia passo

La capitale testa aperture serali per sfuggire a caldo e folle. Un modello che guarda al futuro

Giulia Benati1,058 wordsEdition88mercoledì 19 agosto 2026 — Edizione № 88

Roma sta testando questa estate un nuovo modo di visitare la città: aprire i siti turistici di notte. L'iniziativa, riportata da France 24, include musei, parchi, siti archeologici, monumenti, ville e residenze storiche. Una rivoluzione pensata per rispondere a due problemi che stanno cambiando il volto del turismo italiano: le recenti ondate di caldo e le folle che saturano i siti durante il giorno.

L'esperimento arriva in un momento in cui l'Italia intera cerca di ripensare il proprio modello turistico. Le città d'arte come Roma, Firenze e Venezia hanno a lungo convissuto con il sovraffollamento estivo, ma il cambiamento climatico sta aggiungendo una pressione nuova: il caldo estremo rende sempre meno sopportabile visitare i siti all'aperto nelle ore centrali della giornata.

La scelta di Roma potrebbe avere effetti anche su altre città. Se l'esperimento funzionerà, il modello delle aperture notturne potrebbe essere replicato altrove, ridisegnando i flussi di visitatori e alleggerendo la pressione sulle infrastrutture urbane.

L'iniziativa romana, come racconta France 24, è una risposta concreta a una stagione che ha messo a dura prova il settore. Le ondate di caldo che hanno colpito l'Italia centrale in questo agosto hanno reso quasi impraticabili le visite turistiche nelle ore di punta. Le temperature elevate, combinate con l'umidità e la ressa, hanno trasformato le passeggiate tra i Fori o nei musei vaticani in un'esperienza faticosa, talvolta pericolosa per le fasce più fragili della popolazione.

Il turismo notturno non è una novità assoluta in Italia. Molte città hanno già sperimentato aperture serali straordinarie in occasione di eventi speciali, come la Notte dei Musei o le aperture prolungate durante il periodo natalizio. Ma la scelta di Roma di rendere sistematiche queste aperture durante l'estate rappresenta un cambio di passo: non più un'eccezione, ma una strategia.

Per l'Emilia-Romagna, la regione che conosco bene, il tema è di grande attualità. Bologna, con il suo centro storico medievale e i suoi portici patrimonio dell'umanità, ha già sperimentato aperture notturne in occasione di eventi come Bologna Estate. Ma la sfida più grande riguarda le città d'arte minori, quelle che vivono di turismo culturale ma non hanno le risorse di una capitale.

Il modello romano potrebbe offrire una strada. Aprire i siti di notte non significa solo distribuire i flussi nell'arco della giornata, ma anche creare nuove opportunità economiche: ristoranti, bar, trasporti notturni, guide specializzate. Una città che vive anche di notte è una città che offre lavoro e servizi in un arco temporale più ampio.

C'è però un rovescio della medaglia. Il turismo notturno richiede investimenti in sicurezza, illuminazione, personale. I musei e i siti archeologici italiani soffrono da anni di carenza di organico, e aprire di notte significa raddoppiare i turni del personale di vigilanza e accoglienza. Non è un caso che l'esperimento romano sia presentato come un test: bisognerà valutare costi e benefici.

Il dibattito sul turismo di massa in Italia è acceso da anni. La stampa internazionale, dal Guardian al New York Times, ha più volte raccontato le proteste dei residenti di Venezia contro le navi da crociera, le ordinanze anti-alcol a Firenze, i limiti agli accessi nelle Cinque Terre. Il turismo è la principale voce dell'economia italiana, ma è anche una fonte di tensioni sociali e di usura per il patrimonio.

La scelta di Roma di puntare sulla notte è una delle risposte possibili a questa contraddizione. Non risolve il problema del sovraffollamento, ma lo sposta: chi vuole vedere il Colosseo senza la folla delle 11 del mattino può farlo alle 21, quando il caldo si è attenuato e le strade sono più percorribili.

Per l'Emilia-Romagna, che ospita alcuni dei siti Unesco più visitati d'Italia, come il Duomo di Modena, la Piazza Grande di Ferrara e i portici di Bologna, la lezione è chiara: il futuro del turismo culturale passa anche dalla capacità di innovare l'offerta. Le aperture notturne, le visite tematiche, i percorsi alternativi sono strumenti che possono aiutare a gestire i flussi senza rinunciare alla qualità dell'esperienza.

Il turismo notturno, inoltre, si inserisce in una tendenza più ampia che vede le città italiane ripensare i propri spazi pubblici. Le piazze, i portici, le strade del centro diventano teatri di una vita che non si ferma al tramonto. È un modello che in altre parti d'Europa, come a Madrid o a Barcellona, ha funzionato, ma che in Italia deve fare i conti con una tradizione urbanistica e una legislazione che spesso privilegiano la chiusura.

L'esperimento romano sarà osservato con attenzione anche dagli operatori turistici emiliano-romagnoli. Le agenzie di viaggio, gli albergatori, i ristoratori della regione seguono con interesse le innovazioni che arrivano dalla capitale, nella consapevolezza che il turismo è un settore in continua evoluzione, dove chi si ferma rischia di perdere terreno.

C'è poi un aspetto climatico che non va sottovalutato. Le ondate di caldo non sono un fenomeno passeggero: gli scienziati prevedono che diventeranno sempre più frequenti e intense nei prossimi anni. Adattare il turismo a questa nuova realtà non è un'opzione, ma una necessità. Le città che lo capiranno prima avranno un vantaggio competitivo.

Il test romano, secondo France 24, è parte di una strategia più ampia che la capitale sta sviluppando per gestire il turismo in modo sostenibile. Le aperture notturne si affiancano ad altre misure, come la limitazione degli accessi in alcuni siti e la promozione di itinerari alternativi che decongestionano le zone più gettonate.

Per l'Emilia-Romagna, che ha fatto del turismo enogastronomico e culturale uno dei suoi punti di forza, la sfida è simile ma con caratteristiche diverse. Qui i flussi sono meno concentrati che a Roma o Firenze, ma la stagionalità è marcata: l'estate porta i turisti in riviera, mentre le città d'arte vivono di picchi legati a eventi e fiere.

Il modello delle aperture notturne potrebbe aiutare a distribuire i flussi anche in questo contesto, valorizzando il patrimonio culturale delle città emiliane nelle ore serali, quando i turisti della riviera cercano qualcosa da fare dopo il mare. È una possibilità che gli amministratori locali stanno cominciando a valutare, consapevoli che il turismo non si fa solo con le spiagge.

L'esperimento romano, insomma, è più di una curiosità estiva. È un segnale di come il turismo italiano stia cercando di adattarsi a un mondo che cambia, tra clima impazzito e flussi sempre più massicci. E per una regione come l'Emilia-Romagna, che vive di ospitalità e di cultura, è una lezione da guardare con attenzione.

Share