EMILIA-ROMAGNA
Le oche selvatiche invadono i campi dell'Emilia
La densità crescente di volatili minaccia i raccolti della regione più produttiva d'Italia
Giulia Benati1,247 wordsEdition №8domenica 7 giugno 2026 — Edizione № 8
La campagna dell'Emilia-Romagna sta affrontando un'invasione silenziosa che minaccia i raccolti e la redditività delle aziende agricole. Secondo quanto riportato da fonti specializzate di settore, la presenza incontrollata di oche selvatiche nella regione è diventata un'emergenza, con densità di volatili così elevate da causare danni estesi alle colture. La Confederazione italiana agricoltori (Cia) ha recentemente presentato una richiesta formale per includere l'oca selvatica nella lista delle specie cacciabili, un passo che evidenzia la gravità della situazione.
Il problema non è nuovo, ma sta accelerando. Le oche selvatiche, in particolare l'oca granaiola, si concentrano nelle zone umide e nei campi coltivati della pianura padana, dove trovano condizioni ideali per nidificare e alimentarsi. Durante i mesi primaverili e autunnali, quando le migrazioni sono più intense, i danni ai seminativi diventano catastrofici: le oche strappano le piantine appena germogliate, compattano il terreno con il loro peso e consumano quantità enormi di colture in crescita.
L'Emilia-Romagna, che produce il 40 per cento dei cereali italiani e ospita alcune delle filiere agroalimentari più pregiate d'Europa — dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma — non può permettersi di perdere redditività. Gli agricoltori della regione operano su margini sempre più stretti, pressati dai costi energetici e dai prezzi delle materie prime, e una perdita di raccolto può significare la differenza tra la sopravvivenza e il fallimento di un'azienda familiare.
