SARDEGNA
Il GNL qatariota colpito a Hormuz, l'industria italiana trema
La forza maggiore si allarga: 24 spedizioni bloccate, l'energia italiana guarda al Mediterraneo
Gavino Sanna640 wordsEdition №69martedì 4 agosto 2026 — Edizione № 69
Una seconda nave con gas naturale liquefatto qatariota è stata colpita nello Stretto di Hormuz, ha riferito lunedì Euronews. La GasLog Shanghai è stata presa di mira mentre lasciava lo stretto, settimane dopo che l'Al Rekayyat è stata colpita nella stessa area.
L'azienda italiana Edison ha dichiarato che QatarEnergy ha esteso la forza maggiore su altri tre carichi, portando il totale interessato a 24 spedizioni fino a settembre. La notizia arriva in un momento in cui l'Europa affronta una crisi energetica aggravata dall'ondata di caldo.
La notizia, riportata da Euronews, ha conseguenze dirette per l'Italia. Edison, società energetica italiana, è uno dei principali acquirenti di GNL qatariota, e la forza maggiore dichiarata da QatarEnergy blocca di fatto le forniture previste fino a settembre.
Per la Sardegna, la questione energetica ha un volto concreto. Il porto di Porto Torres, nel nord dell'isola, ospita da anni un rigassificatore che riceve GNL dal Qatar. È uno dei tre impianti italiani di questo tipo, e la sua attività è legata a filo doppio alle forniture qatariote.
La stampa internazionale, nel raccontare gli attacchi nello Stretto di Hormuz, ha sottolineato la vulnerabilità delle rotte energetiche del Mediterraneo. Un terzo del GNL mondiale transita da Hormuz, e qualsiasi interruzione ha effetti immediati sui prezzi e sulla sicurezza energetica europea.
L'Italia, che importa gran parte del suo gas dall'estero, è particolarmente esposta. Il rigassificatore di Porto Torres è stato progettato proprio per diversificare le fonti di approvvigionamento, ma la sua dipendenza dal Qatar lo rende vulnerabile alle tensioni in Medio Oriente.
La forza maggiore estesa da QatarEnergy, come ha spiegato Euronews, riguarda ora 24 spedizioni. Un numero significativo, che costringerà Edison e gli altri acquirenti a cercare alternative sul mercato spot, con costi potenzialmente più alti.
Per la Sardegna, l'energia è una questione doppiamente delicata. L'isola, storicamente dipendente dalle importazioni, ha visto negli ultimi anni un dibattito acceso sulle fonti rinnovabili e sulla transizione energetica. Il rigassificatore di Porto Torres, da alcuni visto come una risorsa, da altri come un'infrastruttura ingombrante, è al centro di questa discussione.
La crisi di Hormuz, però, riporta l'attenzione sulla sicurezza delle forniture. Mentre l'Europa cerca di ridurre la sua dipendenza dal gas russo, il GNL qatariota è diventato una delle alternative principali. Ma la rotta che lo porta in Italia passa da uno stretto sempre più instabile.
Gli attacchi alle navi, secondo gli analisti citati da Euronews, non sono un caso isolato. La regione del Golfo è da mesi teatro di tensioni, e le infrastrutture energetiche sono diventate un bersaglio. Per l'Italia, che ha pochi margini di manovra, la situazione è delicata.
La Sardegna, dal canto suo, guarda al futuro. L'isola ha un potenziale enorme per le rinnovabili — sole, vento e mare — e molti osservatori internazionali la indicano come un laboratorio naturale per la transizione energetica. Ma i tempi della burocrazia e degli investimenti sono lunghi, e la crisi attuale mostra quanto sia urgente accelerare.
Il rigassificatore di Porto Torres, intanto, continua a operare, ma con la spada di Damocle della forza maggiore sopra la testa. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le forniture riprenderanno o se l'Italia dovrà cercare alternative.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in una lettera al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, ha chiesto di rafforzare i confini dell'Unione, come ha riferito The Guardian. Ma la crisi energetica, per molti versi, è una questione di sicurezza altrettanto urgente.
Per la Sardegna, l'energia non è solo una questione di bollette. È una questione di identità e di futuro. L'isola, che ha visto partire i suoi giovani e svuotarsi le sue zone interne, cerca nelle rinnovabili una possibilità di rinascita. Ma finché le forniture dipendono da rotte instabili, il cammino resta in salita.
