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CULTURA

Welles e Don Chisciotte: gli archivisti europei cercano il finale perduto

Settant'anni dopo i primi fotogrammi, un consorzio internazionale spera di completare il capolavoro incompiuto del cineasta con 30 ore di materiale conservato

Costanza Bardi1,247 wordsEdition №31martedì 30 giugno 2026 — Edizione № 31

Più di settant'anni dopo aver girato i primi fotogrammi, il Don Chisciotte di Orson Welles potrebbe finalmente trovare il suo epilogo. Secondo il Guardian, un consorzio di archivisti cinematografici europei sta cercando di assemblare il capolavoro incompiuto del regista utilizzando circa 30 ore di filmati conservati da tre paesi diversi.

Il progetto, iniziato negli anni Cinquanta, rimase incompiuto alla morte di Welles nel 1985. Negli ultimi decenni, il materiale girato è stato sparso tra archivi europei, frammentato e talvolta dimenticato, finché il consorzio non ha deciso di riunire i pezzi.

La sfida è colossal: non si tratta solo di montare il film, ma di interpretare la visione estetica di Welles attraverso il materiale esistente, colmando i vuoti narrativi con una sensibilità che onori l'intento originale del cineasta.

Il Don Chisciotte di Orson Welles è una delle più affascinanti rovine del cinema mondiale. Concepito negli anni Cinquanta come un'opera monumentale che avrebbe fondato la tecnologia cinematografica con la letteratura classica, il progetto si trascinò attraverso tre decenni di riprese frammentarie, cambimenti di location, difficoltà finanziarie e revisioni creative.

Welles girò scene in Spagna, in Messico e negli Stati Uniti, sempre inseguendo una visione che si trasformava mentre lavorava. Il materiale accumulato — scene complete, sequenze parziali, esperimenti tecnici, riprese di prova — rimase sparso negli archivi europei dopo la sua morte nel 1985, una collezione di frammenti senza un ordine evidente.

Il Guardian descrive come il consorzio di archivisti abbia iniziato il lavoro di ricognizione internazionale circa due anni fa, recuperando 30 ore di pellicola da tre paesi europei. Non è tutto il materiale che Welles girò, ma rappresenta il nucleo più coeso della visione finale che il regista perseguiva negli ultimi anni di lavoro.

La Toscana, luogo mitico della ricerca quixotesca e scenario naturale per il Don Chisciotte, non appare direttamente nel materiale recuperato, ma la questione del completamento del film tocca una questione centrale per le regioni italiane ricche di patrimonio culturale: come preservare e interpretare l'opera incompiuta dei grandi creatori, e chi ha il diritto di decidere il significato finale di un'opera lasciata sospesa.

Il problema tecnico è considerevole. Montare il Don Chisciotte di Welles non significa semplicemente collegare scene in ordine cronologico. Significa comprendere la grammatica visiva del regista, le sue scelte di inquadratura e ritmo, i suoi esperimenti con il suono e il colore, e poi decidere come procedere quando il materiale si interrompe. Gli archivisti devono diventare, in un certo senso, lettori di Welles stesso.

Secondo il Guardian, il consorzio ha coinvolto esperti da più istituzioni europee, ciascuno portando competenze diverse: restauro di pellicola, storia del cinema, teoria della montatura, persino consulenza su come Welles avrebbe potuto procedere in base ai suoi diari e ai suoi scritti teorici.

La questione del completamento di un'opera d'arte incompiuta solleva interrogativi filosofici che vanno oltre il cinema. Un'opera lasciata sospesa rappresenta una scelta artistica, anche se involontaria? Il completamento tradisce la visione originale, o la onora? Chi possiede il diritto di completare il lavoro di un maestro morto?

In Italia, dove il dibattito sulla conservazione del patrimonio culturale è costante — dalle chiese restaurate alle rovine archeologiche — queste domande hanno una risonanza particolare. La Toscana in particolare, come custode di una tradizione artistica rinascimentale costruita su capolavori spesso incompiuti (si pensi alle sculture di Michelangelo), conosce bene la tensione tra il frammento e la completezza.

Il progetto di Welles affascina anche perché rappresenta un'era di cinema europeo in cui la frontiera tra arte e industria era ancora porosa, in cui un regista poteva inseguire una visione attraverso decenni senza la pressione di un calendario di distribuzione contemporaneo. Il Don Chisciotte incompiuto è un monumento a quella libertà creativa, anche se costosa.

Gli archivisti, secondo il Guardian, sperano di completare il montaggio preliminare entro il prossimo anno. Non sarà il Don Chisciotte che Welles avrebbe realizzato se avesse avuto il tempo e i mezzi, ma sarà il Don Chisciotte che Welles ha lasciato, finalmente assemblato in una forma che il pubblico potrà vedere.

La Toscana, con la sua tradizione di ospitare artisti stranieri e di celebrare l'opera incompiuta come parte della sua eredità estetica, rappresenta il contesto ideale per riflettere su cosa significhi completare il lavoro di un genio. Il film di Welles, una volta finito, probabilmente troverà la sua strada verso festival europei e archivi cinematografici, ma la sua vera casa intellettuale rimane quella ricerca di significato che caratterizza il rapporto dell'Italia con l'arte non finita.

Il progetto dei consorzio europei è dunque un atto di archeologia creativa, non diverso dal lavoro che i conservatori toscani svolgono quotidianamente sui dipinti del Rinascimento o sulle sculture antiche: recuperare i frammenti del passato e assemblarli in un modo che consenta al presente di dialogare con la visione incompiuta di chi ci ha preceduto.

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