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VALLE D'AOSTA

Il lievito di Ötzi: 5.300 anni di fermentazione alpina

Gli scienziati estraggono il microbo dalla mummia del Neolitico e lo usano per fare pane. La scoperta illumina la storia biologica delle Alpi

Camille Bréan1,055 wordsEdition5venerdì 5 giugno 2026 — Edizione № 5

Il 4 giugno, CBS News ha riportato una scoperta straordinaria: gli scienziati hanno isolato lievito vivo dallo stomaco di Ötzi l'Uomo dei Ghiacci, la mummia neolitica trovata nei ghiacci del confine tra Austria e Italia più di trent'anni fa. Secondo il resoconto, i ricercatori hanno utilizzato il microbo antico per preparare pane a lievitazione naturale, dimostrando che il lievito era rimasto vitale nonostante i millenni di congelamento.

Ötzi fu ucciso da una freccia circa 5.300 anni fa, prima ancora che fossero costruite le piramidi egiziane. Il suo corpo, conservato naturalmente dal ghiaccio e dal freddo alpino, è stato scoperto nel 1991 sul confine tra il Tirolo austriaco e l'Alto Adige italiano. Da allora, è diventato uno dei reperti archeologici più studiati al mondo, fornendo informazioni senza precedenti sulla vita umana nel Neolitico.

La scoperta del lievito rappresenta una finestra inaspettata sulla biologia alpina antica. CBS News ha spiegato che il lievito trovato nello stomaco di Ötzi appartiene a specie ancora comuni oggi, il che suggerisce che l'ambiente microbico delle Alpi è rimasto straordinariamente stabile per millenni. Questo ha implicazioni per la comprensione di come gli ecosistemi alpini abbiano resistito ai cambiamenti climatici nel corso della storia umana.

La Valle d'Aosta, come il resto delle Alpi occidentali, si trova in una regione dove la storia naturale e umana sono profondamente intrecciate. Il ritrovamento di Ötzi, sebbene ubicato tecnicamente in territorio austriaco, rappresenta un patrimonio condiviso delle Alpi. La mummia è conservata presso il Museo Archeologico dell'Alto Adige a Bolzano, a poche decine di chilometri dalla Valle d'Aosta. La scoperta del lievito aggiunge un nuovo strato di significato a questo reperto già straordinario.

CBS News ha riferito che il lievito isolato è stato identificato come appartenente al genere Saccharomyces, lo stesso genere utilizzato nella moderna fermentazione del pane e della birra. Questo suggerisce che Ötzi potrebbe aver consumato alimenti fermentati, anche se il pane a lievitazione naturale come lo conosciamo oggi potrebbe non essere stato ancora sviluppato nel Neolitico. La scoperta apre interrogativi sulla storia della fermentazione umana e su come le comunità antiche abbiano sfruttato i microbi locali.

La conservazione di Ötzi nei ghiacci rappresenta un caso unico di preservazione biologica. Il freddo costante, la bassa umidità e l'assenza di ossigeno hanno mantenuto non solo il corpo, ma anche i microbi nel suo stomaco in uno stato di ibernazione biologica. Quando i ricercatori hanno riscaldato il lievito e lo hanno esposto a condizioni favorevoli, è tornato a moltiplicarsi. Questo fenomeno illustra la resilienza della vita microbica e la capacità dei ghiacciai alpini di conservare la storia biologica.

Per la Valle d'Aosta, la scoperta ha implicazioni per la comprensione del patrimonio alpino. La regione è situata in un ambiente dove i ghiacciai ancora esistono, sebbene in ritirata. Il ghiacciaio del Gran Paradiso, il più grande della Valle d'Aosta, è stato oggetto di studi scientifici intensi negli ultimi decenni. La scoperta del lievito di Ötzi suggerisce che i ghiacciai alpini potrebbero contenere altre tracce di vita antica, congelate e conservate per millenni.

CBS News ha sottolineato come l'esperimento del pane rappresenti una forma di archeologia sperimentale. Utilizzando il lievito antico per fare pane moderno, i ricercatori hanno creato un ponte tra il passato e il presente. Il pane risultante, secondo il resoconto, era commestibile e aveva caratteristiche coerenti con la fermentazione naturale. Questo ha permesso ai ricercatori di comprendere meglio come il lievito avrebbe potuto influenzare la dieta e la salute di Ötzi.

La scoperta si inserisce in un contesto più ampio di ricerca sulla microbiologia alpina. Gli scienziati hanno sempre più interesse nel comprendere come i microbi abbiano evoluto negli ambienti montani estremi. Le Alpi, con le loro variazioni di altitudine, temperatura e umidità, rappresentano un laboratorio naturale per lo studio dell'adattamento microbico. Il lievito di Ötzi fornisce un punto di riferimento temporale unico per tracciare l'evoluzione di questi organismi.

La Valle d'Aosta ha una lunga tradizione di ricerca scientifica alpina. L'Università della Valle d'Aosta, sebbene piccola, collabora con istituzioni internazionali su progetti di ricerca ambientale e biologica. La scoperta del lievito di Ötzi potrebbe ispirare nuovi progetti di ricerca sulla preservazione biologica nei ghiacciai della regione e sulla storia microbica delle Alpi.

CBS News ha anche notato come la scoperta abbia implicazioni per la conservazione di Ötzi stesso. Sapere che il corpo contiene ancora microbi vitali solleva questioni sulla gestione futura della mummia. I musei devono bilanciare l'accesso scientifico con la preservazione a lungo termine. La scoperta del lievito dimostra che ogni studio di Ötzi potrebbe rivelare nuove informazioni, ma anche che il corpo rimane un archivio biologico fragile e prezioso.

La fermentazione è uno dei processi biologici più antichi sfruttati dall'uomo. Pane, birra, vino e altri alimenti fermentati hanno giocato un ruolo cruciale nello sviluppo delle civiltà umane. La scoperta che Ötzi potrebbe aver avuto accesso a lievito naturale suggerisce che le comunità neolitiche delle Alpi avessero già una sofisticata comprensione dei processi biologici, anche se non consapevole a livello scientifico moderno.

Il clima alpino rappresenta un fattore cruciale nella storia di Ötzi e nella preservazione del lievito. Le temperature fredde e costanti dei ghiacciai hanno creato le condizioni ideali per la conservazione. Oggi, con il cambiamento climatico, i ghiacciai alpini si stanno ritirando. Questo significa che altri reperti antichi, potenzialmente conservati nel ghiaccio, potrebbero essere esposti e persi. La scoperta del lievito di Ötzi sottolinea l'urgenza di studiare e preservare i ghiacciai alpini prima che il riscaldamento globale distrugga i loro archivi biologici.

Per la Valle d'Aosta, il messaggio è che le Alpi non sono solo un paesaggio contemporaneo, ma un archivio vivente di storia naturale e umana. I ghiacciai che scendono dalle montagne della regione potrebbero contenere altre scoperte scientifiche straordinarie, se studiate prima che il riscaldamento le distrugga. La scoperta del lievito di Ötzi è un promemoria che la ricerca scientifica alpina rimane una frontiera importante per la comprensione della storia umana e della biologia della Terra.

CBS News ha concluso il suo resoconto sottolineando come la scoperta rappresenti un esempio di come la scienza moderna possa dialogare con il passato antico. Utilizzando tecniche di biologia molecolare e microbiologia contemporanea, i ricercatori hanno dato voce a un organismo che non aveva lasciato tracce scritte, ma che aveva comunque plasmato la vita di Ötzi 5.300 anni fa. Questo dialogo tra passato e presente rimane uno dei compiti più affascinanti della ricerca scientifica alpina.

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