SCIENZA
Nel ghiaccio di Ötzi vivono ancora microbi di 5.300 anni fa
Lo studio dal Museo di Archeologia dell'Alto Adige rivela tracce di vita microbica nella mummia alpina. Cosa significa per la conservazione e l'evoluzione
Klara Hofer771 wordsEdition №27venerdì 26 giugno 2026 — Edizione № 27

Una scoperta annunciata dal New York Post questa settimana ha rivelato tracce di microbi vivi all'interno di Ötzi l'Uomo del Ghiaccio, la mummia di 5.300 anni conservata nel ghiaccio delle Alpi e custodita al Museo di Archeologia dell'Alto Adige di Bolzano. Lo studio, pubblicato sulla rivista Microbiome, documenta l'inaspettata persistenza di organismi microscopici nel corpo della mummia — una scoperta che sfida le comprensioni precedenti sulla durata della vita biologica in condizioni di congelamento estremo.
La ricerca aggiunge un nuovo strato di complessità allo studio di Ötzi, il cui corpo fu scoperto da un turista nel 1991 all'interno di un ghiacciaio alpino. Da allora, la mummia è diventata una finestra sulla vita preistorica europea: gli scienziati hanno analizzato il suo DNA, i suoi ultimi pasti, le ferite che portava. Ora, la presenza di microbi ancora biologicamente attivi suggerisce che il ghiaccio non è semplicemente un conservante passivo, ma un ambiente dove forme di vita microscopica possono persistere in uno stato di quiescenza per millenni.
Per la regione del Trentino-Alto Adige, il risultato tocca questioni cruciali legate al cambiamento climatico alpino. Se il ghiaccio che ha preservato questi microbi per 5.300 anni continua a sciogliersi ai ritmi attuali — come avvertono i climatologi internazionali — il rilascio di organismi antichi potrebbe avere implicazioni ancora non completamente comprese per gli ecosistemi locali e la salute pubblica.
La scoperta ha implicazioni scientifiche ampie. Se organismi microscopici possono sopravvivere in uno stato biologicamente sospeso per migliaia di anni, ciò modifica il modo in cui gli scienziati comprendono la resilienza della vita in ambienti estremi. L'agenzia di stampa SWNS ha riportato i dettagli dello studio, che esamina non solo Ötzi ma potenzialmente altri reperti conservati nel ghiaccio.
Per il Trentino-Alto Adige, il risultato tocca questioni cruciali legate al cambiamento climatico alpino.
I ghiacciai alpini della regione si stanno ritirando significativamente. I dati dei ricercatori europei mostrano perdite accelerate di massa glaciale negli ultimi due decenni, in particolare nelle Alpi Orientali dove si trova il ghiacciaio che ha conservato Ötzi. Questo ritmo di scioglimento è senza precedenti nell'Olocene, il periodo geologico attuale.
La scoperta dei microbi solleva una domanda pratica per i conservatori: cosa accade quando il ghiaccio antico si scioglie e rilascia organismi che non hanno interagito con l'atmosfera moderna per millenni? Il Museo di Archeologia dell'Alto Adige, che custodisce Ötzi, dovrà considerare nuovi protocolli di conservazione e possibili rischi biologici mentre il clima continua a cambiare.
Gli scienziati hanno anche osservato che la scoperta di microbi vivi in una mummia così antica apre interrogativi sulla contaminazione crociata. Come hanno fatto questi organismi a sopravvivere? Erano già presenti nel corpo di Ötzi al momento della morte, o sono entrati successivamente attraverso l'acqua di fusione glaciale? Le risposte richiederanno ulteriori studi.
A livello più ampio, la scoperta si inserisce in un dibattito crescente sulla fragilità degli archivi naturali dell'Europa. I ghiacciai alpini contengono registri di pollini antichi, di isotopi atmosferici e, ora sappiamo, di vita microscopica. Man mano che questi ghiacciai scompaiono, scompaiono anche i dati che contengono.
La regione alpina del Trentino-Alto Adige ha una lunga tradizione di ricerca glaciologica e paleontologica. Il ritrovamento di Ötzi nel 1991 ha consolidato la posizione della regione come centro mondiale di studi su reperti antichi conservati nel ghiaccio. Questa nuova ricerca sugli organismi microscopici rafforza l'importanza di preservare i ghiacciai rimanenti non solo per ragioni ambientali, ma anche per ragioni scientifiche e storiche.
Il Museo di Archeologia dell'Alto Adige, situato a Bolzano, ospita il corpo di Ötzi in una camera a temperatura controllata. La scoperta dei microbi aggiunge un nuovo capitolo alla storia della mummia e sottolinea l'importanza continua della ricerca interdisciplinare — dalla paleontologia alla microbiologia — per comprendere il passato remoto.
Gli scienziati internazionali ora si chiedono se altre mummie conservate nel ghiaccio in altre parti del mondo potrebbero contenere microbi vivi. La scoperta potrebbe portare a una revisione sistematica dei protocolli di conservazione per tutti i reperti glaciali.
Per il Trentino-Alto Adige, la notizia sottolinea una tensione locale crescente: il patrimonio naturale e culturale della regione — i ghiacciai, le mummie, gli ecosistemi alpini — è minacciato dal cambiamento climatico globale. La ricerca su Ötzi e i suoi microbi non è solo un esercizio accademico; è una chiamata all'azione per proteggere ciò che rimane dei ghiacciai alpini prima che si sciolgano completamente.
La scoperta arriva mentre l'Europa affronta un'ondata di caldo record. Le temperature estreme che stanno colpendo il continente in questi giorni accelerano lo scioglimento glaciale. In questo contesto, lo studio dei microbi antichi di Ötzi acquista un'urgenza particolare: è un promemoria che il passato biologico del nostro pianeta è letteralmente in via di fusione.
