ESTERI
Il Papa a Parigi, e Roma guarda lo scisma da dentro il Vaticano
Le Monde e CBS stimano 800.000 fedeli alla messa di Place de la Concorde; France 24 ricorda la scomunica della Società San Pio X
Davide Ruspoli1,112 wordsEdition №128domenica 27 settembre 2026 — Edizione № 128
Papa Leone XIV ha celebrato una messa all'aperto a Place de la Concorde, a Parigi, davanti a una folla che il Vaticano ha stimato in 800.000 persone. Lo hanno riferito Le Monde e la CBS News, che concordano sulla cifra fornita dalla Santa Sede.
La visita di Stato di quattro giorni in Francia, dopo il viaggio in Africa, è stata letta dal New York Times come il tentativo di Leone di essere il Papa di tutti, capace di parlare sia ai cuori storici del cattolicesimo romano sia alle nuove roccaforti della Chiesa.
Il contesto francese è però tutt'altro che pacificato. France 24 ha ricordato che la recente scomunica dei seguaci della Società San Pio X, la setta scismatica ultraconservatrice, ha riacceso una faida di lunga data dentro la Chiesa cattolica proprio mentre il Papa arrivava in Francia.
Per Roma, sede del Vaticano e della Curia, la questione non è un dettaglio francese: la scomunica dei lefebvriani è un atto firmato dentro le mura della Città del Vaticano, e il Lazio è il luogo dove quella rottura viene amministrata.
Papa Leone XIV ha guidato la messa nella iconica Place de la Concorde davanti a una folla che la Santa Sede ha stimato in 800.000 persone. Le Monde e la CBS News hanno riportato la stessa cifra, attribuendola al Vaticano. È il numero che definisce la portata dell'evento e che le testate hanno usato come misura della sua rilevanza politica.
Il New York Times ha inquadrato il viaggio in una strategia più ampia. Dopo l'Africa, il viaggio di quattro giorni in Francia mostrerebbe come Leone cerchi di attrarre sia i cuori originari del cattolicesimo romano sia le nuove roccaforti della Chiesa. È la lettura di un papato che si presenta come globale più che europeo, anche quando celebra in Europa.
Politico Europe ha aggiunto un livello politico diretto. All'Eliseo, ha scritto la testata, il Papa ha difeso la libertà di coscienza senza nominare l'estrema destra, mentre la favorita Marine Le Pen rilanciata una proposta di divieto del velo. Il riferimento alla libertà di coscienza, in quel contesto, è stato letto come un avvertimento alle forze populiste che mirano al potere.
France 24 ha offerto la chiave più scomoda: la recente scomunica da parte del Vaticano dei seguaci della Società San Pio X ha riacceso una faida di lunga data dentro la Chiesa cattolica romana, proprio in vista della visita di Stato. Il gruppo ultraconservatore, ha ricordato la testata, ha creato un'ampia rete di scuole e ha attirato migliaia di fedeli.
È qui che la storia francese diventa una storia romana. La Società San Pio X è un fenomeno nato in rottura con Roma, e la sua scomunica è un atto che appartiene alla giurisdizione vaticana. Il Lazio, e la Città del Vaticano che sorge dentro Roma, è il luogo fisico in cui quella rottura viene decisa, comunicata e gestita.
Il tema non è nuovo. Lo scisma lefebvriano accompagna la Chiesa da decenni, da quando l'arcivescovo Marcel Lefebvre ordinò vescovi senza mandato pontificio. Le fasi di riavvicinamento e di rottura si sono alternate, e ogni pontificato ha dovuto affrontare la domanda su quanto spazio concedere a chi rifiuta il Concilio Vaticano II. La scomunica riferita da France 24 è l'ultimo capitolo di quella vicenda.
La rete di scuole della Società San Pio X è l'elemento che rende la questione concreta e non solo dottrinale. Un gruppo che gestisce istituti educativi e raccoglie migliaia di fedeli non è una setta marginale: è una struttura con patrimonio, personale e presenza territoriale, e la sua rottura con Roma ha conseguenze materiali oltre che teologiche.
La scelta del Papa di celebrare in Francia mentre quella frattura è aperta è stata letta dalle testate come un gesto deliberato. Politico Europe ha descritto un Pontefice che chiede dialogo urgente; il New York Times ha parlato di un Papa che vuole essere di tutti. Nessuna delle due letture, però, cancella il fatto che la scomunica sia un atto di rottura, non di dialogo.
Roma osserva tutto questo da una posizione particolare. La città è la sede della Santa Sede e, allo stesso tempo, la capitale della Repubblica Italiana. Il rapporto tra Chiesa e Stato, che in altri paesi è materia di dibattito costituzionale, a Roma è una geografia quotidiana: il Vaticano è un'enclave dentro la città, e le due sovranità convivono a poche centinaia di metri.
Questo significa che ogni crisi interna alla Chiesa ha una ricaduta immediata sul Lazio: flussi di pellegrini, attività economiche legate ai luoghi di culto, presenza di ordini religiosi, rapporti istituzionali tra il governo italiano e la Santa Sede. La visita in Francia, con numeri di quella portata, è anche un indicatore di quanto il papato sappia ancora mobilitare persone e risorse.
C'è poi il tema del velo, che attraversa entrambe le storie di oggi. Politico Europe ha collegato il richiamo papale alla libertà di coscienza alla proposta di Marine Le Pen di vietare il velo in Francia. In Italia, nello stesso periodo, il governo ha approvato un decreto che vieta burqa e niqab nelle scuole. Sono due paesi, due ordinamenti e due dibattiti distinti, ma il tema del velo è simultaneamente al centro della politica francese, di quella italiana e del magistero papale.
Le testate estere non riferiscono alcun commento del Vaticano sul decreto italiano, e non va attribuito loro. Quello che emerge è una coincidenza temporale: mentre il Papa parla di libertà di coscienza a Parigi, a Roma il governo stringe le regole sui veli a scuola. I corrispondenti stranieri hanno registrato entrambe le cose, senza collegarle ufficialmente.
Sul fronte dello scisma, la domanda che resta aperta è cosa accadrà ai fedeli e alle scuole della Società San Pio X dopo la scomunica riferita da France 24. La testata non indica quali misure concrete siano state adottate oltre alla scomunica stessa, né quali conseguenze giuridiche ricadano sugli istituti. È il punto su cui la copertura internazionale dovrà tornare.
Per il Lazio, la posta in gioco è doppia. Da un lato la regione è la sede amministrativa della Chiesa universale, e ogni frattura interna si riflette nei suoi equilibri. Dall'altro è una regione che vive di pellegrinaggi e di turismo religioso, e che ha interesse a sapere se il papato di Leone riuscirà a ricomporre o ad approfondire le divisioni che attraversano il cattolicesimo.
La visita francese si chiude con un'immagine di forza: 800.000 persone a Place de la Concorde. Ma la storia che le sta accanto, quella della scomunica, racconta una Chiesa che deve ancora fare i conti con una parte di sé che non riconosce la sua autorità. Roma, che ospita entrambe le cose, è il posto da cui quella contraddizione si vede meglio.
