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LIGURIA

La pasta del futuro: l'Italia testa il grano resistente al clima

Nella Food Valley emiliana, i ricercatori sviluppano varietà di grano per affrontare la siccità che minaccia la produzione

Marina Doria949 wordsEdition70mercoledì 5 agosto 2026 — Edizione № 70

La pasta, uno dei piatti più amati al mondo, potrebbe cambiare volto per sopravvivere al clima che cambia. Nella regione dell'Emilia-Romagna, cuore della cosiddetta 'Food Valley' italiana, i ricercatori stanno creando la pasta del futuro concentrandosi sul suo ingrediente principale: il grano.

Secondo France 24, che ha dedicato un servizio alla vicenda, la tecnologia viene utilizzata per migliorare il piatto italiano iconico, testando varietà di grano in grado di resistere a condizioni climatiche sempre più difficili, dalla siccità alle temperature estreme.

La ricerca arriva in un momento critico per l'agricoltura italiana. Le cronache internazionali di queste settimane raccontano di un'Italia alle prese con una siccità che ha spinto molte regioni a imporre restrizioni idriche, con ordinanze che limitano l'uso dell'acqua in vaste aree del paese.

La sperimentazione emiliana si inserisce in uno sforzo più ampio per rendere la produzione alimentare italiana più resiliente, in un paese dove la pasta rappresenta non solo un alimento base ma un simbolo culturale ed economico di portata globale.

Il servizio di France 24 getta luce su un laboratorio a cielo aperto nell'Emilia-Romagna, dove il grano viene studiato e incrociato per sviluppare varietà in grado di reggere l'urto di estati sempre più calde e secche. La regione, nota in tutto il mondo per la produzione di pasta e parmigiano, è il punto di osservazione privilegiato per capire come l'industria alimentare italiana stia cercando di adattarsi.

La questione non è puramente accademica. Le agenzie internazionali hanno documentato nelle scorse settimane un'ondata di caldo che ha portato l'Italia a mettere quasi tutte le principali città in allerta rossa, con temperature che hanno toccato i 40 gradi. La BBC ha riferito che circa 19 città, tra cui Roma, Milano e Napoli, sono state poste sotto l'avviso di livello più alto.

A questa ondata di caldo si è sommata una siccità che ha colpito i bacini idrici e i raccolti. The Local Italy ha elencato le regioni che hanno emanato ordinanze per limitare l'uso dell'acqua a causa delle condizioni di siccità e dei rifornimenti in diminuzione. È in questo contesto che la ricerca sul grano resistente assume una rilevanza strategica.

Per la Liguria, regione che si affaccia sul Mediterraneo e che vive di turismo costiero e agricoltura di terrazzamenti, la questione del grano e dell'acqua ha una risonanza particolare. Le colline liguri, un tempo coperte di cereali, oggi producono soprattutto olio, vino e fiori, ma condividono con l'Emilia-Romagna la stessa esposizione agli stress climatici.

Le terrazze liguri, patrimonio di un'ingegneria agricola secolare, sono tra le più vulnerabili ai cambiamenti delle precipitazioni. Una siccità prolungata non solo riduce i raccolti ma mette a rischio la stabilità stessa dei versanti, dove l'acqua contribuisce a tenere insieme il terreno. La notizia della ricerca sul grano, letta da Genova, suona come un monito: anche le colture più tradizionali devono evolvere.

Il reportage di France 24 sottolinea come la tecnologia stia entrando nella filiera della pasta, un settore che vale miliardi di euro e che è un pilastro dell'export agroalimentare italiano. La capacità di produrre grano in condizioni avverse non è solo una questione di sicurezza alimentare, ma di competitività economica.

La Food Valley emiliana è il cuore di questa sfida. Qui, istituti di ricerca e aziende private collaborano per selezionare varietà di grano che richiedano meno acqua e tollerino meglio il caldo. I risultati di queste sperimentazioni, se positivi, potrebbero essere estesi ad altre regioni italiane e ai paesi del Mediterraneo che condividono gli stessi problemi.

La domanda che i corrispondenti stranieri pongono è se l'Italia, con la sua tradizione gastronomica fortemente legata al territorio, accetterà di cambiare le varietà di grano usate per la pasta. Il tema è delicato: la denominazione e la qualità del prodotto sono legate a disciplinari rigorosi, e qualsiasi modifica genetica o varietale solleva dibattiti tra produttori e consumatori.

Il servizio di France 24 non entra nel merito delle polemiche, ma mostra il lavoro dei ricercatori tra i campi sperimentali. L'obiettivo dichiarato è garantire che la pasta italiana continui a essere prodotta in quantità sufficiente nonostante il clima che cambia, evitando di dipendere dalle importazioni di grano da paesi extraeuropei.

Per l'Italia, che importa una quota significativa del grano che trasforma, la ricerca di varietà resistenti è anche una questione strategica. La guerra in Ucraina e le tensioni internazionali hanno mostrato quanto sia fragile la catena di approvvigionamento del grano. Avere una produzione interna più robusta riduce i rischi.

Dalla Liguria, la notizia arriva in un'estate segnata dall'emergenza idrica. Le cronache internazionali hanno raccontato di regioni che corrono ai ripari con ordinanze e razionamenti, mentre le Alpi osservano la neve che manca e i bacini si abbassano. La ricerca sul grano è una risposta di lungo periodo a un problema che si manifesta con urgenza ogni estate.

Il lavoro nella Food Valley è seguito con attenzione anche dai media esteri perché l'Italia è considerata un laboratorio naturale per l'adattamento agricolo al clima mediterraneo. Se le varietà testate in Emilia-Romagna funzioneranno, potrebbero diventare un modello per altre aree del mondo con climi simili.

Il reportage di France 24 si chiude con una nota di cauto ottimismo: la tecnologia non salverà da sola la pasta, ma può dare all'Italia gli strumenti per affrontare le sfide del futuro. Nel frattempo, il paese continua a fare i conti con un'estate di caldo record e siccità, mentre i ricercatori lavorano nei campi per garantire che il piatto simbolo della cucina italiana non manchi sulle tavole di domani.

La vicenda del grano resistente si intreccia così con la più ampia narrazione dell'Italia che si adatta al cambiamento climatico, tra emergenze immediate e soluzioni di lungo periodo. Una storia che il mondo guarda con interesse, perché riguarda il futuro del cibo su scala globale.

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