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BASILICATA

La pasta del futuro: il grano resistente al clima e la sfida del Sud

In Emilia-Romagna si testa il grano che resiste al caldo. Per la Basilicata, terra di grano duro, la ricerca è una questione di sopravvivenza

Pietro Lasorsa869 wordsEdition76sabato 8 agosto 2026 — Edizione № 76

Nella regione dell'Emilia-Romagna, la 'Valle del Cibo' italiana, i ricercatori stanno creando la pasta del futuro concentrandosi sul suo ingrediente principale, il grano. Lo racconta France 24 in un servizio dedicato alla tecnologia applicata al piatto italiano più amato nel mondo.

La pasta potrebbe essere uno dei piatti più amati al mondo, ma il cambiamento climatico ne minaccia gli ingredienti. Le ondate di calore sempre più frequenti e intense, come quella che sta colpendo l'Europa in queste settimane, mettono a dura prova le coltivazioni di grano, soprattutto nel Sud Italia dove si produce il grano duro destinato alla pasta.

La sperimentazione in Emilia-Romagna punta a sviluppare varietà di grano in grado di resistere alle temperature estreme e alla siccità. Una ricerca che, se darà risultati, avrà ricadute importanti anche nelle regioni meridionali, dove il grano duro è una coltura storica e identitaria.

La Basilicata è una delle regioni italiane dove la coltivazione del grano duro ha radici profonde. Le colline dell'Alto Bradano e le aree interne della regione producono grano che finisce nella pasta di tutto il mondo. Il cambiamento climatico, con estati sempre più calde e piogge sempre più irregolari, rappresenta una minaccia diretta a questa tradizione agricola.

Il servizio di France 24, firmato da Natalia Mendoza, Laura Roudaut e Tommaso Marr, mostra come la ricerca scientifica stia cercando di rispondere alla sfida. I ricercatori dell'Emilia-Romagna lavorano su nuove varietà di grano, selezionate per tollerare lo stress idrico e le alte temperature. La tecnica, spiega il servizio, utilizza strumenti moderni per accelerare un processo che naturalmente richiederebbe decenni.

Per il Mezzogiorno, la questione ha un'urgenza particolare. Le previsioni climatiche indicano che l'area mediterranea sarà tra le più colpite dal riscaldamento globale, con un aumento delle temperature e una diminuzione delle precipitazioni. Le colture di grano duro, già oggi stressate dalle ondate di calore, rischiano di diventare sempre meno produttive.

La Basilicata ha vissuto sulla propria pelle gli effetti del caldo estremo. Le recenti ondate di calore hanno colpito le campagne, riducendo le rese e aumentando i costi per gli agricoltori. La siccità, che negli ultimi anni ha colpito ripetutamente il Sud, ha messo in difficoltà interi comparti agricoli, dal grano all'olivo, dalla vite agli ortaggi.

La ricerca sul grano resistente al clima, sebbene condotta nel Nord Italia, ha implicazioni che riguardano direttamente il Sud. Le nuove varietà, una volta sviluppate e certificate, potrebbero essere coltivate anche nelle regioni meridionali, dove il clima è più caldo e le risorse idriche più scarse. La collaborazione tra centri di ricerca e agricoltori sarà decisiva per il trasferimento delle innovazioni.

La pasta è un simbolo dell'Italia nel mondo, ma è anche un'industria che vale miliardi di euro e che dà lavoro a migliaia di persone. La sua sostenibilità dipende dalla capacità di adattare la produzione di grano ai nuovi scenari climatici. La sperimentazione in corso in Emilia-Romagna è un primo passo, ma servono investimenti e politiche agricole che sostengano la transizione.

Nel Sud, la sfida è doppia. Da un lato, bisogna sviluppare varietà di grano più resistenti. Dall'altro, occorre gestire le risorse idriche in modo più efficiente, con sistemi di irrigazione moderni e una gestione sostenibile del territorio. La Basilicata, che dispone di importanti riserve idriche come il lago di Monte Cotugno, ha potenzialità che vanno valorizzate.

La storia agricola del Mezzogiorno è fatta di adattamento e resilienza. I contadini lucani hanno coltivato grano su terreni difficili per secoli, sviluppando varietà locali adatte al clima e al suolo. Oggi, la scienza può dare una mano, ma la conoscenza tradizionale resta un patrimonio prezioso da integrare con le nuove tecnologie.

Il servizio di France 24 sottolinea come la pasta sia uno dei piatti più amati al mondo, ma il suo futuro dipende dalla capacità di innovare. Per l'Italia, che ne è il principale produttore ed esportatore, la posta in gioco è altissima. La ricerca sul grano resistente al clima non è un lusso, ma una necessità strategica.

La Basilicata, con la sua tradizione agricola e la sua vocazione all'innovazione, può giocare un ruolo in questa sfida. Le università e i centri di ricerca del Sud lavorano già su progetti legati all'agricoltura sostenibile e all'adattamento climatico. La collaborazione con il Nord, dove la sperimentazione è più avanzata, può accelerare il processo.

Il cambiamento climatico non conosce confini regionali. Le ondate di calore che quest'estate hanno colpito l'Europa, con record di temperatura in Austria e incendi in Francia, come riferisce CBS News, sono un campanello d'allarme per tutto il continente. L'agricoltura, che dipende direttamente dal clima, è uno dei settori più esposti.

La risposta alla sfida passa dalla ricerca, ma anche dalle politiche. I fondi europei per lo sviluppo rurale, i programmi di innovazione e la cooperazione tra regioni possono sostenere la transizione verso un'agricoltura più resiliente. Per il Sud Italia, dove l'agricoltura rappresenta una quota importante dell'economia, queste politiche sono cruciali.

La pasta del futuro, come la chiama France 24, si sta costruendo oggi nei laboratori di ricerca. Ma il suo successo dipenderà dalla capacità di portare le innovazioni nei campi, dal Nord al Sud del paese. La Basilicata, con la sua storia di grano e di pasta, osserva con attenzione questa sperimentazione, consapevole che il futuro delle sue campagne si decide anche lì.

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