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REGIONI

Quando il patrimonio mondiale diventa un peso

Assisi e i siti Unesco affrontano il dilemma: la designazione attrae milioni di visitatori, ma le comunità locali chiedono di essere cancellate dalla lista

Niccolò Mariani718 wordsEdition14sabato 13 giugno 2026 — Edizione № 14

La Bbc ha documentato un fenomeno insolito: alcuni siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco chiedono di essere cancellati. Le ragioni sono ricorrenti: il turismo di massa ha trasformato questi luoghi in modo che le comunità locali non riconoscono più, creando più problemi di quanti ne risolva la designazione internazionale. Secondo il corrispondente della testata britannica, abitanti e amministratori locali sostengono che la fama globale ha portato congestione, inquinamento e perdita di autenticità.

In Umbria, questa tensione non è teorica. Assisi, dichiarata patrimonio mondiale nel 2000 per il suo significato francescano e artistico, affronta ogni anno milioni di pellegrini e turisti. La basilica di San Francesco, il nucleo della designazione, rimane un luogo di devozione, ma le strade medievali della città si riempiono quotidianamente di visitatori che seguono itinerari standardizzati, fotografano e ripartono. Gli effetti si estendono oltre Assisi: Spoleto, Todi, Orvieto e i borghi della Valle Spoletana, pur non essendo formalmente iscritti, subiscono lo stesso fenomeno di turismo concentrato.

La questione tocca il cuore dell'Umbria interna. Queste comunità vivono del patrimonio, ma anche dal patrimonio stesso — dalle botteghe artigiane alle locande, dai servizi ai musei. Tuttavia, il modello di visitazione attuale non sempre sostiene l'economia locale in modo equo: molto del ricavo finisce a operatori esterni, mentre i residenti affrontano il carico di infrastrutture sottoposte a stress e di spazi pubblici trasformati.

La designazione Unesco, secondo gli studi citati dalla Bbc, genera un aumento medio di visitatori tra il 20 e il 40 per cento nel primo decennio. Per Assisi, già meta storica di pellegrinaggio, la designazione ha consolidato una crescita che gli amministratori locali faticano a gestire. I numeri sono impressionanti: in alta stagione, la città accoglie più visitatori che abitanti, alterando i ritmi della vita quotidiana e il senso di comunità.

Secondo i resoconti internazionali, le amministrazioni locali in altre regioni d'Europa hanno iniziato a discutere della possibilità di chiedere la cancellazione dalla lista. La Bbc riporta che alcuni sindaci e consigli comunali vedono la designazione come un onere amministrativo senza benefici tangibili, poiché i costi di manutenzione, sorveglianza e gestione della folla superano i ricavi da tassa di soggiorno e commercio locale.

In Umbria, il dibattito è più sfumato. Assisi rimane consapevole del valore della designazione per la propria identità globale, ma ha cominciato a implementare misure di controllo: orari di accesso limitati, percorsi regolati, accordi con tour operator. Tuttavia, questi strumenti sono insufficienti a contenere il fenomeno.

La Valle Spoletana, dove Spoleto ospita il Festival dei Due Mondi sin dal 1958, rappresenta un modello alternativo. Il festival attrae decine di migliaia di visitatori concentrati in una stagione, ma rimane un evento circoscritto nel tempo, permettendo al territorio di respirare nel resto dell'anno. Questa gestione stagionale contrasta con il flusso continuo che caratterizza Assisi.

La questione solleva un interrogativo più ampio sulla sostenibilità del turismo culturale in Italia. Secondo le fonti internazionali citate dalla Bbc, i siti Patrimonio Mondiale italiano rappresentano circa il 10 per cento di tutti i siti globali iscritti, concentrando una percentuale ancora maggiore del turismo mondiale. L'Italia è il paese con il maggior numero di siti Unesco al mondo.

Per l'Umbria, il rischio è una biforcazione: i centri maggiori come Assisi e Spoleto potrebbero diventare sempre più turistici, perdendo residenti e funzioni abitative, mentre i piccoli borghi circostanti rimangono invisibili ai flussi globali, affrontando lo spopolamento e l'invecchiamento. Questa polarizzazione è già visibile nella regione.

La Bbc osserva che alcune comunità hanno iniziato a cercare modelli alternativi: turismo lento, esperienze autentiche con residenti, accoglienza gestita localmente. In Umbria, iniziative come l'agriturismo, l'ospitalità diffusa nei borghi minori e i festival stagionali rappresentano tentativi di ridistribuire i benefici del turismo.

Tuttavia, il quadro normativo rimane rigido. Una volta iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale, un sito rimane sotto la giurisdizione dell'Unesco, che monitora le modifiche e può intervenire se ritiene che il valore universale sia compromesso. La cancellazione è rara e comporta una perdita di prestigio internazionale.

Il dilemma di Assisi e dell'Umbria è il dilemma di tutta l'Italia interna: come preservare l'autenticità e la qualità della vita locale mentre si accoglie il mondo? La Bbc suggerisce che la risposta non sta nella cancellazione dalla lista, ma in una gestione più consapevole e nella redistribuzione dei benefici economici verso le comunità che custodiscono il patrimonio.

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