CALABRIA
Multe ai pedoni col telefono, la Calabria osserva
La bozza del nuovo codice della strada colpisce la distrazione: nel Sud le strade raccontano un'altra sfida
Saverio Gallo610 wordsEdition №94martedì 25 agosto 2026 — Edizione № 94
Il Guardian ha riportato lunedì che la bozza aggiornata del codice della strada italiano prenderà di mira i pedoni che attraversano la strada fissando il telefono cellulare. Il ministero dei trasporti cerca così di migliorare la sicurezza stradale reprimendo la distrazione, dopo diverse sentenze che hanno assegnato la responsabilità degli incidenti ai pedoni negligenti.
La notizia arriva in un Paese in cui l'uso degli smartphone è pervasivo, ma nelle regioni del Sud la questione della sicurezza stradale si intreccia con problemi strutturali che il nuovo codice non affronta: strade dissestate, scarsa illuminazione, marciapiedi assenti o impraticabili.
Per chi vive a Catanzaro, la capitale della Calabria arroccata su tre colline, la mobilità pedonale è una sfida quotidiana che ha poco a che vedere con la distrazione da telefono.
Il Guardian ha riportato che la bozza del nuovo codice della strada, seguita a diverse sentenze che attribuiscono ai pedoni negligenti la responsabilità degli incidenti, introduce sanzioni per chi attraversa usando il telefono. La misura si inserisce in uno sforzo più ampio del ministero dei trasporti per ridurre l'incidentalità stradale nel Paese.
La sicurezza stradale è una questione urgente in Italia, dove il numero di vittime della strada resta tra i più alti d'Europa. Ma la discussione sul comportamento dei pedoni rischia di apparire lontana dalla realtà di molte città del Mezzogiorno, dove camminare è spesso un'impresa per ragioni che non dipendono dalla distrazione.
A Catanzaro, come in molti centri calabresi, i marciapiedi sono spesso stretti o assenti, le strade in pendenza e l'illuminazione notturna carente. Attraversare una strada in sicurezza richiede attenzione anche senza telefono in mano, e i pedoni — in particolare gli anziani, che in Calabria rappresentano una quota rilevante della popolazione — affrontano rischi quotidiani che nessuna multa può risolvere.
Il dibattito sul nuovo codice solleva anche una questione di priorità. Mentre il ministero dei trasporti concentra l'attenzione sul comportamento dei pedoni, le associazioni di categoria e i sindaci delle città del Sud chiedono da anni interventi strutturali: manutenzione stradale, segnaletica, percorsi pedonali sicuri, trasporto pubblico che riduca la dipendenza dall'auto privata.
La Calabria, con il suo tasso di motorizzazione tra i più alti d'Italia e un trasporto pubblico locale che soffre di sottofinanziamento cronico, è un osservatorio privilegiato di questa contraddizione. Le città sono costruite per le auto, e i pedoni — distratti o meno — sono spesso gli anelli deboli di un sistema che li penalizza.
Il Guardian ha ricordato che il nuovo codice segue sentenze che hanno riconosciuto la responsabilità dei pedoni negligenti negli incidenti. Ma nel Mezzogiorno, dove le strade provinciali e comunali versano spesso in condizioni critiche, la questione della responsabilità individuale si intreccia con quella della responsabilità delle istituzioni nella manutenzione della rete viaria.
La misura, se approvata, si aggiungerà a un quadro normativo già ricco di sanzioni per i comportamenti a rischio. Ma per molti osservatori, il vero banco di prova della sicurezza stradale italiana non saranno le multe ai pedoni, ma la capacità dello Stato di garantire infrastrutture dignitose a tutte le regioni, senza lasciare il Sud a fare i conti con strade che il resto del Paese non accetterebbe.
A Catanzaro, chi cammina per il centro storico sa che il pericolo maggiore non è il telefono, ma l'assenza di percorsi pedonali adeguati e l'abitudine diffusa all'alta velocità in prossimità delle abitazioni. Il nuovo codice potrà educare alla prudenza, ma non sostituirà gli investimenti che mancano da decenni.
