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CALABRIA

Permessi di soggiorno in Europa al massimo storico: 3,9 milioni nel 2025

Secondo i nuovi dati riportati da The Local Italy, l'aumento è del 10 per cento sul 2024. La Calabria è da anni terra di accoglienza e di partenze

Saverio Gallo804 wordsEdition116martedì 15 settembre 2026 — Edizione № 116

I paesi dell'Unione europea hanno rilasciato 3,9 milioni di nuovi permessi di soggiorno a cittadini extra-UE nel 2025, un aumento del 10 per cento rispetto al 2024 e il livello più alto da quando sono iniziate le registrazioni. È quanto riporta The Local Italy, citando nuovi dati diffusi questa settimana.

Il numero riguarda l'intera Unione, non un singolo paese. The Local Italy pone la domanda che il dato impone: quali paesi ne rilasciano di più? La risposta, secondo la testata, varia molto da stato a stato, e riflette economie e politiche migratorie diverse.

Per la Calabria il dato ha due facce. Da un lato la regione è, da anni, terra di accoglienza: il modello di Riace, i progetti di accoglienza diffusa nei piccoli comuni dell'entroterra, le comunità straniere che lavorano nell'agricoltura. Dall'altro è terra di partenza: i giovani calabresi che emigrano non hanno bisogno di un permesso di soggiorno, ma sono la ragione per cui la regione invecchia.

Il record europeo non dice nulla di specifico sulla Calabria, e le fonti internazionali non fanno il dettaglio regionale. Ma dice qualcosa sul contesto in cui la regione si muove: l'Europa, nel suo insieme, sta rilasciando più permessi che mai.

Un permesso di soggiorno non è uno sbocco: è un titolo legale che consente a un cittadino extra-UE di risiedere in uno stato membro per un periodo definito. Le ragioni possono essere lavoro, studio, ricongiungimento familiare o protezione internazionale. Il dato aggregato non distingue tra queste categorie, e The Local Italy non lo fa nel dispaccio.

Questo è un limite da tenere presente. Un aumento del 10 per cento può significare molte cose: più lavoratori stagionali regolarizzati, più ricongiungimenti familiari, più studenti, più richieste di protezione accolte. Senza la disaggregazione, il numero da solo non racconta una storia.

Quello che racconta è una tendenza: dopo anni di politiche restrittive e di retorica sulla chiusura, l'Europa ha rilasciato più titoli di soggiorno che in qualsiasi anno precedente. Il mercato del lavoro europeo, invecchiato e con settori interi dipendenti da manodopera straniera, continua a domandare lavoratori.

La Calabria è dentro questa dinamica in modo doppio. L'agricoltura calabrese — agrumi, bergamotto, ortaggi — dipende da manodopera straniera, in gran parte extra-UE. Le comunità che lavorano nei campi della Piana di Gioia Tauro e del Metaponto calabrese sono fatte di persone con permessi di soggiorno, o in attesa di averli.

Sul versante opposto, la Calabria è la regione che perde popolazione. L'emigrazione dei giovani verso il Nord Italia e verso l'Europa non è compensata dalla natalità, che resta tra le più basse del paese. Il saldo demografico regge solo grazie all'immigrazione, quando c'è.

Il modello di Riace è diventato, nella copertura internazionale, il simbolo di un'accoglienza diffusa che ha ripopolato un borgo in via di spopolamento. Quella vicenda ha avuto sviluppi giudiziari e politici che le fonti estere hanno seguito a lungo, e che hanno diviso il paese. Non è il tema di questo dispaccio, ma è lo sfondo calabrese del dibattito europeo sui permessi.

The Local Italy, nel presentare i dati, insiste su un confronto tra paesi. È il modo corretto di leggere un numero europeo: senza il dettaglio nazionale, il record resta un aggregato. E senza il dettaglio regionale — che le fonti internazionali non forniscono — resta difficile dire quanto la Calabria stia dentro il fenomeno e quanto ne resti ai margini.

C'è un dato che le fonti non danno e che sarebbe decisivo per il Sud: quanti di questi permessi vengono rilasciati in regioni a bassa densità abitativa, dove l'immigrazione è l'unica risposta al declino demografico. L'Italia, come altri paesi mediterranei, ha regioni interne che si svuotano e coste che accolgono. La Calabria è entrambe le cose.

La Commissione europea, secondo un altro dispaccio di The Local Italy dello stesso giorno, sta valutando una revisione delle regole e delle tariffe dei visti Schengen di breve durata. È un capitolo diverso — i visti di breve durata riguardano i soggiorni turistici e di affari, non la residenza — ma appartiene alla stessa partita: chi entra in Europa, per quanto tempo, e a quali condizioni.

Per la Calabria, la posta in gioco è concreta. Se l'Europa semplifica i visti di breve durata, il turismo — una delle poche voci in crescita dell'economia regionale — ne beneficia. Se il rilascio dei permessi di lungo periodo resta lento e burocratico, i settori che dipendono da manodopera straniera continuano a lavorare con un piede fuori dalla legalità.

Il record dei 3,9 milioni di permessi è, in fondo, la fotografia di un continente che ha bisogno di chi arriva e non riesce a dirlo con chiarezza. La Calabria, che ha bisogno di entrambe le cose — di chi arriva e di chi resta — guarda il dato da una posizione scomoda: quella di chi conosce la partenza e l'arrivo nella stessa generazione.

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