TRENTINO-ALTO ADIGE
Permessi di soggiorno UE a un livello record nel 2025
Bruxelles ha rilasciato 3,9 milioni di permessi a cittadini extra-UE, il dato più alto mai registrato
Klara Hofer790 wordsEdition №116martedì 15 settembre 2026 — Edizione № 116
I paesi dell'Unione europea hanno rilasciato 3,9 milioni di nuovi permessi di soggiorno a cittadini extra-UE nel 2025, un aumento del 10 per cento rispetto all'anno precedente e il livello più alto da quando esistono le registrazioni. Lo riferisce The Local Italy sulla base di nuovi dati diffusi a Bruxelles.
Il dato riguarda l'intero blocco, non un singolo stato, e la testata non indica in questa sede quali paesi ne rilascino di più. Si tratta di permessi di soggiorno, non di richieste d'asilo: la categoria comprende lavoro, studio, ricongiungimento familiare e altre motivazioni previste dalle legislazioni nazionali.
Per il Trentino-Alto Adige la questione si intreccia con un mercato del lavoro che invecchia e con settori — agricoltura di montagna, turismo alberghiero, edilizia — che da anni segnalano difficoltà di reperimento di manodopera. La regione ha competenze amministrative ampie in materia di servizi, ma il rilascio dei permessi resta materia statale.
Il numero europeo non dice nulla di specifico sull'Alto Adige o sul Trentino, e non va letto come tale. Indica però una tendenza continentale che riguarda anche le aree alpine, dove la domanda di lavoratori stagionali convive con un'offerta abitativa limitata e con salari che faticano a competere con quelli delle pianure.
È una distinzione importante, perché la copertura internazionale dell'Italia tende a sovrapporre i due fenomeni.
La regione ha competenze amministrative ampie in materia di servizi, ma il rilascio dei permessi resta materia statale, così come la definizione dei flussi annuali.
La crescita del dieci per cento in un solo anno è il dato che colpisce. The Local Italy la definisce il livello più alto da quando sono iniziate le registrazioni, senza specificare da quale anno la serie statistica parta. Su questo la cautela è d'obbligo: si tratta di una sintesi giornalistica di dati ufficiali, non della pubblicazione integrale delle tabelle.
Il quadro europeo si completa con un'altra notizia dello stesso giorno, riportata sempre da The Local Italy: la Commissione europea sta valutando una revisione delle regole e delle tariffe dei visti Schengen di breve durata, per rendere la politica dei visti "più coerente, sicura ed efficace, facilitando al contempo i viaggi legittimi". Permessi di soggiorno e visti di breve durata sono strumenti diversi, ma entrambi definiscono chi può entrare e restare.
Per una regione di confine come l'Alto Adige esiste un aspetto ulteriore, che riguarda la libera circolazione. I cittadini austriaci e tedeschi che lavorano in provincia di Bolzano non hanno bisogno di un permesso di soggiorno: rientrano nella libera circolazione UE. Il dato dei 3,9 milioni riguarda chi viene da fuori dell'Unione, ed è quindi un'altra cosa rispetto ai pendolari che attraversano il Brennero ogni giorno.
Questo non rende la notizia irrilevante per il territorio. Il Trentino-Alto Adige è una delle regioni italiane con il tasso di occupazione più alto e con la disoccupazione più bassa, e proprio per questo è un mercato che attrae lavoratori da altre province e da altri paesi. Le imprese locali segnalano da tempo che la disponibilità di alloggi, non la disponibilità di permessi, è il vincolo principale.
La letteratura internazionale sull'invecchiamento europeo collega l'aumento dei permessi di soggiorno alla necessità di sostituire forza lavoro in uscita. La Commissione europea ha ripetutamente indicato la migrazione legale come uno dei canali per compensare il calo demografico, pur senza fissare quote comuni. I dati del 2025 si inseriscono in questa cornice.
Va detto con chiarezza cosa il telegrafo non ci dice. Non sappiamo, dai dati citati, quanti permessi siano stati rilasciati dall'Italia, né quanti riguardino il Trentino-Alto Adige, né la composizione per motivo del rilascio. The Local Italy pone la domanda su quali paesi ne rilascino di più, ma non fornisce la risposta nel testo disponibile. Chi volesse trarre conclusioni locali da questi numeri lo farebbe senza base.
La copertura internazionale dell'Italia tende a trattare l'immigrazione come un tema mediterraneo, di sbarchi e di frontiere marittime. Il dato sui permessi di soggiorno racconta una geografia diversa, fatta di domanda di lavoro diffusa anche nelle regioni settentrionali e alpine. È una prospettiva che la stampa straniera propone raramente, e che vale la pena registrare.
Per le amministrazioni locali la questione pratica resta l'integrazione nei servizi: scuola, sanità, alloggio. La provincia di Bolzano ha competenze proprie in molte di queste materie, grazie allo statuto di autonomia, e gestisce da anni flussi di lavoratori stagionali nel turismo e nell'agricoltura. Il record europeo non cambia questo quadro, ma ne conferma la direzione.
Nei prossimi mesi si vedrà se la revisione delle regole Schengen annunciata dalla Commissione toccherà anche i permessi di lungo periodo. Al momento si parla di visti di breve durata e delle relative tariffe. Per i territori di confine, che vivono di mobilità quotidiana, la differenza tra le due categorie è sostanziale e va tenuta distinta.
