LIGURIA
Iraq devia il petrolio verso il Mediterraneo, Genova nella nuova mappa dei flussi
Gli Stati Uniti importano greggio siriano mentre le rotte del Golfo restano instabili. Il porto ligure osserva il riassetto dei traffici energetici mondiali.
Marina Doria1,247 wordsEdition №59martedì 28 luglio 2026 — Edizione № 59
Gli Stati Uniti hanno iniziato a importare olio combustibile di origine irachena spedito attraverso la Siria, secondo quanto riporta Marine News Magazine sulla base di dati di navigazione e fonti commerciali. Tre petroliere Aframax hanno caricato il combustibile al porto siriano di Baniyas tra giugno e luglio, tracciando una rotta che evita le acque del Golfo Persico, dove i disagi ai traffici commerciali si sono intensificati all'inizio di quest'anno.
Il cambio di rotta riflette una strategia dell'Iraq per diversificare le esportazioni energetiche al di là dei tradizionali terminali del Golfo. Saudi Aramco ha contemporaneamente offerto carichi aggiuntivi di petrolio greggio dal porto egiziano di Alessandria nel Mediterraneo, secondo cinque fonti commerciali citate da Marine News Magazine, in risposta alle minacce degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso.
Per il porto di Genova e la logistica ligure, il fenomeno rappresenta una variabile nel calcolo dei flussi energetici mondiali. Le rotte verso il Mediterraneo orientale e i porti egiziani competono tradizionalmente con quelli dell'Europa occidentale per i carichi di greggio e prodotti raffinati.
L'apertura di una nuova rotta di esportazione irachena attraverso la Siria segnala una frattura nei modelli di commercio energetico globale che si era consolidati negli ultimi tre decenni. Secondo Marine News Magazine, l'Iraq ha stabilito questa via dopo i disagi alle rotte commerciali del Golfo all'inizio di quest'anno, quando gli attacchi alle navi nella regione hanno costretto gli operatori a cercare percorsi alternativi.
La decisione americana di importare questo petrolio marca un riconoscimento pragmatico di Washington verso una rotta che aggira completamente lo Stretto di Hormuz e le acque instabili del Golfo Persico. Le tre petroliere Aframax che hanno caricato il combustibile tra giugno e luglio rappresentano il primo volume significativo su questa direttrice, anche se i quantitativi rimangono ancora modesti rispetto ai flussi globali totali.
Saudi Aramco, intanto, ha risposto alle pressioni del Mar Rosso offrendo carichi aggiuntivi dal porto egiziano di Alessandria. Marine News Magazine cita cinque fonti commerciali che confermano questa mossa, interpretandola come un segnale di possibile riorientamento nelle esportazioni saudite verso il Mediterraneo. Le minacce degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso hanno reso quella rotta rischiosa e costosa per gli assicuratori.
Per Genova, il fenomeno comporta implicazioni strutturali. Il porto ligure si posiziona come uno dei principali hub europei per le importazioni energetiche, ma la concorrenza dei porti mediterranei orientali e nord-africani rimane intensa. Un aumento dei carichi verso Alessandria e altri terminali egiziani potrebbe ridistribuire i volumi storicamente diretti verso l'Europa occidentale.
La logistica del petrolio greggio e dei prodotti raffinati attraverso il Mediterraneo è stata per decenni una leva economica per i porti liguri. I dati di navigazione monitorati dalle autorità portuali genovesi mostrano che i flussi energetici rappresentano una quota significativa del traffico complessivo. Un riassetto delle rotte di approvvigionamento potrebbe alterare i margini operativi dei terminal e i volumi di movimentazione.
Le rotte attraverso la Siria, inoltre, sollevano questioni di sanzioni e conformità commerciale. Gli Stati Uniti mantengono restrizioni significative sul commercio siriano, ma le importazioni di petrolio iracheno attraverso Baniyas potrebbero operare in una zona grigia normativa. Marine News Magazine non specifica i dettagli legali della transazione, ma il fenomeno suggerisce una ricerca attiva di canali commerciali al di fuori dei vincoli tradizionali.
La stabilità dei flussi energetici globali dipende sempre più da fattori geopolitici localizzati: gli attacchi nel Golfo, le minacce nel Mar Rosso, le sanzioni sulla Siria, la capacità dei porti di processare volumi crescenti. Genova, come porto europeo, beneficia storicamente da questa frammentazione, perché funge da punto di consolidamento e ridistribuzione verso l'interno continentale.
Tuttavia, il ricorso a rotte alternative come quella siriana suggerisce che i fornitori globali stanno cercando di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture portuali europee occidentali per determinate categorie di carico. Se le importazioni irachene attraverso la Siria si consolidassero, i porti egiziani potrebbero trattenere una quota maggiore dei volumi, riducendo i transiti verso il Nord Europa.
La struttura dei costi di trasporto rimane un fattore decisivo. Una petroliera Aframax che carica a Baniyas e scarica a Genova percorre una rotta più lunga rispetto a una che scarica ad Alessandria. Ma i costi di trasporto marittimo sono funzione della disponibilità di navi, dei premi assicurativi legati al rischio di rotta, e dei margini di raffinazione nei porti di destinazione.
Genova possiede raffinerie e impianti di stoccaggio che trasformano il greggio in prodotti finiti per il mercato europeo. Questo valore aggiunto mantiene attrattivo il porto anche di fronte a rotte alternative. Ma la competizione si gioca sul margine: se i costi di trasporto verso il Mediterraneo orientale scendono, e i margini di raffinazione locali salgono, i fornitori potrebbero preferire Alessandria a Genova.
Le autorità portuali liguri monitorano questi movimenti come parte del calcolo strategico più ampio sulla resilienza delle infrastrutture critiche. Un porto che dipende da un singolo flusso energetico è vulnerabile ai shock geopolitici. La diversificazione dei carichi — contenitori, rinfuse, auto, prodotti chimici — rimane la strategia di protezione di Genova.
Marine News Magazine non fornisce previsioni su quanto questa rotta siriana possa diventare permanente. Dipenderà dalla durata dell'instabilità nel Golfo e nel Mar Rosso, dalla capacità della Siria di espandere la capacità portuale di Baniyas, e dalle decisioni degli importatori americani di mantenere questa fonte. Per ora, rappresenta un aggiustamento tattico ai rischi geopolitici, non ancora un cambiamento strutturale.
L'incertezza rimane il dato prevalente. I flussi energetici globali sono sempre stati soggetti a shock — guerre, sanzioni, disastri naturali. La rotta siriana aggiunge una variabile al modello, ma non lo sostituisce. Genova continuerà a ricevere carichi iracheni, sauditi e da altre fonti. La domanda è se la proporzione cambierà, e in quale misura questo influirà sulla programmazione degli investimenti portuali nei prossimi anni.
