ECONOMIA
Superpetroliere abbandonano il Mar Rosso, Genova nel nuovo flusso mediorientale
Navi cinesi con 4 milioni di barili sauditi fuggono dagli Houthi verso rotte alternative. Il porto ligure si prepara a gestire il deviamento del traffico energetico
Marina Doria810 wordsEdition №56sabato 25 luglio 2026 — Edizione № 56

Due superpetroliere cinesi battenti bandiera singaporiana stanno abbandonando il Mar Rosso attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, secondo i dati del traffico marittimo riportati da Marine News Magazine. La VLCC Xin Long Yang aveva fatto un'inversione di rotta e si era fermata nel mezzo del Mar Rosso martedì, prima di riprendere il viaggio verso sud nella tarda serata di mercoledì. Complessivamente, le navi trasportano 4 milioni di barili di petrolio saudita.
L'esodo dal Mar Rosso accelera una tendenza già in corso: le compagnie di spedizione stanno sistematicamente deviando il traffico petrolifero dalle rotte tradizionali attraverso il Canale di Suez verso percorsi alternativi nel Mediterraneo e oltre il Capo di Buona Speranza. Questo cambiamento negli equilibri del commercio marittimo globale avrà conseguenze dirette sui porti europei, con Genova in prima linea.
Il porto di Genova, snodo cruciale del Mediterraneo occidentale, si trova ora al centro di una riconfigurazione dei flussi energetici mondiali. L'arrivo di superpetroliere dalle rotte asiatiche richiede infrastrutture portuali robuste, banchine dedicate e capacità di stoccaggio che il porto genovese ha sviluppato negli ultimi anni, ma che rimangono sottoposte a pressione crescente.
Due superpetroliere cinesi battenti bandiera singaporiana stanno abbandonando il Mar Rosso attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, secondo i dati del traffico marittimo riportati da Marine News Magazine il 23 luglio. Complessivamente, le navi trasportano 4 milioni di barili di petrolio saudita destinati ai mercati globali.
L'esodo dal Mar Rosso accelera una tendenza già in corso da mesi: le compagnie di spedizione stanno sistematicamente deviando il traffico petrolifero dalle rotte tradizionali attraverso il Canale di Suez verso percorsi alternativi nel Mediterraneo e oltre il Capo di Buona Speranza. Secondo Marine News Magazine, una nave saudita è stata attaccata nella regione, aggiungendo pressione ai vettori che già affrontavano il rischio di assalti da parte dei miliziani Houthi supportati dall'Iran.
Questo cambiamento negli equilibri del commercio marittimo globale avrà conseguenze dirette sui porti europei. Il Mediterraneo, tradizionalmente una rotta di transito, sta diventando sempre più un punto di convergenza per il traffico energetico mondiale. Genova, snodo cruciale della costa ligure, si trova ora al centro di questa riconfigurazione.
Il porto di Genova ha registrato negli ultimi cinque anni un aumento significativo del traffico di idrocarburi. Le infrastrutture dedicate al petrolio e ai prodotti petroliferi — banchine specializzate, serbatoi di stoccaggio, e sistemi di movimentazione — rimangono critiche per la gestione di un traffico che si sta concentrando sempre più sulle rotte mediterranee.
Tuttavia, l'arrivo di superpetroliere dalle rotte asiatiche pone sfide logistiche e infrastrutturali. Le VLCC (Very Large Crude Carriers) come la Xin Long Yang hanno un pescaggio profondo che limita l'accesso a molti porti europei. Genova, con il suo canale di accesso e i suoi fondali, rimane uno dei pochi porti del Mediterraneo occidentale in grado di riceverle senza restrizioni significative.
La rotta alternativa attraverso il Capo di Buona Speranza, utilizzata da molte navi per evitare il Mar Rosso, aggiunge circa due settimane di viaggio rispetto alla rotta del Canale di Suez. Questo significa che il Mediterraneo sta riacquistando importanza strategica come punto di scarico e ridistribuzione per le compagnie che cercano di minimizzare i tempi di consegna.
Reuters ha riferito il 23 luglio che gli Stati Uniti hanno iniziato a importare olio combustibile di origine irachena spedito attraverso la Siria per la prima volta, sfruttando nuove rotte di esportazione. Questo sviluppo suggerisce che i vettori marittimi stanno sperimentando percorsi completamente nuovi per evitare i colli di bottiglia tradizionali.
Per Genova, il fenomeno presenta sia opportunità che rischi. L'aumento del traffico petrolifero può generare entrate portuali e occupazione nei settori della logistica e della movimentazione merci. Tuttavia, il porto ligure rimane vulnerabile ai cicli dei prezzi energetici globali e alle fluttuazioni della domanda internazionale.
La Liguria, con la sua economia fortemente legata al commercio marittimo, osserva con attenzione questi cambiamenti. Il porto di Genova, già pressato dalla gestione del traffico containerizzato e dalle esigenze di modernizzazione infrastrutturale, deve ora prepararsi a gestire un aumento della movimentazione di idrocarburi senza compromettere la sicurezza ambientale della costa.
I dati di traffico marittimo mostrano che le deviazioni dal Mar Rosso non sono più episodiche: rappresentano una nuova normalità nel commercio globale. Le compagnie di spedizione stanno già pianificando investimenti in capacità portuale lungo il Mediterraneo, con Genova al centro di queste strategie.
La gestione del traffico petrolifero a Genova richiede coordinamento tra autorità portuali, operatori logistici e istituzioni regionali. La Liguria ha sviluppato negli ultimi decenni competenze significative nella movimentazione di idrocarburi, ma l'accelerazione della domanda richiede una revisione attenta delle capacità disponibili e dei piani di espansione.
La rotta mediterranea sta tornando centrale nella geopolitica energetica mondiale. Per Genova, questo significa opportunità di crescita, ma anche la necessità di investire in infrastrutture che possono gestire i volumi e i rischi associati al traffico petrolifero internazionale, mantenendo al contempo gli standard di sicurezza e protezione ambientale che la costa ligure richiede.
