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LIGURIA

La pirateria nel Mar Rosso spinge il traffico verso le rotte alternative

Gli attacchi nello Yemen minacciano il ritorno alla navigazione. Trieste e i porti del Nord cercano di capitalizzare sui deviamenti dal Suez

Marina Doria838 wordsEdition49sabato 18 luglio 2026 — Edizione № 49

La pirateria è tornata nel Golfo di Aden con rinnovata intensità, minacciando il ritorno della navigazione nel Mar Rosso dopo mesi di relativa stabilità. Secondo Seatrade Maritime, un'imbarcazione da 11.000 tonnellate è stata attaccata, segnalando che le minacce di sicurezza rimangono acute nonostante gli sforzi internazionali di pattugliamento. L'escalation dello Yemen e l'instabilità regionale continuano a spingere le compagnie di navigazione a cercare rotte alternative.

Per i porti italiani del Nord, in particolare Trieste e Genova, questa dinamica rappresenta un'opportunità. Le navi che evitano il Canale di Suez devono circumnavigare l'Africa, allungando i tempi di transito ma riducendo i rischi di cattura o attacco. Molte rotte alternative convergono verso il Mediterraneo settentrionale, dove i porti italiani fungono da gateway verso l'Europa centrale e orientale.

Trieste, il principale porto italiano per il traffico con l'Asia centrale attraverso le rotte terrestri verso l'Europa dell'Est, potrebbe beneficiare in modo particolare da questa ridistribuzione. Un aumento del traffico marittimo attraverso il porto friulano significherebbe maggiori movimenti di container, maggiore occupazione nei servizi logistici e maggiori entrate portuali.

Genova, il primo porto italiano per volume di traffico totale, rappresenta un altro punto di convergenza per il traffico deviato. La città ligure, con i suoi 2,7 milioni di container all'anno, possiede l'infrastruttura per gestire aumenti significativi di movimentazione merci. Tuttavia, come dimostrato dal crollo del Morandi, l'infrastruttura terrestre rimane una vulnerabilità critica.

La pirateria nel Golfo di Aden non è un fenomeno nuovo. Negli anni 2008-2012, le acque al largo della Somalia videro centinaia di attacchi. Le compagnie di navigazione risposero allora con armature private, rotte diverse e velocità di transito aumentate. Con il ritorno delle minacce, le stesse strategie vengono replicate.

Secondo Seatrade Maritime, l'attacco alla nave da 11.000 tonnellate rappresenta un'escalation che non era stata registrata negli ultimi mesi. Questo suggerisce che i pirati, probabilmente legati a gruppi armati nello Yemen o in Somalia, stanno testando di nuovo le loro capacità di attacco. Le compagnie di navigazione, di conseguenza, stanno riconsiderando le loro rotte.

La circumnavigazione dell'Africa aggiunge circa due settimane al transito da Shanghai a Rotterdam. Questo significa maggiori costi di carburante, maggiore usura delle navi e maggiori costi di assicurazione. Tuttavia, per molte compagnie, il rischio di perdere una nave ai pirati supera i costi aggiuntivi di una rotta più lunga.

Per il Nord Italia, la convergenza di questo traffico rappresenta una sfida logistica e un'opportunità economica. I porti di Trieste e Genova devono prepararsi a gestire aumenti potenziali di traffico, mentre allo stesso tempo garantire che le infrastrutture terrestri siano adeguate. Il ricordo del Morandi rimane presente: una bottiglia di collo in una qualsiasi delle arterie critiche che collegano i porti all'interno potrebbe paralizzare il commercio.

Genova, in particolare, rappresenta un punto di pressione. La città è il principale porto del Mediterraneo per il traffico con il Far East. Un aumento del traffico marittimo deviato dal Suez potrebbe creare congestione nei terminal portuali e richiedere una maggiore capacità di movimentazione. Tuttavia, l'accesso terrestre rimane limitato: le autostrade che collegano Genova al resto d'Italia rimangono vulnerabili alle interruzioni.

Trieste, invece, possiede vantaggi geografici e infrastrutturali diversi. Il porto friulano è collegato direttamente alle rotte terrestri verso l'Europa centrale e orientale attraverso il corridoio X della rete transeuropea di trasporto. Un aumento del traffico marittimo attraverso Trieste significherebbe una distribuzione più rapida delle merci verso Vienna, Praga e oltre.

La strategia delle compagnie di navigazione nel rispondere alla pirateria del Mar Rosso rimane complessa. Alcune scelgono rotte alternative attorno all'Africa. Altre mantengono il Suez ma con misure di sicurezza aumentate e velocità di transito più elevate. Altre ancora negoziato passaggi sicuri con autorità locali. Nessuna soluzione è priva di costi.

Per l'economia italiana, il traffico deviato rappresenta un beneficio potenziale. I porti italiani, in particolare quelli del Nord, hanno la capacità di assorbire aumenti di traffico, almeno nel breve termine. Tuttavia, l'infrastruttura terrestre rimane il collo di bottiglia. Senza investimenti in strade, ferrovie e corridoi logistici, i porti rischiano di diventare semplici punti di transito piuttosto che veri hub di distribuzione.

La pirateria nel Golfo di Aden rimane un fenomeno radicato in instabilità politica e povertà. Mentre la comunità internazionale cerca di affrontare le cause profonde, le compagnie di navigazione continuano ad adattarsi alle minacce immediate. Il risultato è una redistribuzione del traffico marittimo globale, con conseguenze che si ripercuotono lungo le coste italiane e all'interno dei porti del Nord.

Per Genova e Trieste, l'opportunità è reale ma condizionata. Un aumento del traffico marittimo potrebbe significare maggiore prosperità economica, più occupazione e maggiori investimenti infrastrutturali. Tuttavia, senza una pianificazione adeguata e senza investimenti nella resilienza delle infrastrutture terrestri, un aumento del traffico potrebbe anche significare congestione, ritardi e vulnerabilità ancora maggiori.

La lezione del Morandi rimane rilevante: le infrastrutture critiche devono essere mantenute, monitorate e aggiornate costantemente. Mentre il traffico marittimo globale si ridistribuisce in risposta alle minacce nel Mar Rosso, l'Italia ha l'opportunità di capitalizzare su questa dinamica, ma solo se garantisce che le arterie terrestri che collegano i suoi porti al resto del Paese rimangono sicure, efficienti e affidabili.

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La pirateria nel Mar Rosso spinge il traffico verso le rotte alternative — La Veduta