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MOLISE

Il Pisa promuove l'Italia, ma il divario tra studenti resta una frattura interna

The Local Italy riporta i risultati OCSE: l'Italia tiene mentre altri Paesi scivolano, ma il distacco tra studenti italiani e non italiani resta ampio.

Antonio Petrella670 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

Nel nuovo sondaggio Pisa dell'OCSE l'Italia ha registrato risultati relativamente positivi, mentre molti altri Paesi affrontavano un calo marcato. È quanto riporta The Local Italy, che pure mette in evidenza un dato meno rassicurante: il divario tra studenti italiani e studenti non italiani resta ampio.

La notizia arriva in un momento in cui la scuola italiana è sotto pressione demografica. Il calo delle nascite sta svuotando le aule, e la contrazione è più forte nelle regioni interne e meridionali, dove i plessi piccoli chiudono o accorpano.

In Molise il tema si intreccia con quello dell'immigrazione e delle minoranze storiche. Nei paesi dell'entroterra la presenza di alunni non italiani è spesso l'unica ragione per cui una classe resta aperta. Il divario che il sondaggio misura, qui, non è una statistica astratta: è la vita quotidiana di una scuola di montagna.

Nel nuovo sondaggio Pisa dell'OCSE l'Italia ha registrato risultati relativamente positivi in matematica, lettura e scienze, mentre molti altri Paesi affrontavano un calo marcato.

Il sondaggio Pisa, condotto dall'OCSE, è una delle rilevazioni internazionali più citate sulle competenze degli studenti quindicenni. I risultati italiani vengono letti ogni volta come un termometro del sistema scolastico, e questa volta il termometro segna una tenuta in controtendenza rispetto a gran parte del resto del mondo sviluppato.

Il calo delle nascite sta svuotando le aule, e la contrazione è più forte nelle regioni interne e meridionali, dove i plessi piccoli chiudono o vengono accorpati. Meno studenti significa meno classi, meno docenti e meno servizi, in una spirale che i territori a bassa densità conoscono bene.

Il divario che il sondaggio misura, qui, non è una statistica astratta: è la vita quotidiana di una scuola di montagna dove convivono bambini di famiglie arrivate da poco e bambini di famiglie rimaste.

Il Molise ospita da secoli comunità di origine albanese e croata, insediamenti che hanno mantenuto lingua e riti propri. A queste si sono aggiunte, più di recente, famiglie straniere attratte da lavori agricoli e manifatturieri. La scuola è il primo luogo in cui queste presenze si incontrano, e anche il primo in cui le differenze di partenza diventano visibili.

Il divario segnalato da The Local Italy ha cause note e dibattute: la lingua parlata in famiglia, il titolo di studio dei genitori, le condizioni economiche, la qualità dei servizi sul territorio. Sono fattori che si sommano e che, nelle aree interne, pesano più che altrove.

C'è poi il rovescio della medaglia, che i dati nazionali non catturano. Dove le classi sono piccole, il rapporto tra insegnanti e alunni è più favorevole che nelle grandi città. In alcuni plessi molisani il numero ridotto di studenti consente un'attenzione individuale che una scuola metropolitana non può permettersi. È un vantaggio involontario della contrazione demografica.

Questo vantaggio, però, ha un costo. Mantenere aperte scuole con pochi alunni è più caro per studente, e la sostenibilità finanziaria di questi plessi è da anni oggetto di discussione. La scelta tra chiudere e accorpare, da una parte, e garantire una presenza scolastica nei territori che si spopolano, dall'altra, è una delle tensioni che attraversano il Mezzogiorno interno.

La lettura internazionale del caso italiano tende a fermarsi ai numeri aggregati. The Local Italy, testata dedicata a chi vive in Italia dall'estero, aggiunge però un elemento che i grandi giornali spesso trascurano: la distanza tra chi arriva e chi è già dentro il sistema. È un'osservazione che riguarda l'integrazione prima ancora che l'istruzione.

Per il Molise la posta in gioco è doppia. Da un lato la scuola è un presidio di cittadinanza nei paesi che si svuotano, e la sua chiusura accelera l'abbandono. Dall'altro, è il luogo dove il divario tra studenti può essere colmato o consolidato, a seconda delle risorse che arrivano.

Le fonti internazionali non offrono qui una risposta. Il sondaggio misura, non prescrive. Ma il messaggio che se ne ricava è chiaro: un Paese che tiene nei confronti del mondo può ancora perdere al proprio interno, se le differenze tra studenti non vengono affrontate con la stessa attenzione riservata alla media nazionale.

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