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FRIULI-VENEZIA GIULIA

Polpi nell'Adriatico: la scienza italiana contro il granchio blu

Gli scienziati rilasciano migliaia di piccoli polpi per combattere una specie invasiva che ha devastato le pescherie

Sergio Madrussan658 wordsEdition №89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89

Gli scienziati italiani stanno rilasciando migliaia di piccoli polpi nelle acque dell'Adriatico per combattere il granchio blu, una specie nordamericana invasiva che ha devastato le pescherie locali. La notizia, riportata da The Local Italy, arriva mentre la regione Friuli-Venezia Giulia osserva con attenzione l'evolversi di una strategia che potrebbe avere ricadute anche sui suoi allevamenti di vongole.

Il granchio blu, arrivato probabilmente con le acque di zavorra delle navi, ha trovato nell'Adriatico condizioni ideali per proliferare, mettendo in ginocchio un settore che impiega migliaia di persone lungo la costa orientale italiana.

The Local Italy ha raccontato l'iniziativa degli scienziati italiani che, da un peschereccio nell'Adriatico, rilasciano delicatamente migliaia di piccoli polpi nella speranza di combattere una specie di granchio nordamericano invasivo che ha devastato le pescherie locali. Il progetto, secondo il sito, rappresenta un tentativo di contenimento biologico di un fenomeno che ha assunto dimensioni preoccupanti.

Il granchio blu, nome scientifico Callinectes sapidus, è comparso in modo massiccio nell'Adriatico settentrionale negli ultimi anni. La specie, originaria delle coste atlantiche americane, è stata segnalata per la prima volta nel Mediterraneo decenni fa, ma ha conosciuto una rapida espansione a causa del riscaldamento delle acque e della riduzione dei predatori naturali.

Per il Friuli-Venezia Giulia, la questione tocca direttamente l'economia della laguna di Grado e Marano, dove la pesca delle vongole rappresenta una tradizione e una fonte di reddito per molte famiglie. Le cooperative di pescatori locali hanno segnalato perdite significative a causa del predatore, che si nutre di molluschi e crostacei autoctoni.

The Local Italy spiega che i polpi, predatori naturali del granchio, sono stati allevati in laboratorio prima del rilascio, per aumentare le loro possibilità di sopravvivenza. La scelta di utilizzare una specie autoctona come strumento di controllo biologico evita i rischi associati all'introduzione di specie esotiche, ma richiede tempo prima di produrre effetti visibili.

Gli scienziati coinvolti, secondo il sito, sono cauti nelle aspettative: il riequilibrio dell'ecosistema è un processo lento e non garantito. Tuttavia, l'iniziativa rappresenta una delle poche risposte concrete a un problema che ha messo in crisi un intero settore produttivo.

La pesca delle vongole nell'Alto Adriatico vale decine di milioni di euro all'anno e coinvolge migliaia di addetti, molti dei quali lavorano in cooperative che gestiscono le concessioni in laguna. Il granchio blu, con la sua voracità, ha ridotto drasticamente i raccolti, costringendo molti pescatori a cercare alternative o a chiedere sostegno pubblico.

Le istituzioni regionali del Friuli-Venezia Giulia hanno seguito con attenzione il fenomeno, partecipando a tavoli di coordinamento con le regioni vicine e con il ministero dell'Agricoltura. La possibilità di una soluzione biologica, come quella dei polpi, è vista con interesse, ma anche con prudenza: servono dati solidi prima di dichiarare il successo dell'operazione.

The Local Italy ricorda che il granchio blu non è solo una minaccia per l'ecosistema: in alcuni casi, è diventato anche una risorsa. Ristoranti e mercati hanno iniziato a proporlo come specialità, e alcune aziende hanno avviato la lavorazione del suo carapace per la produzione di fertilizzanti. Ma queste iniziative, per quanto creative, non compensano i danni arrecati alla pesca tradizionale.

Il progetto dei polpi si inserisce in un quadro di ricerca più ampio, che coinvolge università e istituti di ricerca italiani. L'obiettivo, secondo gli scienziati citati dal sito, è trovare un equilibrio che consenta al settore ittico di sopravvivere senza ricorrere a interventi drastici come la chiusura delle aree di pesca.

Per la laguna di Grado e Marano, la situazione resta delicata. I pescatori locali hanno chiesto più volte interventi straordinari, ma le soluzioni a lungo termine richiedono tempo. Nel frattempo, la speranza è che i piccoli polpi rilasciati nelle acque adriatiche possano, nel giro di qualche stagione, contribuire a ridurre la pressione del predatore.

La vicenda, raccontata dalla stampa estera, conferma come l'Italia sia in prima linea nel fronteggiare le specie aliene che minacciano il Mediterraneo. Un problema che, per una regione come il Friuli-Venezia Giulia, non è solo ambientale, ma anche economico e sociale.

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