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LAZIO

Castellucci condannato a 12 anni: il verdetto espone il caos italiano sulle infrastrutture

L'ex capo di Autostrade tra 32 condannati per il crollo del ponte Morandi del 2018. Una sentenza che rivela il vuoto normativo e i rischi ancora presenti

Davide Ruspoli765 wordsEdition49sabato 18 luglio 2026 — Edizione № 49

Una corte italiana ha condannato 32 imputati, tra cui l'ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, per i loro ruoli nel crollo del 2018 del ponte Morandi di Genova. Castellucci è stato ritenuto colpevole di omicidio stradale e negligenza ed è stato condannato a dodici anni di carcere, secondo quanto riportato dal Guardian, dalla BBC e da France 24.

Il verdetto arriva otto anni dopo il disastro che ha ucciso 43 persone, un intervallo che di per sé rivela la lentezza della giustizia italiana e i vuoti nel sistema di controllo delle infrastrutture critiche. Tra i 57 imputati processati, 25 sono stati assolti o scagionati, un dato che sottolinea le difficoltà nel provare responsabilità personale in un sistema complesso come quello della gestione autostradale.

Il processo ha messo in luce il problema strutturale delle infrastrutture invecchiate in Italia, secondo quanto evidenziato da France 24. Il ponte Morandi era stato costruito negli anni Sessanta e, nonostante la sua importanza critica per il trasporto merci e passeggeri nel nord del Paese, non aveva ricevuto gli investimenti necessari per una manutenzione adeguata.

La sentenza rappresenta un momento di responsabilizzazione, ma anche una conferma di quanto sia fragile il sistema italiano di controllo e supervisione delle infrastrutture pubbliche. Castellucci supervisionava Autostrade per l'Italia, la società che gestiva il ponte al momento del crollo, e la condanna a dodici anni riflette la gravità della negligenza nel non intervenire nonostante i segnali di deterioramento strutturale.

Secondo il Guardian e la BBC, il crollo del ponte Morandi ha avuto un impatto profondo sulla percezione pubblica della sicurezza infrastrutturale italiana. Dopo il disastro, le autorità hanno avviato ispezioni su migliaia di ponti e viadotti in tutto il Paese, rivelando che molti presentavano condizioni simili di degrado.

Per il Lazio e per Roma in particolare, il verdetto di Genova ha risonanze immediate. La capitale italiana dipende da una rete di infrastrutture critiche—ponti, viadotti, tunnel—molti dei quali risalgono al dopoguerra e presentano problemi simili di manutenzione cronica. Il Raccordo anulare, le autostrade A1 e A2, e le strade consolari che collegano Roma al resto d'Italia sono soggetti agli stessi rischi di deterioramento.

La condanna di Castellucci non risolve il problema fondamentale: come garantire che le società che gestiscono le infrastrutture investano adeguatamente nella manutenzione piuttosto che massimizzare i profitti attraverso una gestione minimalista. In Italia, la privatizzazione parziale di Autostrade negli anni Novanta ha creato una situazione in cui una società privata gestisce una risorsa pubblica critica con incentivi economici non sempre allineati alla sicurezza.

France 24 ha sottolineato come il verdetto di Genova esponga il più ampio problema delle infrastrutture invecchiate in Italia. Il Paese ha ereditato una rete di infrastrutture costruite tra gli anni Cinquanta e Settanta, un'epoca in cui gli standard di sicurezza erano inferiori e i materiali utilizzati, in molti casi, si sono rivelati meno duraturi del previsto.

La BBC ha notato che il processo ha rivelato anche le complessità della responsabilità in un sistema dove decisioni critiche sono prese a livello aziendale ma i risultati ricadono su cittadini innocenti. La morte di 43 persone ha portato a 32 condanne, ma il numero di imputati assolti suggerisce che la catena di responsabilità rimane nebulosa e difficile da provare legalmente.

Per Roma e il Lazio, il verdetto pone una domanda urgente: quale è lo stato reale delle infrastrutture critiche della regione? Il Valadier, il Ponte della Musica, i viadotti del Grande Raccordo Anulare e le arterie stradali che collegano la capitale alle province circostanti sono sottoposti a controlli rigorosi? Le società che le gestiscono investono adeguatamente nella manutenzione preventiva?

La sentenza di Genova rappresenta anche un momento in cui la magistratura italiana ha cercato di affermare il principio che la negligenza nel mantenimento delle infrastrutture pubbliche critiche è un crimine grave. Tuttavia, la condanna a dodici anni per Castellucci, sebbene significativa, non compensa il danno irreparabile causato alle 43 vittime e alle loro famiglie.

Guardando al futuro, il verdetto di Genova potrebbe catalizzare una revisione più rigorosa dei sistemi di controllo e manutenzione delle infrastrutture italiane. Ma, come ha sottolineato France 24, il vero test sarà se il governo italiano aumenterà gli investimenti nella manutenzione preventiva piuttosto che aspettare disastri per agire.

Per il Lazio, la lezione di Genova è chiara: le infrastrutture invecchiate richiedono una vigilanza costante e investimenti significativi. La regione, come il resto d'Italia, non può permettersi di ripetere gli errori che hanno portato al crollo del ponte Morandi. La sentenza di condanna rappresenta un passo verso la responsabilizzazione, ma il vero cambiamento richiederà una trasformazione sistemica del modo in cui l'Italia gestisce e finanzia le sue infrastrutture critiche.

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Castellucci condannato a 12 anni: il verdetto espone il caos italiano sulle infrastrutture — La Veduta