OPINION
Otto anni dopo, la sentenza del ponte Morandi racconta l'Italia che invecchia
La Redazione299 wordsEdition №49sabato 18 luglio 2026 — Edizione № 49
La stampa internazionale ha seguito con attenzione la sentenza di giovedì sulla tragedia del ponte Morandi di Genova. Il Guardian, la BBC, France 24 e il New York Times hanno tutti riferito della condanna a dodici anni dell'ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci e di altre 31 persone per il crollo del 2018 che costò la vita a 43 persone. Per il mondo esterno, questa non è una notizia di giustizia tardiva, ma di un sistema che fatica a proteggere i propri cittadini dalle conseguenze della negligenza.
France 24 ha inquadrato il verdetto come una finestra su un problema strutturale: l'Italia possiede infrastrutture che invecchiano mentre la manutenzione e il controllo rimangono insufficienti. Il ponte Morandi non era un caso isolato, ma un simbolo. Otto anni tra il crollo e la sentenza, nel frattempo, rappresentano il tempo che passa mentre altre strutture critiche continuano a deteriorarsi. Il mondo guarda questa lentezza non come rigore giudiziario, ma come inerzia.
Ciò che la copertura estera non sottolinea abbastanza è che tra i 57 imputati processati, 25 sono stati assolti o scagionati. La giustizia, dunque, ha cercato responsabili, ma la ricerca stessa rivela quanto sia complesso attribuire colpa in una catena di omissioni e decisioni. Per i lettori internazionali, tuttavia, il messaggio è semplice: in Italia le infrastrutture crollano, e quando crollano, la responsabilità è difficile da provare e ancora più difficile da prevenire.
La sentenza arriva in un momento in cui l'Italia affronta altre crisi infrastrutturali e climatiche — il Po soffocato dalle alghe, le Dolomiti invase dai turisti, le città sotto ondate di calore record. Il verdetto sul ponte Morandi non è una chiusura, ma una conferma di quello che il mondo già pensa: che l'Italia gestisce il suo patrimonio materiale con una prudenza che arriva sempre troppo tardi.
