PUGLIA
Il ponte sullo Stretto resta un sogno: 2.000 anni di progetti e una Puglia che guarda al mare
Il Guardian ricostruisce la storia del collegamento con la Sicilia, tra ambizioni romane e proteste. Per il Sud, la questione è anche un'altra: quale sviluppo per il Mezzogiorno?
Francesca Lazzari620 wordsEdition №92domenica 23 agosto 2026 — Edizione № 92
Il sogno di un ponte sullo Stretto di Messina, capace di unire la Sicilia al continente, accompagna l'Italia da duemila anni. Secondo un'ampia ricostruzione pubblicata dal Guardian, il progetto è stato ripreso dai funzionari italiani nonostante le affermazioni di chi lo ritiene irrealizzabile e le proteste dei residenti locali.
Il quotidiano britannico ricorda che l'idea risale all'epoca romana, quando si immaginava di gettare un collegamento stabile tra le due sponde. Da allora, il ponte è stato promesso, progettato e abbandonato in numerose occasioni, diventando una sorta di simbolo delle ambizioni e delle contraddizioni del Mezzogiorno d'Italia.
Per la redazione pugliese, la vicenda del ponte non è una questione lontana. Bari e l'intera regione condividono con la Sicilia il ruolo di estremità meridionale del paese, affacciata sul Mediterraneo, e la storia del ponte interroga anche il modello di sviluppo del Sud.
Secondo il Guardian, il progetto del ponte sullo Stretto ha una storia che affonda le radici nell'antichità. Già i Romani, racconta il quotidiano, avevano immaginato di collegare la Sicilia al continente con una struttura stabile, un'idea mai realizzata ma mai del tutto abbandonata.
Nei secoli successivi, il sogno è stato ripreso più volte: progetti, studi di fattibilità, promesse elettorali. Il Guardian sottolinea come, nonostante le ripetute bocciature tecniche e i costi stimati in continua crescita, l'idea continui a tornare nel dibattito politico italiano.
I funzionari italiani, secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, hanno recentemente ripreso il progetto. Le affermazioni di chi lo considera irrealizzabile si scontrano con la volontà di chi vede nel ponte un'opportunità di sviluppo per il Sud, ma i residenti locali protestano, preoccupati per l'impatto ambientale e per le ricadute sulla loro vita quotidiana.
La questione, per la Puglia, ha un sapore particolare. La regione è da sempre un crocevia del Mediterraneo, con i suoi porti, le sue tradizioni marinare e un turismo che guarda al mare. La vicenda del ponte sullo Stretto parla di collegamenti, di infrastrutture e di come il Sud immagina il proprio futuro.
Il Guardian ricorda che il dibattito sul ponte si intreccia con la più ampia questione del divario Nord-Sud, una delle tensioni storiche del paese. Per la Puglia, come per la Sicilia, la domanda è se le grandi opere siano la risposta ai problemi del Mezzogiorno o se servano piuttosto investimenti diffusi in servizi, agricoltura e innovazione.
La regione pugliese, con la sua economia legata all'olio d'oliva, all'agricoltura e al turismo, osserva con attenzione il dibattito sul ponte. Non si tratta solo di una questione di ingegneria: è il simbolo di come il Sud viene raccontato e di come si decide il suo destino.
Il quotidiano britannico cita le proteste dei residenti locali, che temono per il paesaggio e per l'ambiente di una delle aree più suggestive d'Italia. Lo Stretto di Messina è un luogo carico di miti, dalle leggende di Scilla e Cariddi ai racconti dei viaggiatori di ogni epoca.
Per la Puglia, la lezione del ponte è anche un'altra: i collegamenti con il resto del paese e con l'Europa sono da sempre una questione cruciale. I porti di Bari, Brindisi e Taranto sono da secoli porte verso l'Oriente, ma la loro competitività dipende dalle infrastrutture che li collegano al resto d'Italia.
Il Guardian conclude la sua ricostruzione senza dare risposte definitive, lasciando aperta la domanda se il ponte vedrà mai la luce. La storia, però, insegna che i sogni del Sud spesso si infrangono contro la realtà, e che le promesse di sviluppo non sempre si traducono in fatti concreti.
Per chi vive in Puglia, la vicenda del ponte è uno specchio: racconta di un'Italia che fatica a decidere, che oscilla tra ambizione e timidezza, e che spesso dimentica che il Mediterraneo è il suo vero orizzonte. La regione, dal canto suo, continua a guardare al mare, alla sua storia e al suo futuro.
