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BASILICATA

Il ponte sullo Stretto: un sogno che la Basilicata osserva da lontano

Il progetto romano ripreso dai funzionari divide l'Italia, mentre il Mezzogiorno attende infrastrutture

Pietro Lasorsa583 wordsEdition92domenica 23 agosto 2026 — Edizione № 92

Il sogno di un ponte sullo Stretto di Messina, coltivato per duemila anni dai Romani ai giorni nostri, è stato ripreso dai funzionari italiani nonostante le affermazioni che sia irrealizzabile e le proteste dei residenti locali, scrive il Guardian in un'analisi pubblicata sabato.

Il quotidiano britannico ricorda che l'idea di una struttura che colleghi la Sicilia alla penisola risale all'antichità, quando i Romani immaginarono un ponte di barche. Da allora, ogni generazione ha rilanciato il progetto, senza mai riuscire a realizzarlo.

Il Guardian ricostruisce la storia di un'ossessione italiana: unire la Sicilia al continente. Il progetto, riproposto più volte dai funzionari, è tornato al centro del dibattito pubblico, alimentando speranze e critiche. I residenti locali protestano contro un'opera che considerano costosa e di dubbia utilità, mentre i sostenitori la vedono come il simbolo di un'Italia finalmente unita anche geograficamente.

La storia del ponte inizia con i Romani, che secondo il Guardian immaginarono un ponte di barche per attraversare lo Stretto. Nei secoli, il progetto è stato ripreso da ingegneri, politici e sognatori, ma si è sempre scontrato con la realtà geologica e sismica dell'area. Lo Stretto di Messina è una delle zone più instabili d'Europa, con correnti impetuose e un fondale complesso.

Per la Basilicata, regione dell'Italia meridionale che da decenni attende il completamento di infrastrutture essenziali, il dibattito sul ponte ha un sapore particolare. Mentre il governo discute di un'opera da miliardi di euro, molte aree del Mezzogiorno soffrono ancora di collegamenti ferroviari e stradali inadeguati, una condizione che la stampa internazionale ha spesso descritto come il divario Nord-Sud.

Il Guardian sottolinea che il progetto è stato più volte finanziato e poi accantonato, con un costo stimato che è cresciuto nel tempo. Le proteste dei residenti locali si concentrano sull'impatto ambientale e sulla possibilità che il denaro possa essere speso meglio altrove, in servizi e infrastrutture più urgenti.

La Basilicata, con i suoi 537.000 abitanti e una geografia aspra, conosce bene il paradosso italiano: grandi progetti annunciati e mai completati, mentre le necessità quotidiane restano insoddisfatte. La regione ha visto negli ultimi anni un rilancio turistico grazie a Matera, ma soffre ancora di spopolamento e di una rete di trasporti limitata.

Il destino del ponte sullo Stretto, secondo il Guardian, è legato a promesse politiche più che a una reale fattibilità tecnica. I funzionari che lo rilanciano lo fanno spesso per ragioni simboliche, sapendo che difficilmente il progetto vedrà la luce. Ma per il Sud, ogni discussione su grandi opere è anche un promemoria di ciò che manca.

La stampa estera ha più volte raccontato l'Italia come un paese diviso, dove il Nord industrializzato convive con un Sud più povero e meno servito. Il ponte sullo Stretto, in questo contesto, diventa una metafora: unire la Sicilia al continente non risolverebbe i problemi del Mezzogiorno, ma potrebbe simbolicamente ridurre la distanza percepita.

I residenti locali, secondo il Guardian, temono che il ponte porti più speculazione che sviluppo, alterando un paesaggio fragile e già segnato dall'abusivismo. La Basilicata, che ha visto il suo territorio trasformarsi con l'arrivo dell'industria petrolifera, comprende queste preoccupazioni: lo sviluppo non è mai neutro, e chi lo vive da vicino lo sa.

Mentre il dibattito prosegue, il Mezzogiorno resta in attesa di risposte concrete. La Basilicata, con le sue montagne e le sue coste, continua a guardare a Roma con una domanda che il Guardian non formula ma che è nell'aria: perché ciò che è promesso non arriva mai, e ciò che arriva non è mai ciò che si sperava?

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