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MOLISE

Il ponte sullo Stretto resta un sogno: il Sud osserva

Il Guardian racconta 2.000 anni di progetti mai realizzati tra Sicilia e Calabria

Antonio Petrella650 wordsEdition92domenica 23 agosto 2026 — Edizione № 92

Il sogno di un ponte sullo Stretto di Messina, coltivato da duemila anni, è stato di nuovo rilanciato dai funzionari italiani nonostante le voci che lo definiscono irrealizzabile e le proteste dei residenti locali. A raccontarlo è il Guardian, che ha dedicato un ampio reportage alla storia di un'infrastruttura che divide l'Italia da sempre.

Il progetto, che collegherebbe la Sicilia alla Calabria, è tornato al centro del dibattito politico. Ma per chi vive nel Sud profondo, la questione è più complessa di quanto appaia dai palazzi romani.

Il Guardian ricorda che l'idea di un ponte sullo Stretto di Messina risale all'epoca romana, quando si pensò per la prima volta a una struttura che unisse la penisola all'isola. Da allora, il progetto è stato ripreso innumerevoli volte, senza mai trovare una realizzazione concreta.

Il quotidiano britannico sottolinea come i funzionari italiani abbiano recentemente rilanciato l'idea, nonostante le perplessità di ingegneri e geologi e le proteste dei residenti locali. Molti abitanti della zona temono l'impatto ambientale di un'opera colossale in un'area sismicamente fragile.

Per chi osserva dal Molise, la vicenda del ponte è la metafora di un Sud che aspetta da decenni infrastrutture promesse e mai completate. La regione, tra le più piccole d'Italia, conosce bene il linguaggio dei grandi annunci e dei cantieri che non partono.

La questione non è solo tecnica. Il Guardian cita le proteste dei residenti, che vedono nel ponte un progetto calato dall'alto, deciso a Roma e a Bruxelles, senza un reale coinvolgimento delle comunità locali. Un'accusa che riecheggia in molte aree del Mezzogiorno.

Il dibattito sul ponte si intreccia con la questione più ampia della spesa pubblica: il costo stimato dell'opera è enorme e molti economisti stranieri hanno messo in dubbio la sostenibilità di un investimento così grande in un paese con un debito pubblico elevato.

La stampa internazionale, dal Guardian al Financial Times in passato, ha spesso descritto il ponte come un simbolo della difficoltà italiana a realizzare grandi opere. Un'analisi che trova riscontro nelle parole dei residenti, citati dal quotidiano britannico, che parlano di un progetto 'irrealizzabile'.

Per il Molise, la vicenda ha un sapore particolare. La regione ha visto negli anni la chiusura di linee ferroviarie, il ridimensionamento di ospedali e la lentezza dei collegamenti con il resto del paese. Il ponte sullo Stretto, per molti, è l'ennesima promessa che non si tradurrà in realtà.

Eppure, il Guardian nota come il progetto continui a esercitare un fascino potente. L'idea di un'opera faraonica, capace di unire due terre separate dal mare, ha attraversato i secoli e le ideologie, dal fascismo alla Repubblica, senza mai spegnersi.

I funzionari italiani, scrive il Guardian, insistono sulla necessità di modernizzare le infrastrutture del Sud. Ma i critici obiettano che prima di costruire ponti bisognerebbe garantire servizi essenziali come treni puntuali e strade sicure. Un argomento che trova facile ascolto in Molise.

La questione del ponte, insomma, è anche una questione di priorità. E mentre il dibattito infuria tra Roma e Palermo, il Sud più profondo osserva con il disincanto di chi ha imparato a non aspettarsi miracoli dalla politica.

Il Guardian conclude il suo reportage con una nota amara: duemila anni di progetti, e lo Stretto è ancora lì, inviolato. Una storia che per molti versi racconta l'Italia intera, e certo il suo Mezzogiorno.

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