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PUGLIA

377 tartarughe e pappagalli sequestrati a Pozzallo: la rotta che passa dall'Adriatico

Un maltese fermato al porto siciliano con 300 tartarughe e 77 pappagalli. Il traffico di specie protette guarda anche ai porti pugliesi.

Francesca Lazzari720 wordsEdition №135martedì 6 ottobre 2026 — Edizione № 135

Un uomo maltese è sotto inchiesta per maltrattamento animale e contrabbando dopo che le autorità italiane hanno trovato 300 tartarughe e 77 pappagalli stipati in un'auto vicino all'area d'imbarco di un catamarano diretto a Malta, nel porto siciliano di Pozzallo. Lo ha riferito il Guardian, citando l'unità locale della Guardia di Finanza.

Secondo il Guardian, gli animali erano nascosti nel veicolo al momento dell'ispezione, prima dell'imbarco verso l'isola. Il sequestro è avvenuto durante un controllo di routine, non a seguito di un'indagine mirata.

Il caso riporta l'attenzione su una rotta che non è solo siciliana. I porti del Canale di Sicilia e quelli dell'Adriatico condividono lo stesso problema: collegamenti frequenti con Malta, la Grecia e i Balcani che rendono difficile il controllo di merci e passeggeri.

Per la Puglia, porta d'ingresso adriatica verso l'Albania e la Grecia, il precedente di Pozzallo non è distante. I traffici di specie protette seguono le stesse linee dei flussi commerciali legali, e i controlli portuali restano il punto più debole della catena.

La vicenda di Pozzallo, riportata dal Guardian e da altre testate internazionali, ha una dinamica semplice ma significativa. Un cittadino maltese ha tentato di imbarcare su un catamarano diretto a Malta un'auto con 377 animali esotici a bordo: 300 tartarughe e 77 pappagalli. L'ispezione è scattata prima della partenza, nell'area d'imbarco del porto siciliano.

Il Guardian ha pubblicato anche un video del sequestro. Le accuse ipotizzate riguardano il maltrattamento animale e il contrabbando. Non è chiaro, dalle fonti disponibili, quale fosse la destinazione finale degli animali né se esistano altri indagati.

Il traffico di specie protette nel Mediterraneo è un fenomeno documentato da anni. Le rotte più battute collegano il Nord Africa e i Balcani all'Europa occidentale, passando spesso per gli scali intermedi di Sicilia, Malta e Grecia. I porti adriatici pugliesi, con i collegamenti regolari verso Durazzo, Igoumenitsa e Patrasso, rientrano nella stessa geografia.

La Puglia ha una lunga esperienza di controlli portuali, maturata soprattutto sul fronte dei flussi migratori e delle merci. Le autorità locali collaborano da anni con le agenzie europee su questo fronte. Il caso siciliano mostra però quanto sia sottile la linea tra commercio legale e illegale quando si tratta di animali vivi.

Le tartarughe e i pappagalli hanno un mercato preciso. Le prime alimentano il collezionismo privato, i secondi un commercio che in Europa vale centinaia di milioni di euro l'anno secondo stime ricorrenti nella stampa specializzata. Buona parte di questo traffico passa per rotte marittime difficili da monitorare.

Il sequestro di Pozzallo non è il primo del genere nell'area. Negli anni scorsi, porti siciliani e calabresi hanno registrato casi analoghi, spesso con volumi inferiori. La differenza, stavolta, è la quantità: 377 animali in un solo veicolo indicano una logistica organizzata, non un episodio isolato.

Per la Puglia, l'implicazione è duplice. Da un lato, i porti di Bari e Brindisi sono snodi commerciali che richiedono controlli costanti. Dall'altro, la regione è essa stessa un territorio di destinazione per specie esotiche, tra collezionisti privati e strutture turistiche che cercano animali da esposizione.

Il tema si intreccia con la questione più ampia del commercio illegale di fauna nel Mediterraneo, che le agenzie internazionali seguono da tempo. La Convenzione di Washington sul commercio delle specie minacciate, nota come CITES, regola questi scambi, ma l'applicazione nei porti minori resta disomogenea.

Non è chiaro, dalle fonti internazionali, quale sarà il percorso giudiziario per l'uomo fermato. Le accuse di maltrattamento animale in Italia prevedono pene che, nei casi gravi, possono arrivare a diversi anni di reclusione, ma la casistica mostra esiti molto variabili.

Il sequestro riporta anche l'attenzione sul ruolo dei catamarani e dei traghetti veloci nel trasporto di merci non dichiarate. I collegamenti tra Sicilia e Malta sono tra i più frequenti del Mediterraneo, con decine di corse settimanali. La densità di traffico rende i controlli selettivi, non sistematici.

La Puglia condivide con la Sicilia una posizione di frontiera marittima. I porti adriatici hanno visto crescere negli anni i flussi commerciali verso i Balcani, e con essi le occasioni di traffico illecito. Le autorità portuali pugliesi hanno rafforzato i controlli, ma la scala del fenomeno resta difficile da quantificare.

Il caso di Pozzallo, per ora, si chiude con un sequestro e un'indagine. Gli animali sono stati presi in custodia. La domanda che resta aperta, per la Sicilia come per l'Adriatico, è quanti veicoli simili passino ogni settimana senza essere fermati.

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