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ABRUZZO

Il processo sui PFAS in Piemonte e la lezione per le falde d'Abruzzo

Due ex dirigenti dello stabilimento chimico sotto accusa per disastro ambientale: il caso che l'Europa osserva

Marco Di Sante525 wordsEdition №140sabato 10 ottobre 2026 — Edizione № 140

Due ex direttori di uno stabilimento chimico in Piemonte saranno processati il mese prossimo per disastro ambientale involontario, secondo quanto riporta The Local Italy. Il procedimento arriva dopo anni di proteste di comitati locali che denunciano la contaminazione delle falde con sostanze perfluoroalchiliche, note come PFAS o 'sostanze chimiche eterne'. Gli attivisti sperano che il processo apra un varco giudiziario contro la contaminazione industriale diffusa.

I PFAS sono composti largamente usati in rivestimenti, tessuti e imballaggi, resistenti alla degradazione e capaci di accumularsi nell'acqua e negli organismi. La copertura internazionale del caso li colloca tra i principali fronti europei della giustizia ambientale, in un paese dove la vigilanza sulle falde resta frammentata tra regioni e agenzie.

Per una regione montana come l'Abruzzo, che vive di sorgenti e di acquedotti alimentati dall'alta quota, la posta in gioco non è astratta. Le falde dell'Appennino sono tra le più ricche d'Italia e alimentano anche la costa, dove l'agricoltura e il turismo dipendono dalla qualità dell'acqua.

Il processo piemontese non coinvolge direttamente il territorio abruzzese, e non ci sono elementi nelle fonti internazionali che indichino contaminazioni locali. Il valore della vicenda, visto da L'Aquila, sta nel precedente: stabilire se e come la giustizia italiana possa attribuire responsabilità per danni ambientali diffusi e di lungo periodo.

Il fascicolo piemontese non è il primo in Europa. Cause analoghe sono state discusse in Belgio e nei Paesi Bassi, dove la contaminazione da PFAS ha portato a bonifiche e a restrizioni sull'uso dell'acqua. L'Unione europea ha avviato un percorso di limitazione di queste sostanze, ma il contenzioso nazionale resta la via più concreta per ottenere risarcimenti e bonifiche.

L'Abruzzo ospita inoltre un tessuto manifatturiero e farmaceutico significativo, che secondo la carta economica regionale rappresenta uno dei pilastri dell'occupazione interna. La presenza di impianti chimici e farmaceutici rende la questione del controllo delle emissioni una materia di interesse locale, anche in assenza di casi accertati.

La memoria del terremoto del 2009 ha insegnato alla comunità aquilana quanto conti la fiducia nelle istituzioni quando si tratta di sicurezza e di ricostruzione. Un processo per disastro ambientale solleva la stessa domanda: chi risponde quando il danno è lento, invisibile e collettivo.

The Local Italy sottolinea che si tratta di un procedimento atteso da anni dai campaigner locali, segno di quanto la giustizia ambientale proceda a rilento. La durata del caso, più della sua esito immediato, diventa così un indicatore della capacità del sistema di rispondere a rischi che non si vedono.

Per i comuni dell'entroterra abruzzese, molti dei quali dipendono da piccoli acquedotti e da fonti locali, la sorveglianza delle falde è anche una questione di sopravvivenza demografica. Dove la popolazione cala, la capacità amministrativa di monitorare e di intervenire si riduce.

Le fonti internazionali non indicano cifre sulla contaminazione piemontese né nominano le parti coinvolte oltre ai due ex dirigenti. La Veduta si attiene a quanto riportato, evitando di estendere il caso oltre i confini che le fonti descrivono.

Il processo si aprirà il mese prossimo. Sarà seguito con attenzione da chi, in Italia e in Europa, lavora sul nesso tra industria, acqua e salute pubblica: un tema che riguarda le pianure come le montagne.

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