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ABRUZZO

Le reti senza partito dietro le proteste, e l'Appennino che guarda

The Local Italy analizza i gruppi che hanno portato migliaia di persone in piazza; un altro sciopero generale atteso venerdì

Marco Di Sante760 wordsEdition №163martedì 27 ottobre 2026 — Edizione № 163

Reti online senza partiti né sindacati alle spalle hanno portato migliaia di persone nelle strade italiane questo mese, con altre proteste attese. È l'analisi pubblicata da The Local Italy, che si chiede chi siano e come siano organizzati i gruppi dietro le manifestazioni.

Secondo The Local Italy, venerdì è previsto il secondo sciopero generale del mese, con raduni in tutte le città italiane, mentre il malcontento per il costo della vita continua. France 24 aveva riferito che sabato scorso le proteste hanno toccato otto città, tra cui Roma e Milano, con misure di sicurezza rafforzate, droni ed elicotteri.

Il New York Times ha raccontato i giovani manifestanti tornati in strada «stanchi dell'establishment politico e del crescente costo della vita». Euronews ha riferito di scontri tra giovani manifestanti e polizia a Roma. Il Guardian ha descritto Milano divisa tra giovani emarginati e coetanei con maggiori prospettive.

In questo quadro, la domanda che arriva dall'Appennino è semplice: queste reti senza partito arrivano anche nei paesi che si svuotano, o restano un fenomeno delle grandi città?

L'analisi di The Local Italy mette a fuoco un elemento che distingue le proteste di questo autunno da quelle degli anni passati: l'assenza di strutture tradizionali. Non ci sono partiti a convocare, né sindacati a organizzare. Ci sono reti online che si coordinano e portano in piazza migliaia di persone, secondo la testata.

Questo rende le manifestazioni più difficili da leggere per chi governa. Senza interlocutori riconoscibili non c'è un tavolo a cui sedersi, e ogni richiesta resta orizzontale. The Local Italy non indica nomi né leader, e questa assenza è essa stessa il punto.

Il calendario resta fitto. The Local Italy riferisce che venerdì è atteso il secondo sciopero generale del mese, con raduni in tutte le città italiane. France 24 ha riferito che sabato scorso le proteste hanno riguardato otto città, tra cui Roma e Milano, sotto un dispositivo rafforzato con droni ed elicotteri dopo i disordini del fine settimana precedente.

Le cronache estere raccontano anche la frattura interna al mondo giovanile. Il Guardian ha descritto Milano come una città divisa tra giovani emarginati e immigrati da un lato e coetanei con maggiori prospettive dall'altro, in un dibattito sulla «generazione perduta» italiana che si è intensificato con le proteste.

Euronews ha riferito degli scontri a Roma tra giovani manifestanti e polizia, mentre il New York Times ha seguito i ragazzi tornati in piazza dopo che la violenza aveva offuscato le manifestazioni del fine settimana precedente. Sono resoconti che descrivono una rabbia diffusa ma non organizzata.

Lo sguardo sociologico arriva da France 24, che ha intervistato la ricercatrice Gökçe Tuncel. Secondo la studiosa, l'ondata di proteste guidate dai giovani in Francia, Albania, India e Italia rivela più di una successione di rivendicazioni locali: segnala l'emergere di una politica «materialista», centrata su salari, costi e servizi.

Per l'Abruzzo questo è il punto delicato. Le reti online funzionano dove c'è connettività e dove ci sono giovani che restano. Nei piccoli comuni dell'interno la popolazione invecchia e i ragazzi emigrano, e una manifestazione in piazza richiede una massa critica che spesso manca.

La domanda che le aree interne pongono è quindi diversa da quella delle metropoli. Non è «perché non ci rappresentano», ma «chi ci rappresenta» in un territorio dove i servizi si riducono e i collegamenti restano un problema quotidiano. Il costo della vita pesa anche qui, ma la voce è più difficile da far arrivare.

C'è poi il tema della rappresentanza sindacale. Se le reti senza partito crescono, i sindacati tradizionali restano il principale canale di contrattazione. Lo sciopero generale di venerdì è convocato dalle sigle, ma il malcontento che lo alimenta arriva anche da fuori. La tensione tra i due piani è uno dei nodi politici del momento.

Il Guardian, in un editoriale di questa settimana, ha scritto che il contratto sociale si è rotto e che i giovani vogliono soluzioni. Un superciclo elettorale attraverserà il continente nel prossimo anno, e le strade stanno già plasmando il dibattito. Anche in Italia le elezioni del 2027 sono sullo sfondo.

The Local Italy non riporta numeri precisi sulle persone scese in piazza questo mese, e le stime delle diverse testate non sono confrontabili. France 24 e il New York Times descrivono una partecipazione ampia ma non forniscono cifre concordi. Su questo conviene restare prudenti.

Per le comunità montane la questione si lega a una storia più lunga: lo spopolamento. Ogni anno che passa, l'interno perde residenti e servizi. Se il malcontento giovanile è anche una protesta contro la mancanza di prospettive, allora l'Appennino è il luogo dove quella mancanza è più visibile, anche se le piazze sono più piccole.

Venerdì dirà qualcosa in più. Se i raduni toccheranno anche i capoluoghi minori e i paesi, sarà il segno che le reti senza partito hanno raggiunto l'interno. Se resteranno nelle grandi città, la frattura tra centro e periferia si allargherà ancora.

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