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SICILIA

Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria, il traffico di lavoro emerge

Un video di sorveglianza mostra due uomini che bloccano le porte di un furgone mentre le fiamme consumano i migranti. L'episodio riaccende il dibattito internazionale sullo sfruttamento nel Sud agricolo italiano.

Concetta Vassallo1,420 wordsEdition6sabato 6 giugno 2026 — Edizione № 6

Quattro migranti che lavoravano come raccoglitori di frutta sono stati bruciati vivi in un furgone parcheggiato a una stazione di servizio ad Amendolara, in provincia di Cosenza, lunedì 3 giugno. Secondo il New York Times, il video di sorveglianza mostra due persone che versano carburante sul veicolo e bloccano le porte mentre il furgone e i suoi passeggeri bruciano. Le autorità italiane hanno definito l'episodio una «strage».

Il New York Times e France 24 hanno riferito che i quattro uomini stavano lavorando in condizioni di schiavitù, apparentemente come parte di un sistema criminale di traffico di manodopera. Secondo i resoconti della stampa internazionale, il caso ha suscitato una ricerca nazionale sulla sfruttamento dei lavoratori stranieri nel Sud agricolo italiano. Il Primo Ministro italiano Georgia Meloni ha dichiarato che l'«omicidio orribile» ha «scioccato tutti».

La Calabria, regione dove è avvenuto il crimine, rimane una delle aree italiane con la più alta concentrazione di attività criminale organizzata e di traffico di persone. Il caso arriva mentre l'Unione europea irrigidisce la politica migratoria e i rimpatri, creando una tensione tra la sicurezza delle frontiere e la protezione dei diritti dei lavoratori migranti.

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