MOLISE
Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria. Il Sud agricolo conta i morti
La polizia italiana arresta due pakistani. Nel Molise, come nel resto del Meridione, i migranti lavorano nelle stesse condizioni di sfruttamento che hanno portato alla strage
Antonio Petrella1,017 wordsEdition №5venerdì 5 giugno 2026 — Edizione № 5

Quattro braccianti migranti — tre afghani e un pakistano — sono stati bruciati vivi in una minivan a Calabria lunedì 2 giugno. Le riprese di sorveglianza mostrano due persone versare carburante sul veicolo e bloccare le porte mentre l'auto e i suoi passeggeri bruciavano. La polizia italiana ha arrestato due cittadini pakistani con l'accusa di omicidio aggravato. Il primo ministro Giorgia Meloni ha definito l'episodio una «strage orribile» che ha «scioccato» il Paese.
Secondo il New York Times, i quattro lavoravano come raccoglitori di frutta nel Sud Italia, apparentemente inseriti in un sistema di traffico di manodopera criminale. La BBC e NBC News hanno riferito che il caso ha acceso un dibattito internazionale sullo sfruttamento sistematico dei migranti nelle campagne italiane, un fenomeno che le autorità faticano a contenere.
Nel Molise, come nel resto del Meridione agricolo, migliaia di braccianti stranieri lavorano in condizioni simili: salari bassissimi, orari estenuanti, nessuna protezione legale. La regione dipende dalla raccolta stagionale di pomodori, fragole e ortaggi; molti proprietari terrieri si affidano a intermediari che reclutano manodopera migrante senza controlli. La strage calabrese non è un episodio isolato, ma il punto di rottura di una catena di sfruttamento che tocca anche le campagne molisane.
