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BASILICATA

Quattro braccianti bruciati vivi, l'agricoltura della Basilicata conta i suoi

Due pakistani arrestati in Italia dopo la morte di tre afghani e un connazionale impiegati nei campi. La stampa estera racconta il costo umano del lavoro migrante nel Sud.

Pietro Lasorsa1,547 wordsEdition10martedì 9 giugno 2026 — Edizione № 10

La polizia italiana ha arrestato due cittadini pakistani in relazione alla morte di quattro braccianti migranti bruciati vivi in un furgone, secondo quanto riportato dall'Hindustan Times il 2 giugno. Tra le vittime tre afghani e un pakistano, tutti lavoratori agricoli. Il ritrovamento segna l'ennesimo episodio di sfruttamento letale nelle campagne italiane, una realtà che la stampa internazionale collega sistematicamente al lavoro migrante nel Mezzogiorno.

La Basilicata, regione dove l'agricoltura rimane un pilastro economico e dove la manodopera straniera è diventata strutturale, si ritrova al centro di una dinamica che la copertura estera descrive come endemica. I braccianti migranti — afghani, pakistani, subsahariani — costituiscono una quota crescente della forza lavoro nei campi del Sud, spesso in condizioni di vulnerabilità estrema: salari bassi, orari lunghi, alloggi precari, assenza di protezioni contrattuali.

L'Hindustan Times ha sottolineato come le vittime fossero tutte impiegate in agricoltura, un dettaglio che la stampa internazionale collega regolarmente alla struttura del mercato del lavoro rurale italiano. La Basilicata, con il suo tessuto agricolo frammentato e la dipendenza da manodopera a basso costo, rappresenta un nodo cruciale di questa catena.

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