MOLISE
Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria. Il Molise conta i suoi.
Un'esecuzione in una minivan accende il dibattito internazionale sullo sfruttamento agricolo nel Sud. La stampa mondiale vede il crimine come sintomo di un sistema.
Antonio Petrella763 wordsEdition №10martedì 9 giugno 2026 — Edizione № 10

La stampa internazionale ha definito «massacro» l'incendio che ha ucciso quattro braccianti migranti in una minivan a Calabria lunedì 3 giugno. Il New York Times e NBC News hanno riferito che due persone hanno cosparso il veicolo di carburante e bloccato le porte mentre i quattro uomini — tre afghani e un pakistano — bruciavano all'interno. Le autorità italiane hanno arrestato due cittadini pakistani con l'accusa di omicidio.
Il primo ministro italiano Georgia Meloni ha dichiarato al mondo che l'episodio l'ha «scioccata». Ma per la stampa straniera il crimine non è isolato: è la punta visibile di una pratica sistemica. Il Guardian, il Washington Post e la BBC hanno inquadrato l'incendio come emblema dello sfruttamento dei lavoratori migranti nelle campagne italiane, dove i «caporali» — intermediari che reclutano e controllano i braccianti — operano senza freni.
Qui nel Molise, dove l'agricoltura rimane una delle poche economie rimaste, la notizia arriva come conferma di una realtà che i media locali non hanno mai smesso di raccontare. Le nostre campagne dipendono da manodopera straniera: rumeni, bulgari, pakistani, afghani. Molti lavorano senza contratti, vivono in baracche, guadagnano pochi euro al giorno. Il Molise non ha fatto notizia internazionale per questo, ma Calabria sì.
