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PUGLIA

Quattro braccianti bruciati vivi in Calabria, lo sfruttamento agricolo torna in primo piano

Un furgone in fiamme a Amendolara rivela il sistema criminale del lavoro migrante nel Sud. La Puglia conosce bene questo orrore.

Francesca Lazzari1,420 wordsEdition6sabato 6 giugno 2026 — Edizione № 6

Quattro migranti che lavoravano come raccoglitori di frutta sono stati trovati bruciati a morte lunedì in un furgone abbandonato presso una stazione di servizio ad Amendolara, in Calabria. Secondo France 24 e il New York Times, gli uomini stavano lavorando in condizioni di schiavitù, parte di un sistema criminale di traffico di manodopera che continua a operare nel Sud italiano nonostante i riflettori internazionali.

Il ritrovamento ha scatenato una nuova ondata di indignazione all'estero, con i media internazionali che descrivono il caso come un sintomo di un problema strutturale: il sistema agricolo meridionale italiano dipende da una forza lavoro migrante vulnerabile, spesso costretta a vivere in baracche, pagata una frazione del salario minimo e soggetta a violenza. France 24 ha definito il caso un momento di «soul-searching nazionale» sul tema dello sfruttamento.

Per la Puglia, il caso di Amendolara non è una sorpresa ma una conferma. La regione ha una lunga storia di sfruttamento agricolo nei suoi campi di pomodori, uva e ortaggi. I raccoglitori migranti sono una componente invisibile ma essenziale dell'economia rurale pugliese, in particolare nella Capitanata e nel Salento, dove le aziende agricole di medie dimensioni si affidano a reclutatori che operano ai margini della legalità.

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